Se si leggono tutti i twitter visibili da https://twitter.com/search?q=%23nuovosbn&src=hash e li si confronta con quello che ha visto e sentito chi era presente ieri a Roma emerge una percezione: quella di una grossa distanza tra due modi molto diversi di guardare a SBN ai servizi bibliografici, due mondi, anche anagraficamente molto lontani. Questa distanza secondo me è un problema per AIB perché non è detto che la comprenda, come suggerisce la lettura dela sezione su SBN del documento AIB per Ministro Bray. I due mondi sono:
1) una parte della platea e degli interventi appaiono molto "bibliocentrici": per loro SBN è uno strumento di biblioteche intese come istituzioni fisiche. Questa comunità enfatizza molto il principio del "servizio" che secondo loro SBN ha tradito molto presto rispetto alla visione iniziale facendo prevalere il "catalogo" che da strumento diventerebbe l'oggetto principale di interesse, e questo non andrebbe affatto bene
2) l'altra comunità, molto più mista, è intervenuta ma si anche soprattutto espressa via Twitter: è interessata invece ai dati, alla loro qualità e al loro libero riuso da parte di chiunque per N possibili servizi diversi forniti da N possibili attori. Questa comunità molto variegata non è affatto legata a una struttura fisica, ha una vision molto più ampia, partecipata. Ma soprattutto questa comunità non dice: è un peccato che il catalogo abbia prevalso. Ma semmai dice: è un peccato che il catalogo, i suoi records, non siano standard, buoni e condivisi come fanno all'estero. Questa comunità semmai vuole che ci siano decisioni strategiche e investimenti per migliorare i dati, ottimizzarli per il web e metterli a disposizione. Il più bravo li userà nel modo migliore. E non è detto che il più bravo sia necessariamente una biblioteca (fisica): o perlomeno, la titolarità nell'offerta di servizi deve essere aperta, multipla, non limitata alle biblioteche.
A questa distinzione tra le due comunità se ne accompagna un'altra: mentre la prima comunità si lamenta delle risorse insufficienti, la seconda non enfatizza la cosa perché espande la comunità dei possibili fornitori di servizi, presuppone una competizione basata su qualità e usa anche altre risorse come il crowdsourcing.
Un'altra differenza, secondo me centrale, è che la prima comunità non ha alcun piano, idea concreta di come debba evolvere SBN. Ha sempre solo in mente il principio del "servizio", a volte enfatizzato retoricamente, ma non riesce a produrre proposte concrete che riescano a tradurre questa visione in iniziative pratiche di rinnovamento.
La seconda comunità invece ha idee chiare, chiede cose molto concrete, che spesso non richiedono chissà quali investimenti.
La stesso divario tra proposte vaghe e proposte molto definite la si ritrova anche all'interno della bozza di proposte che il Presidente AIB ha consegnato al Ministro Bray nell'incontro di mercoledì 19. Il testo di 11 pagine sarà pubblicato sul sito web di AIB a breve (si diceva ieri) ma è già circolato tra alcuni esponenti AIB. Ieri l'ho detto a Stefano Parise: le proposte che conteneva alla pagina 3 erano un collage di cose slegate e non si capisce cosa voglia dire quando scrive: "Occorre uscire dalla equivalenza SBN = catalogo, per costruire un nuovo ambiente cooperativo che modernizzi il modo di lavorare delle biblioteche e produca valore per i cittadini italiani". Non è solo una affermazione di cui non si capisce l'esito pratico, ma contiene una cosa che fa confusione e che a me pare esattamente opposta a quello che vuole la comunità interessata ai dati e quindi ad avere un "catalogo" (chiamiamolo ancora così) innovativo,aperto al riuso ecc.
Il problema è che c'è una certa opacità in AIB su chi redige materialmente questi documenti e quindi ne assicura la coerenza interna. Nell'ambito delle commissioni AIB non ce n'è una che si occupi di SBN. Eppure proprio l'intervento finale di Giulio Bonanome ieri riguardava anche questa esigenza: chi compone le commissioni ristrette chieste da Rossana Rummo, Direttore Generale della Direzione Generale per gli Archivi? Chi decide chi ne fa parte? E soprattutto chi ne fa parte come condivide e sottopone alla comunità le proposte? Anche AIB su questi meccanismi ha alcune cosa da chiarire e il discorso del wiki da mettere su per raccogliere proposte dice come vengono raccolte ma non chiarisce chi poi le filtrerà, avrà la responsabilità di redigere i documenti finali e ne assicurerà la coerenza. Tra i due "mondi", le due comunità, c'è differenza e la trasparenza servirebbe anche a produrre documenti meno incoerenti. Ma non è facile farlo capire ad AIB.
P.S.: ieri Stefano Parise mi ha detto di essersi iscritto a questa mailing list e di aver letto le mail per trarre suggerimenti Ma non trovo il suo nome tra gli iscritti, a meno che non usi un account non riconoscibile. Quindi non so se potrà leggere questa mail che contiene anche la prosecuzione di alcune riflessioni fatte ieri.
pierfranco