Grazie Susanna per la nota. Io credo che, a metà 2015, molte importanti istituzioni (Europeana, ma anche vari musei in tutto il mondo) abbiamo "settato il benchmark" (scusate se parlo in milanese moderno).
*Quello che è in pubblico dominio rimane in pubblico dominio, a livello di copyright.* *E quello che è prodotto attraverso finanziamenti pubblici (dati, metadati, contenuti) deve essere in pubblico dominio.*
Secondo me è importante iniziare a "alzare la testa" e affermare questi due principi, nelle nostre istituzioni, perchè la via conservativa sarà *sempre* la più semplice e allettante, perchè quella che comporta meno rischi (e ovviamente meno opportunità).
Forse avrebbe senso, anche in maniera informale, qui su questa mailing list, stilare una lista di argomenti e controargomenti per tutte le discussioni che si verranno a creare.
Comincio io, in ordine sparso:
1. Quello che è in pubblico dominio rimane in pubblico dominio. La scansione non aggiunge apporto creativo e non genera un diritto d'autore. Fa così anche [LISTA]
2. Quello che è prodotto attraverso finanziamenti pubblici (dati, metadati, contenuti) deve essere in pubblico dominio. Fanno così anche [LISTA]
3. La possibilità che ci sia qualcuno che guadagna sulle nostre digitalizzazioni e ci "rubi" un indotto esiste, MA è estremamente remota: se trovo online gratis qualcosa, perchè dovrei pagare qualcuno? Inoltre, così abbiamo enorme visibilità, possiamo finire nel circuito dei siti Wikimedia, e se finiamo su WIkipedia sono centinaia di migliaia di visite. Inoltre, anche se qualcuno facesse qualcosa con le nostre immagini, sarebbe promozione gratuita.
4. Se rilasciamo la scansioni dei nostri libri, possiamo esternalizzare tutto il problema della digital preservation su siti come Internet Archive, mentre se inseriamo i libri su Wikisource possiamo guadagnare anche una trascrizione umana del libro, fino ad avere un EPUB. Tutto gratis.
5. Se rilasciamo i nostri dati e metadati in licenza libera (CC-BY-SA o meglio CC0), permettiamo a chi ha un idea di sviluppare app e servizi che poi riporteranno alle nostre collezioni. Anche in questo caso, ci guadagnamo una promozione gratuita.
Ecc.
Aubrey
2015-07-31 7:42 GMT+02:00 giaccai@gmail.com:
Vi segnalo anche questo caso di liberazioni di immagini con indicazione molto chiara
“Up until the launch of Open Image Archive, we distributed images manually, through an FTP server solution. Just like most museums, we used to charge the users for both reproduction and usage rights. In January 2012, LSH decided that the images should be made public and available free of charge both for non-commercial and commercial usage, *since the images have been produced within the organization, they have* *already been paid for through taxes and thus belong to the public*.” 16
La frase è tratta da un rapporto Europeana
http://pro.europeana.eu/publication/making-impact-on-a-small-budget
o ed è relativa al Muso
http://lsh.se/sv/openimagearchive
https://commons.wikimedia.org/wiki/Commons:Livrustkammaren_och_Skoklosters_s...
@Virginia, aggiungo il link in questa pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto:GLAM/Musei o pensi ad altra sede?
Buona giornata Susnna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
Il giorno 30 luglio 2015 15:16, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
2015-07-29 18:07 GMT+02:00 giaccai@gmail.com:
Per chi si occupa di rapprti con in Musei per GLAm suggerisco questa lettura da cui trarre esempi per convincere i recalcitranti a liverare ler proprie immagini digitali
grazie Susanna v.
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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