Il giorno 02 giugno 2013 11:53, Luca Martinelli martinelliluca@gmail.comha scritto:
Il 01 giugno 2013 18:59, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
A proposito del progetto di bonifica - o forse meglio, arricchimento - dell'authority SBN mediante l'aggiunta delle date.
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Se proseguiamo con l'integrazione fra SBN e Wikidata, tramite quest'ultima potranno essere comodamente fornite le date di nascita e di morte, dal momento che la tipologia apposita è stata finalmente creata. Anche questo può essere messo sul tavolo delle trattative.
OK. Ma ricordiamoci che l'aspetto demenziale è che nel caso dei records
forniti dall'ICCU al VIAF, che sono considerati records di qualità (che in SBN hanno il livello detto AUF) per via delle informazioni che contengono e del controllo a cui sono stati sottoposti: le date ci sono già (!!!) ma non sono inserite come fanno tutti al di là delle alpi e dell'atlantico: cioè subito a seguito del nome (qualificazione) perché l'ICCU le ha inserite in un campo nota. Cosa che gli altri non fanno. E che OCLC nel creare il VIAF non considera.
E perché ha fatto così? Per mantenere fede a una vecchia norma catalografica del lontano 1979 quando si facevano schedine cartacee e secondo la quale le date si inseriscono solo in certi casi associate al nome autore.
Nel 2009 i revisori delle norme del 1979 hanno mantenuto quella norma (REICAT 15.3) che si riferiva a un contesto di catalogazione cartacea nel quale risparmiare lavoro, quindi non mettere sempre le date, poteva avere un senso pratico. È anche vero però che le nuove regole REICAT precisavano che: "È comunque opportuno registrare in un archivio di autorità tutte le informazioni utili a identificare con certezza una determinata persona".
Il punto è: come concretamente si inseriscono informazioni utili in un catalogo elettronico? Al di là delle alpi e dell'atlantico hanno dato a questa domanda una risposta uniforme. Solo l'ICCU ha dato per l'Italia una risposta diversa senza preoccuparsi di guardare al di là.
SBN è un catalogo elettronico dovrebbe interpretare il Codice di catalogazione e avere uno sguardo alla internazionalizzazione. Ma per questo particolare caso non lo ha fatto e ha mantenuto in vita regole che dipendono da un environment tanto diverso.
Quindi si torna sempre lì: a mettere in discussione l'operato dell'ICCU; le sue decisioni non più sostenibili; la sua internazionalizzazione a parole e non nei fatti; il disinteresse per il web e il riuso dei dati.
Pierfranco