Il 26 maggio 2013 19:55, raffaele messuti raffaele.messuti@gmail.com ha scritto:
se puo' esservi utile piu' di un anno fa avevo provato a ricavare in automatico (scraping) le biblioteche riportate su http://www.iccu.sbn.it/opencms/opencms/it/main/sbn/poli_biblioteche/
il risultato e' questo xml: https://dl.dropboxusercontent.com/u/536407/biblioteche.xml non giurerei sulla sua correttezza, bisognerebbe riguardarlo.
l'ideale sarebbe avere i dati di http://anagrafe.iccu.sbn.it, ma e' estremamente piu' complesso fare scraping da li'.
Questo scraper: https://scraperwiki.com/scrapers/anagrafebiblioteche/ tira giù la maggior parte dei dati.
Può essere limato ancora un po' (per tirar fuori il numero di telefono e gli orari d'apertura, per esempio) e bisogna scrivere qualche riga di codice per stampare i dati in un formato un po' più logico (per adesso sono dizionari di python salvati dentro un database).
Comunque il più è fatto, IMHO.
C
Il 28 maggio 2013 03:02, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha scritto:
Questo scraper: https://scraperwiki.com/scrapers/anagrafebiblioteche/ tira giù la maggior parte dei dati.
Può essere limato ancora un po' (per tirar fuori il numero di telefono e gli orari d'apertura, per esempio) e bisogna scrivere qualche riga di codice per stampare i dati in un formato un po' più logico (per adesso sono dizionari di python salvati dentro un database).
Dato che lo scraper continua a funzionare allegramente (e fra poco avrà finito) che ne dite di contattare ICCU per chiedergli se vogliono aprire i dati? (c'è l'art. 68 del CAD, se serve citarlo).
Ciao,
C
La questione è delicata.
Ti spiego: Nel 2000 ca. una ditta attivò un servizio di cattura dei dati dall'Indice SBN per facilitare ai propri utenti la catalogazione. La questione non piacque molto all'ICCU, perchè eravamo nell'epoca in cui qualcuno pensava di vendere i record bibliografici per pagare i costi del sistema SBN. Ma la questione passò perchè era appoggiata dalla Regione Toscana.
Più che mandare io un messaggio alla Direttrice dell'ICCU, penso che potresti fare una richiesta ufficiale come Wikimedia Italia richiamando la legge sui dati aperti che hai citato tu stesso. Se vuoi ti posso aiutare a buttarla giù conoscendo un po' la mentalità di chi la leggerà.
Ciao Susanna
PS. sto aiutando Elisabetta Francioni e Anna Lucarelli a fare la voce sul Nuovo soggettario; quando è a un buon punto la segnaleremo in lista per perfezionarla.
====================== *Susanna Giaccai - Firenze *http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Giaccaihttp://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Sannita
Il giorno 01 giugno 2013 01:49, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.comha scritto:
Il 28 maggio 2013 03:02, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha scritto:
Questo scraper: https://scraperwiki.com/scrapers/anagrafebiblioteche/ tira giù la maggior parte dei dati.
Può essere limato ancora un po' (per tirar fuori il numero di telefono e gli orari d'apertura, per esempio) e bisogna scrivere qualche riga di codice per stampare i dati in un formato un po' più logico (per adesso sono dizionari di python salvati dentro un database).
Dato che lo scraper continua a funzionare allegramente (e fra poco avrà finito) che ne dite di contattare ICCU per chiedergli se vogliono aprire i dati? (c'è l'art. 68 del CAD, se serve citarlo).
Ciao,
C _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
A me pare che una lettera del genere che suggerisce Susanna non può più essere oggi scritta nella forma di una "richiesta" di autorizzazione perché la legge dice che in assenza di licenza esplicita i dati sono aperti. È la legge che autorizza, Non è più l'ICCU. L'ICCU è scavalcato dalla legge, esautorato: di questo c'è finalmente da prendere atto.
Semmai può essere una lettera di "comunicazione" che ecc. ecc. che si chiuda semmai con la "richiesta", questo sì, o meglio la "raccomandazione" affiché l'ICCU emetta una comunicazione pubblica sulla cosa.
Comunque se viene inviata all'ICCU una lettera di queste genere allora è opportuno che venga pubblicata anche su AIB-CUR perché vorremmo tutti vedere finalmente la risposta dell'ICCU sulla cosa.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 09:43, giaccai@gmail.com ha scritto:
La questione è delicata.
Ti spiego: Nel 2000 ca. una ditta attivò un servizio di cattura dei dati dall'Indice SBN per facilitare ai propri utenti la catalogazione. La questione non piacque molto all'ICCU, perchè eravamo nell'epoca in cui qualcuno pensava di vendere i record bibliografici per pagare i costi del sistema SBN. Ma la questione passò perchè era appoggiata dalla Regione Toscana.
Più che mandare io un messaggio alla Direttrice dell'ICCU, penso che potresti fare una richiesta ufficiale come Wikimedia Italia richiamando la legge sui dati aperti che hai citato tu stesso. Se vuoi ti posso aiutare a buttarla giù conoscendo un po' la mentalità di chi la leggerà.
Ciao Susanna
PS. sto aiutando Elisabetta Francioni e Anna Lucarelli a fare la voce sul Nuovo soggettario; quando è a un buon punto la segnaleremo in lista per perfezionarla.
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Il giorno 01 giugno 2013 01:49, Cristian Consonni <kikkocristian@gmail.com
ha scritto:
Il 28 maggio 2013 03:02, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha
scritto:
Questo scraper: https://scraperwiki.com/scrapers/anagrafebiblioteche/ tira giù la maggior parte dei dati.
Può essere limato ancora un po' (per tirar fuori il numero di telefono e gli orari d'apertura, per esempio) e bisogna scrivere qualche riga di codice per stampare i dati in un formato un po' più logico (per adesso sono dizionari di python salvati dentro un database).
Dato che lo scraper continua a funzionare allegramente (e fra poco avrà finito) che ne dite di contattare ICCU per chiedergli se vogliono aprire i dati? (c'è l'art. 68 del CAD, se serve citarlo).
Ciao,
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Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Mi pare una questione di metodo e di come ci vogliamo porre.
Capisco le remore di Susanna (che con l'ICCU ci parla), anche se non so se e quanto abbia senso tentare una via di dialogo istituzionale (glieli chiediamo, loro ci pensano, poi ci rispondono, tutto fatto in privato). Per una questione di tempi, più che altro.
Si potrebbe scrivere una lettera aperta, come dice Pierfranco, e abbiamo diverse sfumature da "sarebbe carino se ci deste" a "perchè, data la legge, non ci date".
C'è infine il metodo donmilaniano, "fai le cose e poi chiedi il permesso" (solitamente funziona). Se abbiamo la legge dalla nostra parte, è anche il modo migliore di fare le cose in fretta, mostrarle e farle vedere a tutti (le parole spesso non aiutano a far capire la gente cosa si vuol fare).
Magari ne parliamo anche con il direttivo (li metto in copia).
Aubrey
2013/6/1 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
A me pare che una lettera del genere che suggerisce Susanna non può più essere oggi scritta nella forma di una "richiesta" di autorizzazione perché la legge dice che in assenza di licenza esplicita i dati sono aperti. È la legge che autorizza, Non è più l'ICCU. L'ICCU è scavalcato dalla legge, esautorato: di questo c'è finalmente da prendere atto.
Semmai può essere una lettera di "comunicazione" che ecc. ecc. che si chiuda semmai con la "richiesta", questo sì, o meglio la "raccomandazione" affiché l'ICCU emetta una comunicazione pubblica sulla cosa.
Comunque se viene inviata all'ICCU una lettera di queste genere allora è opportuno che venga pubblicata anche su AIB-CUR perché vorremmo tutti vedere finalmente la risposta dell'ICCU sulla cosa.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 09:43, giaccai@gmail.com ha scritto:
La questione è delicata.
Ti spiego: Nel 2000 ca. una ditta attivò un servizio di cattura dei dati dall'Indice SBN per facilitare ai propri utenti la catalogazione. La questione non piacque molto all'ICCU, perchè eravamo nell'epoca in cui qualcuno pensava di vendere i record bibliografici per pagare i costi del sistema SBN. Ma la questione passò perchè era appoggiata dalla Regione Toscana.
Più che mandare io un messaggio alla Direttrice dell'ICCU, penso che potresti fare una richiesta ufficiale come Wikimedia Italia richiamando la legge sui dati aperti che hai citato tu stesso. Se vuoi ti posso aiutare a buttarla giù conoscendo un po' la mentalità di chi la leggerà.
Ciao Susanna
PS. sto aiutando Elisabetta Francioni e Anna Lucarelli a fare la voce sul Nuovo soggettario; quando è a un buon punto la segnaleremo in lista per perfezionarla.
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Il giorno 01 giugno 2013 01:49, Cristian Consonni < kikkocristian@gmail.com> ha scritto:
Il 28 maggio 2013 03:02, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha
scritto:
Questo scraper: https://scraperwiki.com/scrapers/anagrafebiblioteche/ tira giù la maggior parte dei dati.
Può essere limato ancora un po' (per tirar fuori il numero di telefono e gli orari d'apertura, per esempio) e bisogna scrivere qualche riga di codice per stampare i dati in un formato un po' più logico (per adesso sono dizionari di python salvati dentro un database).
Dato che lo scraper continua a funzionare allegramente (e fra poco avrà finito) che ne dite di contattare ICCU per chiedergli se vogliono aprire i dati? (c'è l'art. 68 del CAD, se serve citarlo).
Ciao,
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Il giorno 01/giu/2013 11:12, "Andrea Zanni" zanni.andrea84@gmail.com ha scritto: [...]
C'è infine il metodo donmilaniano, "fai le cose e poi chiedi il permesso"
(solitamente funziona).
Se abbiamo la legge dalla nostra parte, è anche il modo migliore di fare
le cose in fretta, mostrarle e farle vedere a tutti (le parole spesso non aiutano a far capire la gente cosa si vuol fare). [...]
Mi sento più d'accordo con il buon e compianto Don Milani. La mia paura è che, se iniziamo col chiedere permesso, troviamo qualcuno che non capisce/si mette paura/fa il sospettoso/non vuole assumersi la responsabilità. Mi dispiace ma temo che l'ipotesi di agire da soli debba essere seriamente presa in considerazione.
L.
Il 01 giugno 2013 11:26, Luca Martinelli martinelliluca@gmail.com ha scritto:
Mi sento più d'accordo con il buon e compianto Don Milani.
Se volete la mia benedizione, trovate un avvocato che avvalli quella legge. Io ricordo di aver letto un po' di remore di avvocati sull'applicabilità, ma IANAL e mi rimetto ad un buon parere.
Frieda
___________________________________________
Frieda Brioschi mail: ubifrieda@gmail.com - skype: ubifrieda cell: 328 0731320 http://it.linkedin.com/in/frieda
Frieda Brioschi, 03/06/2013 07:46:
Il 01 giugno 2013 11:26, Luca Martinelli martinelliluca@gmail.com ha scritto:
Mi sento più d'accordo con il buon e compianto Don Milani.
Se volete la mia benedizione, trovate un avvocato che avvalli quella legge. Io ricordo di aver letto un po' di remore di avvocati sull'applicabilità, ma IANAL e mi rimetto ad un buon parere.
Non basta seguire la cara vecchia politica del doppio binario, lasciando che sia un individuo magari non socio di WMI a pubblicare dimostrativamente questi dati?
Nemo
Appoggio il richiamo di Frieda: teniamo i piedi in terra.
Credo si possa anche proporre all'ICCU una collaborazione sul progetto Anagrafe.
Per questo è necessario capire chi ha fatto lo scraping che idea aveva di farne dei dati.
Susanna ====================== *Susanna Giaccai - Firenze *http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Giaccaihttp://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Sannita
Il giorno 03 giugno 2013 11:07, Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.comha scritto:
Frieda Brioschi, 03/06/2013 07:46:
Il 01 giugno 2013 11:26, Luca Martinelli martinelliluca@gmail.com ha scritto:
Mi sento più d'accordo con il buon e compianto Don Milani.
Se volete la mia benedizione, trovate un avvocato che avvalli quella legge. Io ricordo di aver letto un po' di remore di avvocati sull'applicabilità, ma IANAL e mi rimetto ad un buon parere.
Non basta seguire la cara vecchia politica del doppio binario, lasciando che sia un individuo magari non socio di WMI a pubblicare dimostrativamente questi dati?
Nemo ______________________________**_________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/**listinfo/bibliotecarihttp://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Ciao Susanna, il discorso dell'apertura dei dati è un discorso sì di principio (il motto è pur sempre "raw data, now"!) ma è anche un discorso "pratico".
Pratico perchè, quando hai dati (vedi come sono fatti, in che formato, se sono ricchi o poveri o fatti bene o male), puoi pensare a cosa farci. Come vedi dalle mail di Raffaele e Cristian, stanno già mappando le biblioteche del territorio con dei dati "rubati" (il termine non è corretto, ma sono dati che si sono presi e basta).
Cristian fa parte, professionalmente, della comunità di OpenStreetMap italiana, e questa direzione potrebbe essere interessantissima (cioè, lo è).
Poi capisco le tue remore e il voler preferire un contatto "diplomatico", ma d'altra parte l'Italia è buon ultima nel fare queste cose, mi stupisce (e mi amareggia) che siamo ancora qui a *chiedere*. Poi il discorso di Frieda lo capisco, eh: lei ha già una causa da 21 milioni di euro addosso, non ne vuole certamente un'altra.
Andrea
2013/6/3 giaccai@gmail.com
Appoggio il richiamo di Frieda: teniamo i piedi in terra.
Credo si possa anche proporre all'ICCU una collaborazione sul progetto Anagrafe.
Per questo è necessario capire chi ha fatto lo scraping che idea aveva di farne dei dati.
Susanna
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Il giorno 03 giugno 2013 11:07, Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.comha scritto:
Frieda Brioschi, 03/06/2013 07:46:
Il 01 giugno 2013 11:26, Luca Martinelli martinelliluca@gmail.com ha scritto:
Mi sento più d'accordo con il buon e compianto Don Milani.
Se volete la mia benedizione, trovate un avvocato che avvalli quella legge. Io ricordo di aver letto un po' di remore di avvocati sull'applicabilità, ma IANAL e mi rimetto ad un buon parere.
Non basta seguire la cara vecchia politica del doppio binario, lasciando che sia un individuo magari non socio di WMI a pubblicare dimostrativamente questi dati?
Nemo ______________________________**_________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/** listinfo/bibliotecari http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Sono d'accordo con il metodo donmilaniano in questo caso anche perché so bene quante persone ho sentito dire: abbiamo scritto all'ICCU ma non mi ha risposto. È un'esperienza universale. Sono uno dei tanti a cui l'ICCU non ha mai risposto. E se si percorre quella strada non si arriva a nulla.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 11:11, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Mi pare una questione di metodo e di come ci vogliamo porre.
Capisco le remore di Susanna (che con l'ICCU ci parla), anche se non so se e quanto abbia senso tentare una via di dialogo istituzionale (glieli chiediamo, loro ci pensano, poi ci rispondono, tutto fatto in privato). Per una questione di tempi, più che altro.
Si potrebbe scrivere una lettera aperta, come dice Pierfranco, e abbiamo diverse sfumature da "sarebbe carino se ci deste" a "perchè, data la legge, non ci date".
C'è infine il metodo donmilaniano, "fai le cose e poi chiedi il permesso" (solitamente funziona). Se abbiamo la legge dalla nostra parte, è anche il modo migliore di fare le cose in fretta, mostrarle e farle vedere a tutti (le parole spesso non aiutano a far capire la gente cosa si vuol fare).
Magari ne parliamo anche con il direttivo (li metto in copia).
Aubrey
2013/6/1 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
A me pare che una lettera del genere che suggerisce Susanna non può più essere oggi scritta nella forma di una "richiesta" di autorizzazione perché la legge dice che in assenza di licenza esplicita i dati sono aperti. È la legge che autorizza, Non è più l'ICCU. L'ICCU è scavalcato dalla legge, esautorato: di questo c'è finalmente da prendere atto.
Semmai può essere una lettera di "comunicazione" che ecc. ecc. che si chiuda semmai con la "richiesta", questo sì, o meglio la "raccomandazione" affiché l'ICCU emetta una comunicazione pubblica sulla cosa.
Comunque se viene inviata all'ICCU una lettera di queste genere allora è opportuno che venga pubblicata anche su AIB-CUR perché vorremmo tutti vedere finalmente la risposta dell'ICCU sulla cosa.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 09:43, giaccai@gmail.com ha scritto:
La questione è delicata.
Ti spiego: Nel 2000 ca. una ditta attivò un servizio di cattura dei dati dall'Indice SBN per facilitare ai propri utenti la catalogazione. La questione non piacque molto all'ICCU, perchè eravamo nell'epoca in cui qualcuno pensava di vendere i record bibliografici per pagare i costi del sistema SBN. Ma la questione passò perchè era appoggiata dalla Regione Toscana.
Più che mandare io un messaggio alla Direttrice dell'ICCU, penso che potresti fare una richiesta ufficiale come Wikimedia Italia richiamando la legge sui dati aperti che hai citato tu stesso. Se vuoi ti posso aiutare a buttarla giù conoscendo un po' la mentalità di chi la leggerà.
Ciao Susanna
PS. sto aiutando Elisabetta Francioni e Anna Lucarelli a fare la voce sul Nuovo soggettario; quando è a un buon punto la segnaleremo in lista per perfezionarla.
====================== *Susanna Giaccai - Firenze *http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Giaccaihttp://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Sannita
Il giorno 01 giugno 2013 01:49, Cristian Consonni < kikkocristian@gmail.com> ha scritto:
Il 28 maggio 2013 03:02, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha
scritto:
Questo scraper: https://scraperwiki.com/scrapers/anagrafebiblioteche/ tira giù la maggior parte dei dati.
Può essere limato ancora un po' (per tirar fuori il numero di telefono e gli orari d'apertura, per esempio) e bisogna scrivere qualche riga di codice per stampare i dati in un formato un po' più logico (per adesso sono dizionari di python salvati dentro un database).
Dato che lo scraper continua a funzionare allegramente (e fra poco avrà finito) che ne dite di contattare ICCU per chiedergli se vogliono aprire i dati? (c'è l'art. 68 del CAD, se serve citarlo).
Ciao,
C _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
**Premetto che l'enorme lavoro che voi avete fatto per arrivare fino a qui, di cui sono mera spettatrice, non avendo le competenze per prendevi parte attivamente, mi sembra una cosa eccellente e di livello molto elevato**
Se posso dire la mia (partendo dalla premessa sopra) anche io sarei per la lettera aperta in cui si comunica e non si chiede nulla visto che l'open by default e' legge; e sono super d'accordo con:
meglio la "raccomandazione" affiché l'ICCU emetta una comunicazione pubblica sulla cosa
senza scrivere un romanzo, e se lo ritenete opportuno, si potrebbe pensare ad alludere a un po di buone prassi in ambito di istituzioni catalografiche europee, esempio: BL http://www.bl.uk/bibliographic/datafree.html BNF http://data.bnf.fr/about ; http://data.bnf.fr/licence CERN Library (CH) http://library.web.cern.ch/library/Library/announcement.html BNE http://www.bne.es/en/Inicio/Perfiles/Bibliotecarios/DatosEnlazados/ (da verificare, a me pare ci sia un progetto) DNB http://www.dnb.de/DE/Service/DigitaleDienste/LinkedData/linkeddata.html (disclaimer non so il tedesco: c'e' un link a creative commons zero e a Download der Linked Data-Dumps)
un saluto laura
Il 01 giugno 2013 11:11, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Mi pare una questione di metodo e di come ci vogliamo porre.
Capisco le remore di Susanna (che con l'ICCU ci parla), anche se non so se e quanto abbia senso tentare una via di dialogo istituzionale (glieli chiediamo, loro ci pensano, poi ci rispondono, tutto fatto in privato). Per una questione di tempi, più che altro.
Si potrebbe scrivere una lettera aperta, come dice Pierfranco, e abbiamo diverse sfumature da "sarebbe carino se ci deste" a "perchè, data la legge, non ci date".
C'è infine il metodo donmilaniano, "fai le cose e poi chiedi il permesso" (solitamente funziona). Se abbiamo la legge dalla nostra parte, è anche il modo migliore di fare le cose in fretta, mostrarle e farle vedere a tutti (le parole spesso non aiutano a far capire la gente cosa si vuol fare).
Magari ne parliamo anche con il direttivo (li metto in copia).
Aubrey
2013/6/1 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
A me pare che una lettera del genere che suggerisce Susanna non può più essere oggi scritta nella forma di una "richiesta" di autorizzazione perché la legge dice che in assenza di licenza esplicita i dati sono aperti. È la legge che autorizza, Non è più l'ICCU. L'ICCU è scavalcato dalla legge, esautorato: di questo c'è finalmente da prendere atto.
Semmai può essere una lettera di "comunicazione" che ecc. ecc. che si chiuda semmai con la "richiesta", questo sì, o meglio la "raccomandazione" affiché l'ICCU emetta una comunicazione pubblica sulla cosa.
Comunque se viene inviata all'ICCU una lettera di queste genere allora è opportuno che venga pubblicata anche su AIB-CUR perché vorremmo tutti vedere finalmente la risposta dell'ICCU sulla cosa.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 09:43, giaccai@gmail.com ha scritto:
La questione è delicata.
Ti spiego: Nel 2000 ca. una ditta attivò un servizio di cattura dei dati dall'Indice SBN per facilitare ai propri utenti la catalogazione. La questione non piacque molto all'ICCU, perchè eravamo nell'epoca in cui qualcuno pensava di vendere i record bibliografici per pagare i costi del sistema SBN. Ma la questione passò perchè era appoggiata dalla Regione Toscana.
Più che mandare io un messaggio alla Direttrice dell'ICCU, penso che potresti fare una richiesta ufficiale come Wikimedia Italia richiamando la legge sui dati aperti che hai citato tu stesso. Se vuoi ti posso aiutare a buttarla giù conoscendo un po' la mentalità di chi la leggerà.
Ciao Susanna
PS. sto aiutando Elisabetta Francioni e Anna Lucarelli a fare la voce sul Nuovo soggettario; quando è a un buon punto la segnaleremo in lista per perfezionarla.
====================== Susanna Giaccai - Firenze http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Giaccai
Il giorno 01 giugno 2013 01:49, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha scritto:
Il 28 maggio 2013 03:02, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha scritto:
Questo scraper: https://scraperwiki.com/scrapers/anagrafebiblioteche/ tira giù la maggior parte dei dati.
Può essere limato ancora un po' (per tirar fuori il numero di telefono e gli orari d'apertura, per esempio) e bisogna scrivere qualche riga di codice per stampare i dati in un formato un po' più logico (per adesso sono dizionari di python salvati dentro un database).
Dato che lo scraper continua a funzionare allegramente (e fra poco avrà finito) che ne dite di contattare ICCU per chiedergli se vogliono aprire i dati? (c'è l'art. 68 del CAD, se serve citarlo).
Ciao,
C _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Sì, anche quello che scrive Laura Testoni è ottimo.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 11:35, laura testoni laura.test@gmail.com ha scritto:
**Premetto che l'enorme lavoro che voi avete fatto per arrivare fino a qui, di cui sono mera spettatrice, non avendo le competenze per prendevi parte attivamente, mi sembra una cosa eccellente e di livello molto elevato**
Se posso dire la mia (partendo dalla premessa sopra) anche io sarei per la lettera aperta in cui si comunica e non si chiede nulla visto che l'open by default e' legge; e sono super d'accordo con:
meglio la "raccomandazione" affiché l'ICCU emetta una comunicazione
pubblica sulla cosa senza scrivere un romanzo, e se lo ritenete opportuno, si potrebbe pensare ad alludere a un po di buone prassi in ambito di istituzioni catalografiche europee, esempio: BL http://www.bl.uk/bibliographic/datafree.html BNF http://data.bnf.fr/about ; http://data.bnf.fr/licence CERN Library (CH) http://library.web.cern.ch/library/Library/announcement.html BNE http://www.bne.es/en/Inicio/Perfiles/Bibliotecarios/DatosEnlazados/ (da verificare, a me pare ci sia un progetto) DNB http://www.dnb.de/DE/Service/DigitaleDienste/LinkedData/linkeddata.html (disclaimer non so il tedesco: c'e' un link a creative commons zero e a Download der Linked Data-Dumps)
un saluto laura
Il 01 giugno 2013 11:11, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Mi pare una questione di metodo e di come ci vogliamo porre.
Capisco le remore di Susanna (che con l'ICCU ci parla), anche se non so
se e
quanto abbia senso tentare una via di dialogo istituzionale (glieli chiediamo, loro ci pensano, poi ci rispondono, tutto fatto in privato).
Per
una questione di tempi, più che altro.
Si potrebbe scrivere una lettera aperta, come dice Pierfranco, e abbiamo diverse sfumature da "sarebbe carino se ci deste" a "perchè, data la
legge,
non ci date".
C'è infine il metodo donmilaniano, "fai le cose e poi chiedi il permesso" (solitamente funziona). Se abbiamo la legge dalla nostra parte, è anche il modo migliore di fare
le
cose in fretta, mostrarle e farle vedere a tutti (le parole spesso non aiutano a far capire la gente cosa si vuol fare).
Magari ne parliamo anche con il direttivo (li metto in copia).
Aubrey
2013/6/1 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
A me pare che una lettera del genere che suggerisce Susanna non può più essere oggi scritta nella forma di una "richiesta" di autorizzazione
perché
la legge dice che in assenza di licenza esplicita i dati sono aperti. È
la
legge che autorizza, Non è più l'ICCU. L'ICCU è scavalcato dalla legge, esautorato: di questo c'è finalmente da prendere atto.
Semmai può essere una lettera di "comunicazione" che ecc. ecc. che si chiuda semmai con la "richiesta", questo sì, o meglio la
"raccomandazione"
affiché l'ICCU emetta una comunicazione pubblica sulla cosa.
Comunque se viene inviata all'ICCU una lettera di queste genere allora è opportuno che venga pubblicata anche su AIB-CUR perché vorremmo tutti
vedere
finalmente la risposta dell'ICCU sulla cosa.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 09:43, giaccai@gmail.com ha scritto:
La questione è delicata.
Ti spiego: Nel 2000 ca. una ditta attivò un servizio di cattura dei dati
dall'Indice
SBN per facilitare ai propri utenti la catalogazione. La questione non piacque molto all'ICCU, perchè eravamo nell'epoca in cui qualcuno
pensava di
vendere i record bibliografici per pagare i costi del sistema SBN. Ma
la
questione passò perchè era appoggiata dalla Regione Toscana.
Più che mandare io un messaggio alla Direttrice dell'ICCU, penso che potresti fare una richiesta ufficiale come Wikimedia Italia
richiamando la
legge sui dati aperti che hai citato tu stesso. Se vuoi ti posso
aiutare a
buttarla giù conoscendo un po' la mentalità di chi la leggerà.
Ciao Susanna
PS. sto aiutando Elisabetta Francioni e Anna Lucarelli a fare la voce
sul
Nuovo soggettario; quando è a un buon punto la segnaleremo in lista per perfezionarla.
====================== Susanna Giaccai - Firenze http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Giaccai
Il giorno 01 giugno 2013 01:49, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha scritto:
Il 28 maggio 2013 03:02, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com
ha
scritto:
Questo scraper: https://scraperwiki.com/scrapers/anagrafebiblioteche/ tira giù la maggior parte dei dati.
Può essere limato ancora un po' (per tirar fuori il numero di
telefono
e gli orari d'apertura, per esempio) e bisogna scrivere qualche riga di codice per stampare i dati in un formato un po' più logico (per adesso sono dizionari di python salvati dentro un database).
Dato che lo scraper continua a funzionare allegramente (e fra poco avrà finito) che ne dite di contattare ICCU per chiedergli se vogliono aprire i dati? (c'è l'art. 68 del CAD, se serve citarlo).
Ciao,
C _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente:
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Si dice che ICCU magari non capirebbe, ma sono io il primo a non capire: che cosa pensiamo di farcene di 'sti dati, a parte sbatterli in archive.org e affini? Volete buttarli in Wikidata a uso e consumo delle voci che eventualmente venissero create sulle biblioteche? Sicuramente creare le voci delle biblioteche in automatico non sarebbe una buona idea.
Nemo
Anche io sono per la lettera aperta, e mi piace l'idea "prima fai, poi chiedi il permesso" (con la legge dalla nostra). Poi mi unisco alla perplessità di Nemo: che farne? Che però è un problema secondario IMO. Più che altro io prima vorrei dare un'occhiata a questi dati: dal sito non riesco a vedere il dataset (mostra 0 entries), il file json non si scarica (scarica un file con una sola riga di errore) e il csv ha i campi delimitati male.
Il 01 giugno 2013 11:57, Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.com ha scritto:
Si dice che ICCU magari non capirebbe, ma sono io il primo a non capire: che cosa pensiamo di farcene di 'sti dati, a parte sbatterli in archive.org e affini? Volete buttarli in Wikidata a uso e consumo delle voci che eventualmente venissero create sulle biblioteche? Sicuramente creare le voci delle biblioteche in automatico non sarebbe una buona idea.
Nemo
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Il 01 giugno 2013 11:57, Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.com ha scritto:
Si dice che ICCU magari non capirebbe, ma sono io il primo a non capire: che cosa pensiamo di farcene di 'sti dati, a parte sbatterli in archive.org e affini?
A parte che io sarei soddisfatto dal solo fatto di aver contributo ad affermare che alcuni dati pubblici sono *effettivamente* open. Per quanto mi riguarda potrebbero essere usati da chiunque e dovunque. Credo che quei dati siano abbastanza interessanti che qualcuno possa costruirci sopra (esempio banale: un'app con la mappa di tutte le biblioteche d'Italia).
C
Il 01 giugno 2013 14:53, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha scritto:
Credo che quei dati siano abbastanza interessanti che qualcuno possa costruirci sopra (esempio banale: un'app con la mappa di tutte le biblioteche d'Italia).
Ecco. THIS. Una cosa di cui bisogna assolutamente parlare, a proposito di Open Data ecc., è la possibilità di usare Open Data e Open Api per "fare cose" con i dati SBN/ICCU (tutti: authority file, soggetti, bibliografici, biblioteche, ecc.). L'idea che con i dati aperti possano nascere mille applicazioni d'uso che non erano state nemmeno previste. Uno dei successi di Mendeley ad es. è stato anche questo. Sottolineare questo quando si parla di open data in SBN è importante. A proposito, chi va a Roma il 20 giugno? (Per chi era distratto: http://www.aib.it/attivita/comunicati/2013/35049-rilancio-sbn/)
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
Io penso di andare a Roma il 20 giugno all’auditorium del Goethe Institut (via Savoia 15). Chi vuole potrà iscriversi per parlare (max 5 minuti, mi hanno detto).
Vorrei buttare sul tavolo il problema molto concreto di SBN in rapporto al VIAF: è l'esempio giusto per dimostrare che non c'è apertura internazionale perché danno i dati a OCLC ma poi si disinteressano dei pasticci che nascono e del fatto che invece di vedere i dati italiani integrati in una rete comune, finiscono isolati creando duplicati inutili. Vorrei essere molto concreto e proporgli di contattare OCLC per rifare la procedura di migrazione dati nel VIAF non prima però di aver pulito la banca dati authority per i dati sugli scrittori italiani tramite procedure automatiche che aggiungano sempre le date nella qualificazione del nome andandole a prendere dalle note, dove ci sono.
Se poi non lo fanno allora si potrà dire apertamente che anche di fronte a proposte estremamente concrete, non fanno nulla e si disinteressano. Allora forse non restrebbe che lanciare un Occupy ICCU.
Il pericolo di quel dibattito è che su SBN si finisca per fare discorsi molto fumosi. Bisognerebbe invece preparare un agenda concreta. Se qualcuno pensa di andare vorrebbe buttare giù delle riflessioni in modo da organizzarci negli interventi?
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 15:06, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Il 01 giugno 2013 14:53, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha scritto:
Credo che quei dati siano abbastanza interessanti che qualcuno possa costruirci sopra (esempio banale: un'app con la mappa di tutte le biblioteche d'Italia).
Ecco. THIS. Una cosa di cui bisogna assolutamente parlare, a proposito di Open Data ecc., è la possibilità di usare Open Data e Open Api per "fare cose" con i dati SBN/ICCU (tutti: authority file, soggetti, bibliografici, biblioteche, ecc.). L'idea che con i dati aperti possano nascere mille applicazioni d'uso che non erano state nemmeno previste. Uno dei successi di Mendeley ad es. è stato anche questo. Sottolineare questo quando si parla di open data in SBN è importante. A proposito, chi va a Roma il 20 giugno? (Per chi era distratto: http://www.aib.it/attivita/comunicati/2013/35049-rilancio-sbn/)
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
A proposito del progetto di bonifica - o forse meglio, arricchimento - dell'authority SBN mediante l'aggiunta delle date. Come noto, le nostre regole di catalogazione da sempre prescrivono di aggiungere qualificazioni cronologiche solo in caso di omonimie, a differenza del contesto internazionale dove si "contestualizza" cronologicamente a priori; fanno eccezione in SBN gli autori antichi e medievali, che includono gli estremi cronologici benche' superflui ai fini di disambiguazione (cfr. http://bit.ly/11iru53).
Nell'AF di SBN, in ogni caso, gli anni di nascita (e morte) sono sempre presenti nel campo "Datazione" che, se come credo si sono rifatti a UNIMARC Authorities, potrebbe essere una nota (tag 340).
Da ultimo, se il lavoro me lo permette, saro' a Roma il 20. Buona serata, Simona Turbanti
Il giorno 01 giugno 2013 15:52, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Io penso di andare a Roma il 20 giugno all’auditorium del Goethe Institut (via Savoia 15). Chi vuole potrà iscriversi per parlare (max 5 minuti, mi hanno detto).
Vorrei buttare sul tavolo il problema molto concreto di SBN in rapporto al VIAF: è l'esempio giusto per dimostrare che non c'è apertura internazionale perché danno i dati a OCLC ma poi si disinteressano dei pasticci che nascono e del fatto che invece di vedere i dati italiani integrati in una rete comune, finiscono isolati creando duplicati inutili. Vorrei essere molto concreto e proporgli di contattare OCLC per rifare la procedura di migrazione dati nel VIAF non prima però di aver pulito la banca dati authority per i dati sugli scrittori italiani tramite procedure automatiche che aggiungano sempre le date nella qualificazione del nome andandole a prendere dalle note, dove ci sono.
Se poi non lo fanno allora si potrà dire apertamente che anche di fronte a proposte estremamente concrete, non fanno nulla e si disinteressano. Allora forse non restrebbe che lanciare un Occupy ICCU.
Il pericolo di quel dibattito è che su SBN si finisca per fare discorsi molto fumosi. Bisognerebbe invece preparare un agenda concreta. Se qualcuno pensa di andare vorrebbe buttare giù delle riflessioni in modo da organizzarci negli interventi?
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 15:06, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Il 01 giugno 2013 14:53, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha
scritto:
Credo che quei dati siano abbastanza interessanti che qualcuno possa costruirci sopra (esempio banale: un'app con la mappa di tutte le biblioteche d'Italia).
Ecco. THIS. Una cosa di cui bisogna assolutamente parlare, a proposito di Open Data ecc., è la possibilità di usare Open Data e Open Api per "fare cose" con i dati SBN/ICCU (tutti: authority file, soggetti, bibliografici, biblioteche, ecc.). L'idea che con i dati aperti possano nascere mille applicazioni d'uso che non erano state nemmeno previste. Uno dei successi di Mendeley ad es. è stato anche questo. Sottolineare questo quando si parla di open data in SBN è importante. A proposito, chi va a Roma il 20 giugno? (Per chi era distratto: http://www.aib.it/attivita/comunicati/2013/35049-rilancio-sbn/)
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Quindi Simona Turbanti sei d'accordo anche tu che c'è bisogno di uniformare l'authority files dell'ICCU alle pratiche catalografiche in uso all'estero?
Finora l'ICCU non ha mai ritenuto di discostarsi da pratiche molto vecchie radicate nelle RICA anche perché le direttive sugli authority files a livello internazionale a differenza della descrizione bibliografica non hanno mai (finora) inteso dare norme uniformi ma hanno sempre consentito di mantenere gli usi del paese. È vero che l'uso delle date solo per disambiguare non contravviene a nessuna linea guida internazionale. Ma è altrettanto vero che quasi nessuno nel resto del mondo segue questa pratica. Quasi tutti inseriscono le date sempre come qualificazione del nome.
La norma RICA confermata anche da REICAT deriva da un set di norme nate per la catalogazione con macchina da scrivere: quando risparmiare sul lavoro era anche importante. Oggi non si possono più accettare norme legate a un contesto tecnologico così lontano e tramontato e che di fatto erano "pragmatiche", non legate a principi veri e propri.
Ma nel mondo dei web, dello scambio dati, di Linked Open Data non si può più ragionare come si fa con un catalogo chiuso. C'è bisogno di dati ricchi, non dati poveri pensati per il mondo delle macchine da scrivere e per i cataloghi cartacei perché viene enormemente ampliato il contesto in cui è necessario avere a dsiposizione meccanismi di disambiguazione. Non si può più ragionare come in un catalogo chiuso. E non si può neppure fare come ICCU che in molti casi usa solo le note per arricchire i records di autorità, perché le note discorsive no sono fatte per essere lette e interpretate da un elaboratore.
È curioso notare come da qui si capisca che SBN è ancora un catalogo vecchio perché inficiato da pratiche non realmente legate al computer, e meno che mai alle potenzialità dei dati nel web.
Inoltre ormai è emerso un altro punto di riferimento che non è una norma, una direttiva IFLA o qualcosa del genere, ma è un progetto molto concreto, il VIAF, che tra l'altro finisce per creare quello che si può chiamare uno standard de facto.
Insomma: di motivi per cambiare ce ne sono tanti. Concordi?
Pierfranco Minsent
Il giorno 01 giugno 2013 18:59, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
A proposito del progetto di bonifica - o forse meglio, arricchimento - dell'authority SBN mediante l'aggiunta delle date. Come noto, le nostre regole di catalogazione da sempre prescrivono di aggiungere qualificazioni cronologiche solo in caso di omonimie, a differenza del contesto internazionale dove si "contestualizza" cronologicamente a priori; fanno eccezione in SBN gli autori antichi e medievali, che includono gli estremi cronologici benche' superflui ai fini di disambiguazione (cfr. http://bit.ly/11iru53).
Nell'AF di SBN, in ogni caso, gli anni di nascita (e morte) sono sempre presenti nel campo "Datazione" che, se come credo si sono rifatti a UNIMARC Authorities, potrebbe essere una nota (tag 340).
Da ultimo, se il lavoro me lo permette, saro' a Roma il 20. Buona serata, Simona Turbanti
Il giorno 01 giugno 2013 15:52, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Io penso di andare a Roma il 20 giugno all’auditorium del Goethe Institut
(via Savoia 15). Chi vuole potrà iscriversi per parlare (max 5 minuti, mi hanno detto).
Vorrei buttare sul tavolo il problema molto concreto di SBN in rapporto al VIAF: è l'esempio giusto per dimostrare che non c'è apertura internazionale perché danno i dati a OCLC ma poi si disinteressano dei pasticci che nascono e del fatto che invece di vedere i dati italiani integrati in una rete comune, finiscono isolati creando duplicati inutili. Vorrei essere molto concreto e proporgli di contattare OCLC per rifare la procedura di migrazione dati nel VIAF non prima però di aver pulito la banca dati authority per i dati sugli scrittori italiani tramite procedure automatiche che aggiungano sempre le date nella qualificazione del nome andandole a prendere dalle note, dove ci sono.
Se poi non lo fanno allora si potrà dire apertamente che anche di fronte a proposte estremamente concrete, non fanno nulla e si disinteressano. Allora forse non restrebbe che lanciare un Occupy ICCU.
Il pericolo di quel dibattito è che su SBN si finisca per fare discorsi molto fumosi. Bisognerebbe invece preparare un agenda concreta. Se qualcuno pensa di andare vorrebbe buttare giù delle riflessioni in modo da organizzarci negli interventi?
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 15:06, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Il 01 giugno 2013 14:53, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha
scritto:
Credo che quei dati siano abbastanza interessanti che qualcuno possa costruirci sopra (esempio banale: un'app con la mappa di tutte le biblioteche d'Italia).
Ecco. THIS. Una cosa di cui bisogna assolutamente parlare, a proposito di Open Data ecc., è la possibilità di usare Open Data e Open Api per "fare cose" con i dati SBN/ICCU (tutti: authority file, soggetti, bibliografici, biblioteche, ecc.). L'idea che con i dati aperti possano nascere mille applicazioni d'uso che non erano state nemmeno previste. Uno dei successi di Mendeley ad es. è stato anche questo. Sottolineare questo quando si parla di open data in SBN è importante. A proposito, chi va a Roma il 20 giugno? (Per chi era distratto: http://www.aib.it/attivita/comunicati/2013/35049-rilancio-sbn/)
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Il 01 giugno 2013 18:59, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
A proposito del progetto di bonifica - o forse meglio, arricchimento - dell'authority SBN mediante l'aggiunta delle date.
***cut***
Se proseguiamo con l'integrazione fra SBN e Wikidata, tramite quest'ultima potranno essere comodamente fornite le date di nascita e di morte, dal momento che la tipologia apposita è stata finalmente creata. Anche questo può essere messo sul tavolo delle trattative.
Il 01 giugno 2013 14:53, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha scritto:
Credo che quei dati siano abbastanza interessanti che qualcuno possa costruirci sopra (esempio banale: un'app con la mappa di tutte le biblioteche d'Italia).
4 sì. (cit.) Qualcuno ne vuole parlare con quelli di OpenStreetMap?
Il giorno 02 giugno 2013 11:53, Luca Martinelli martinelliluca@gmail.comha scritto:
Il 01 giugno 2013 18:59, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
A proposito del progetto di bonifica - o forse meglio, arricchimento - dell'authority SBN mediante l'aggiunta delle date.
***cut***
Se proseguiamo con l'integrazione fra SBN e Wikidata, tramite quest'ultima potranno essere comodamente fornite le date di nascita e di morte, dal momento che la tipologia apposita è stata finalmente creata. Anche questo può essere messo sul tavolo delle trattative.
OK. Ma ricordiamoci che l'aspetto demenziale è che nel caso dei records
forniti dall'ICCU al VIAF, che sono considerati records di qualità (che in SBN hanno il livello detto AUF) per via delle informazioni che contengono e del controllo a cui sono stati sottoposti: le date ci sono già (!!!) ma non sono inserite come fanno tutti al di là delle alpi e dell'atlantico: cioè subito a seguito del nome (qualificazione) perché l'ICCU le ha inserite in un campo nota. Cosa che gli altri non fanno. E che OCLC nel creare il VIAF non considera.
E perché ha fatto così? Per mantenere fede a una vecchia norma catalografica del lontano 1979 quando si facevano schedine cartacee e secondo la quale le date si inseriscono solo in certi casi associate al nome autore.
Nel 2009 i revisori delle norme del 1979 hanno mantenuto quella norma (REICAT 15.3) che si riferiva a un contesto di catalogazione cartacea nel quale risparmiare lavoro, quindi non mettere sempre le date, poteva avere un senso pratico. È anche vero però che le nuove regole REICAT precisavano che: "È comunque opportuno registrare in un archivio di autorità tutte le informazioni utili a identificare con certezza una determinata persona".
Il punto è: come concretamente si inseriscono informazioni utili in un catalogo elettronico? Al di là delle alpi e dell'atlantico hanno dato a questa domanda una risposta uniforme. Solo l'ICCU ha dato per l'Italia una risposta diversa senza preoccuparsi di guardare al di là.
SBN è un catalogo elettronico dovrebbe interpretare il Codice di catalogazione e avere uno sguardo alla internazionalizzazione. Ma per questo particolare caso non lo ha fatto e ha mantenuto in vita regole che dipendono da un environment tanto diverso.
Quindi si torna sempre lì: a mettere in discussione l'operato dell'ICCU; le sue decisioni non più sostenibili; la sua internazionalizzazione a parole e non nei fatti; il disinteresse per il web e il riuso dei dati.
Pierfranco
Il 02 giugno 2013 12:28, Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com ha scritto: [...]
Quindi si torna sempre lì: a mettere in discussione l'operato dell'ICCU; le sue decisioni non più sostenibili; la sua internazionalizzazione a parole e non nei fatti; il disinteresse per il web e il riuso dei dati.
Sono d'accordo, ma non mescoliamo le due cose. Una cosa è dire loro "dateci i dati, perché così possiamo creare servizi". Una cosa è dire "ah, già che mi trovo, sappiate che lavorate uno schifo e che a dirvelo sono praticamente tutti". Dobbiamo fare in modo che al secondo punto ci arrivino "da soli", o meglio dare loro l'impressione che se ne siano accorti da soli.
Premettendo che credo non sia questa la sede adatta per disquisizioni catalografiche (alle quali, probabilmente, la maggior parte di chi legge non e' molto interessato), sono punti diversi, a mio parere, il facilitare l'apertura e il riuso dei dati e il mettere in discussione regole di catalogazione non allineate alle scelte estere. Oltre alle qualificazioni cronologiche ci sono molti altri casi, infatti, di differenza tra il nostro codice e quelli - anzi, quello, visto che tutti stanno "salendo sul treno" di RDA - degli altri paesi, europei e d'oltre oceano, e non sono affatto convinta che la scelta migliore consista nello schiacciare tutto sulle opzioni americane.
In ogni caso, se il nostro scopo e' quello di indurre l'ICCU verso l'apertura di tutti i tipi di dati di SBN, authority incluso, per la giornata romana del 20 e' conveniente focalizzarci su quello, senza tirare in ballo la questione delle normative catalografiche poco allineate con quelle del resto del mondo (questione di cui sentirei l'esigenza, invece, di discutere in sede e contesto "ad hoc")...
Buona domenica a tutti/e, simona
P.S. Mentre stavo inviando il messaggio mi sono accorta che Luca stava scrivendo un po' la stessa cosa... ;-)
Il giorno 02 giugno 2013 12:28, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Il giorno 02 giugno 2013 11:53, Luca Martinelli martinelliluca@gmail.comha scritto:
Il 01 giugno 2013 18:59, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
A proposito del progetto di bonifica - o forse meglio, arricchimento - dell'authority SBN mediante l'aggiunta delle date.
***cut***
Se proseguiamo con l'integrazione fra SBN e Wikidata, tramite quest'ultima potranno essere comodamente fornite le date di nascita e di morte, dal momento che la tipologia apposita è stata finalmente creata. Anche questo può essere messo sul tavolo delle trattative.
OK. Ma ricordiamoci che l'aspetto demenziale è che nel caso dei records
forniti dall'ICCU al VIAF, che sono considerati records di qualità (che in SBN hanno il livello detto AUF) per via delle informazioni che contengono e del controllo a cui sono stati sottoposti: le date ci sono già (!!!) ma non sono inserite come fanno tutti al di là delle alpi e dell'atlantico: cioè subito a seguito del nome (qualificazione) perché l'ICCU le ha inserite in un campo nota. Cosa che gli altri non fanno. E che OCLC nel creare il VIAF non considera.
E perché ha fatto così? Per mantenere fede a una vecchia norma catalografica del lontano 1979 quando si facevano schedine cartacee e secondo la quale le date si inseriscono solo in certi casi associate al nome autore.
Nel 2009 i revisori delle norme del 1979 hanno mantenuto quella norma (REICAT 15.3) che si riferiva a un contesto di catalogazione cartacea nel quale risparmiare lavoro, quindi non mettere sempre le date, poteva avere un senso pratico. È anche vero però che le nuove regole REICAT precisavano che: "È comunque opportuno registrare in un archivio di autorità tutte le informazioni utili a identificare con certezza una determinata persona".
Il punto è: come concretamente si inseriscono informazioni utili in un catalogo elettronico? Al di là delle alpi e dell'atlantico hanno dato a questa domanda una risposta uniforme. Solo l'ICCU ha dato per l'Italia una risposta diversa senza preoccuparsi di guardare al di là.
SBN è un catalogo elettronico dovrebbe interpretare il Codice di catalogazione e avere uno sguardo alla internazionalizzazione. Ma per questo particolare caso non lo ha fatto e ha mantenuto in vita regole che dipendono da un environment tanto diverso.
Quindi si torna sempre lì: a mettere in discussione l'operato dell'ICCU; le sue decisioni non più sostenibili; la sua internazionalizzazione a parole e non nei fatti; il disinteresse per il web e il riuso dei dati.
Pierfranco
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Non sono d'accordo con quello che scrivi Simona.
Tu partecipi da poco alla lista e se non hai consultato gli archivi a partire dal marzo di quest'anno non ti sarai forse resa conto che tutta la discussione è partita dai problemi che ruotano intorno a un progetto molto concreto: il fatto che Wikipedia Italia ha iniziato a fare quello che avevano già fatto le altre Wikipedia (a partire da quella inglese, e poi anche quella tedesca e francese): vale a dire nelle voci di autori dell'identificatore VIAF che funge anche da hyperlink al record a grappolo dentro al VIAF.
I problemi emersi sono proprio legati a normative catalografiche non allineate e peraltro non adatte a un ambiente informatizzato. Il punto non è riconoscere che dobbiamo "allinearci": il punto è riconoscere che il trattamento informatico dei dati presuppone certe strategie, certi principi guida: inserire informazioni fondamentali in note discorsive, come fa l'ICCU, significa non aver compreso che le note discorsive sono fatte per essere lette dagli umani, ma non sono fatte per i parser automatici. Questa è la vera questione. Gli altri lo sanno e si sono preparati. L'Italia non si è posta il problema.
Questo tema è anche molto legato alla questione dei dati open perché esporre i dati liberamente significa preoccuparsi di consentirne il riuso: cosa che presuppone la messa a disposizione di dati con strutture note, prevedibili. Quindi se metti i tuoi dati a disposizione non puoi non curarti degli standard de facto e neppure delle procedure informatiche che altri costruiscono per riusare quei dati partendo dal presupposto che esistano pratiche comuni, che però una volta usate con i tuoi dati danno cattivi risultati dato che chi li ha forniti ha voluto ignorare le pratiche comuni molto diffuse. E la procedura di OCLC per la creazione del VIAF è un perfetto esempio del fatto che all'estero costruiscono procedure partendo dalla consapevolezza dell'esistenza di standard de facto che però in Italia non sono considerati da molto tempo. È un esempio e anche una metafora significativa di isolamento e disinteresse per le direzioni adottate dagli altri. Comunica un'idea di imbalsamazione delle regole (che in questo caso sono sempre quelle del 1979!). È un rigor mortis?
Quindi esiste un nodo di problemi collegati: non sono identici e totalmente sovrapposti, ma collegati sì.
Poi è anche vero che qui non si discute di normative catalografiche. Ma il nesso esiste. E se su questa lista non si spiegavano queste cose, chi non è bibliotecario ma ha cuore Wikipedia non avrebbe compreso le cause dei problemi e insieme il significato che assumono come sintomi di problemi ben più vasti legati a immobilismo e conservatorismo.
ciao
Pierfranco Minsenti
E' vero, partecipo a questa lista da poco e ho quindi una visuale meno ampia della tua e degli utilizzatori piu' "antichi", ma credo le mie parole siano state in parte fraintese; cerco, quindi, di chiarire meglio.
1) Facendo da anni la library manager di un grande catalogo penso di conoscere abbastanza bene i presupposti che deve avere un opac e concordo sul fatto che "il trattamento informatico dei dati presuppone certe strategie, certi principi guida" (tanto e' vero che nell'authority file del "mio" SBA le date sono inserite nel tag UNIMARC 340 senza altri termini, in modo da poter essere in futuro estratte senza problemi, in caso di bisogno).
2) Concordo anche circa l'importanza del match tra VIAF e SBN; a questo proposito, penso occorra lavorare con OCLC sul match (punto che non mi pare cosi' complesso), cosi' che ognuno mantenga le proprie tradizioni e possa essere trovato il modo informatico di far incontrare le diversita'.
3) Credo che tutte le tradizioni locali (RDA compresa) siano messe in discussione dai nuovi modi di "consumare" l'informazione bibliografica.
Insomma, sono convinta l'internazionalizzazione significhi massimo rispetto per le tradizioni locali (VIAF sarebbe stato del tutto inutile se il futuro fosse la prevalenza del Codice catalografico Unico).
Buona serata, simona
Il giorno 02 giugno 2013 16:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Non sono d'accordo con quello che scrivi Simona.
Tu partecipi da poco alla lista e se non hai consultato gli archivi a partire dal marzo di quest'anno non ti sarai forse resa conto che tutta la discussione è partita dai problemi che ruotano intorno a un progetto molto concreto: il fatto che Wikipedia Italia ha iniziato a fare quello che avevano già fatto le altre Wikipedia (a partire da quella inglese, e poi anche quella tedesca e francese): vale a dire nelle voci di autori dell'identificatore VIAF che funge anche da hyperlink al record a grappolo dentro al VIAF.
I problemi emersi sono proprio legati a normative catalografiche non allineate e peraltro non adatte a un ambiente informatizzato. Il punto non è riconoscere che dobbiamo "allinearci": il punto è riconoscere che il trattamento informatico dei dati presuppone certe strategie, certi principi guida: inserire informazioni fondamentali in note discorsive, come fa l'ICCU, significa non aver compreso che le note discorsive sono fatte per essere lette dagli umani, ma non sono fatte per i parser automatici. Questa è la vera questione. Gli altri lo sanno e si sono preparati. L'Italia non si è posta il problema.
Questo tema è anche molto legato alla questione dei dati open perché esporre i dati liberamente significa preoccuparsi di consentirne il riuso: cosa che presuppone la messa a disposizione di dati con strutture note, prevedibili. Quindi se metti i tuoi dati a disposizione non puoi non curarti degli standard de facto e neppure delle procedure informatiche che altri costruiscono per riusare quei dati partendo dal presupposto che esistano pratiche comuni, che però una volta usate con i tuoi dati danno cattivi risultati dato che chi li ha forniti ha voluto ignorare le pratiche comuni molto diffuse. E la procedura di OCLC per la creazione del VIAF è un perfetto esempio del fatto che all'estero costruiscono procedure partendo dalla consapevolezza dell'esistenza di standard de facto che però in Italia non sono considerati da molto tempo. È un esempio e anche una metafora significativa di isolamento e disinteresse per le direzioni adottate dagli altri. Comunica un'idea di imbalsamazione delle regole (che in questo caso sono sempre quelle del 1979!). È un rigor mortis?
Quindi esiste un nodo di problemi collegati: non sono identici e totalmente sovrapposti, ma collegati sì.
Poi è anche vero che qui non si discute di normative catalografiche. Ma il nesso esiste. E se su questa lista non si spiegavano queste cose, chi non è bibliotecario ma ha cuore Wikipedia non avrebbe compreso le cause dei problemi e insieme il significato che assumono come sintomi di problemi ben più vasti legati a immobilismo e conservatorismo.
ciao
Pierfranco Minsenti
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Simona, hai inserito un tema cruciale per tutti: come si conserva il locale nel globale. Cosa da pensarci per bene. Anche perché non tutto merita una battaglia culturale per la conservazione. Certe cose "locali" sono un po' delle scemenze. Invece cose come dialetti ecc. rappresentano una identità. Ma non vorremo mica dire che come cataloga oggi la vecchia signorina Maria (nome a caso) sulla soglia della pensione in una qualche biblioteca statale rispettando tutti i crismi imparati in una onorata carriera, sono cose tutte da preservare perché sono l'identità dei bibliotecari della generazione della signorina Maria? Ma soprattutto parliamo di specificità locali che si traducono in una tradizione "viva" o parliamo semplicemente di perpetuare una tradizione non più viva ma che vogliamo comunque conservare? Pensiamo a cose come la pratica di dire che la forma accettata dei nomi degli autori antichi è il nome latino. A me sembra che nel 2013 sia un po' difficile trovare argomenti per salvare la continuità di questa pratica. In un contesto culturale così diverso da quello dei tempi in cui è stata adottata quella regole: allora chi andava in biblioteca aveva fatto studi liceali e quindi non aveva problemi. Siamo sicuri che scelte così elitarie non siano una delle tante cose che condizionino anche lo scarso amore per la cultura? Insomma: la tradizione locale costruitasi nel passato che ti pare importante di dover salvare è una costruzione storica, legata a un contesto sociale diversissimo e in varie cose fa a pugni con il contesto attuale e i suoi bisogni.
Ho una curiosità che ti chiedo: se ti va di spiegarla. Nel 2005 Petrucciani aveva pubblicato un articolo sul Bollettino AIB in cui definiva il VIAF un progetto confuso e avrebbe poi spiegato perché. Tu sai se e dove ha spiegato perché? E sai se oggi ha cambiato idea? Mi incuriosisce anche perché tre anni dopo quell'articolo, cioè nel 2008, usciva il report curato per l'IFLA da Barbara Tillet che faceva il punto sul progetto di creazione di un authority file internazionale, consigliava la dismissione del progetto ISADN e spiegava perché ne farebbe le veci il VIAF. Le raccomandazioni che conteneva sono chiare in proposito: «IFLA should not pursue the idea of an International Standard Authority Data Number (ISADN) as it has been defined» e: «IFLA should continue to monitor the progress of efforts of the ISO 27729 ISNI Working Group and the VIAF Project and any potential numbering that may result from those efforts».
Quindi ISADN non interessa più all'IFLA. Ma L'ICCU continua a inserire un numero di record ISADN in ogni record di autorità.
Hai qualcosa da dirci in merito su ciò che pensa oggi il settore dell'accademia italiana che è coinvolto dall'ICCU nelle scelte catalografiche?
grazie
ciao
Pierfranco Minsenti
Il giorno 02 giugno 2013 20:00, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
E' vero, partecipo a questa lista da poco e ho quindi una visuale meno ampia della tua e degli utilizzatori piu' "antichi", ma credo le mie parole siano state in parte fraintese; cerco, quindi, di chiarire meglio.
- Facendo da anni la library manager di un grande catalogo penso di
conoscere abbastanza bene i presupposti che deve avere un opac e concordo sul fatto che "il trattamento informatico dei dati presuppone certe strategie, certi principi guida" (tanto e' vero che nell'authority file del "mio" SBA le date sono inserite nel tag UNIMARC 340 senza altri termini, in modo da poter essere in futuro estratte senza problemi, in caso di bisogno).
- Concordo anche circa l'importanza del match tra VIAF e SBN; a questo
proposito, penso occorra lavorare con OCLC sul match (punto che non mi pare cosi' complesso), cosi' che ognuno mantenga le proprie tradizioni e possa essere trovato il modo informatico di far incontrare le diversita'.
- Credo che tutte le tradizioni locali (RDA compresa) siano messe in
discussione dai nuovi modi di "consumare" l'informazione bibliografica.
Insomma, sono convinta l'internazionalizzazione significhi massimo rispetto per le tradizioni locali (VIAF sarebbe stato del tutto inutile se il futuro fosse la prevalenza del Codice catalografico Unico).
Buona serata, simona
Il giorno 02 giugno 2013 16:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Non sono d'accordo con quello che scrivi Simona.
Tu partecipi da poco alla lista e se non hai consultato gli archivi a partire dal marzo di quest'anno non ti sarai forse resa conto che tutta la discussione è partita dai problemi che ruotano intorno a un progetto molto concreto: il fatto che Wikipedia Italia ha iniziato a fare quello che avevano già fatto le altre Wikipedia (a partire da quella inglese, e poi anche quella tedesca e francese): vale a dire nelle voci di autori dell'identificatore VIAF che funge anche da hyperlink al record a grappolo dentro al VIAF.
I problemi emersi sono proprio legati a normative catalografiche non allineate e peraltro non adatte a un ambiente informatizzato. Il punto non è riconoscere che dobbiamo "allinearci": il punto è riconoscere che il trattamento informatico dei dati presuppone certe strategie, certi principi guida: inserire informazioni fondamentali in note discorsive, come fa l'ICCU, significa non aver compreso che le note discorsive sono fatte per essere lette dagli umani, ma non sono fatte per i parser automatici. Questa è la vera questione. Gli altri lo sanno e si sono preparati. L'Italia non si è posta il problema.
Questo tema è anche molto legato alla questione dei dati open perché esporre i dati liberamente significa preoccuparsi di consentirne il riuso: cosa che presuppone la messa a disposizione di dati con strutture note, prevedibili. Quindi se metti i tuoi dati a disposizione non puoi non curarti degli standard de facto e neppure delle procedure informatiche che altri costruiscono per riusare quei dati partendo dal presupposto che esistano pratiche comuni, che però una volta usate con i tuoi dati danno cattivi risultati dato che chi li ha forniti ha voluto ignorare le pratiche comuni molto diffuse. E la procedura di OCLC per la creazione del VIAF è un perfetto esempio del fatto che all'estero costruiscono procedure partendo dalla consapevolezza dell'esistenza di standard de facto che però in Italia non sono considerati da molto tempo. È un esempio e anche una metafora significativa di isolamento e disinteresse per le direzioni adottate dagli altri. Comunica un'idea di imbalsamazione delle regole (che in questo caso sono sempre quelle del 1979!). È un rigor mortis?
Quindi esiste un nodo di problemi collegati: non sono identici e totalmente sovrapposti, ma collegati sì.
Poi è anche vero che qui non si discute di normative catalografiche. Ma il nesso esiste. E se su questa lista non si spiegavano queste cose, chi non è bibliotecario ma ha cuore Wikipedia non avrebbe compreso le cause dei problemi e insieme il significato che assumono come sintomi di problemi ben più vasti legati a immobilismo e conservatorismo.
ciao
Pierfranco Minsenti
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Cristian Consonni wrote:
Credo che quei dati siano abbastanza interessanti che qualcuno possa costruirci sopra (esempio banale: un'app con la mappa di tutte le biblioteche d'Italia).
innanzitutto complimenti per la soluzione che hai trovato per lo scraping. la costruzione di mappe sarebbe lo strumento piu' immediato per rendere fruibile l'anagrafe delle biblioteche. il piccolo grande problema e' che gli indirizzi sono riportati in modo un po' approssimativo, e automatizzare totalmente la geolocalizzazione (ovvero dato un indirizzo testuale trarre le coordinate latitudine-longitudine) potrebbe non essere fattibile.
esempio, dai dati dello scraping ho estratto tutte le biblioteche della provincia di bologna, e sono 442. ho trovato le coordinate di 260 indirizzi, ne restano 182.
disegnate sulla mappa le biblioteche della provincia di bologna appaiono cosi': http://cdb.io/12pMFFN
non escludo che abbia fatto anche degli errori io nella procedura, se siete interessati ve la documento in una mail separata.
ciao
-- raffaele
Il 03 giugno 2013 19:10, raffaele messuti raffaele.messuti@gmail.com ha scritto:
il piccolo grande problema e' che gli indirizzi sono riportati in modo un po' approssimativo, e automatizzare totalmente la geolocalizzazione (ovvero dato un indirizzo testuale trarre le coordinate latitudine-longitudine) potrebbe non essere fattibile.
esempio, dai dati dello scraping ho estratto tutte le biblioteche della provincia di bologna, e sono 442. ho trovato le coordinate di 260 indirizzi, ne restano 182.
disegnate sulla mappa le biblioteche della provincia di bologna appaiono cosi': http://cdb.io/12pMFFN
Infatti un primo utilizzo che mi è venuto in mente sarebbe dire alla comunità italiana di OpenStreetMap: "Hey! questi sono gli indirizzi ufficiali di tutte le biblioteche d'Italia, vi tornano? Volete inserire quelle mancanti?"
C
Il 03 giugno 2013 20:00, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha scritto:
Infatti un primo utilizzo che mi è venuto in mente sarebbe dire alla comunità italiana di OpenStreetMap: "Hey! questi sono gli indirizzi ufficiali di tutte le biblioteche d'Italia, vi tornano? Volete inserire quelle mancanti?"
Scrivo di nuovo perché ci tenevo ad aggiungere che io chiederei la liberazione dei dati di per sé, non perché collegati a uno specifico utilizzo
(anche perché gli utilizzi di solito si trovano abbastanza facilmente quando uno inizia a pensarci)
C
Cristian Consonni wrote:
disegnate sulla mappa le biblioteche della provincia di bologna appaiono cosi': http://cdb.io/12pMFFN
Infatti un primo utilizzo che mi è venuto in mente sarebbe dire alla comunità italiana di OpenStreetMap: "Hey! questi sono gli indirizzi ufficiali di tutte le biblioteche d'Italia, vi tornano? Volete inserire quelle mancanti?"
mi spiego meglio: non e' che gli indirizzi sono mancanti in openstreetmap o qualsiasi altra mappa. e' che sono espressi incompleti nell'anagrafe iccu
es. ho una biblioteca il cui indirizzo nell'anagrafe e' "via Mameli 9, novi ligure, AL"
il geocoder di openstreet map non te la trova http://nominatim.openstreetmap.org/search?q=via%20mameli%209,%20novi%20ligur...
perche' l'indirizzo corretto e' "via Goffredo Mameli 9" http://nominatim.openstreetmap.org/search?q=via%20goffredo%20mameli%209,%20n...
l'unico geocoder "intelligente" che risolve il problema e' quello di google, ma le api di googlemap hanno delle restrizioni (oppure credo si possano pagare)
ciao
Ma prima di stabilire come fare con l'ICCU, chiariamoci su cosa ne facciamo di questi dati?
i record contengono dati di tipo anagrafico, quantitativo (quanti libri, quanti DVD ecc.) e qualitativi: che tipo di libri.
L'idea è di fare come con i Comuni nel 2004, di creare in automatico una voce per tutte? e poi invitare utenti e bibliotecari ad integrarla? Uno dei problemi di questo database è la macchinosità del suo aggiornamento ed anche la diversa qualità di completezza dei dati.
Un saluto Susanna ====================== *Susanna Giaccai - Firenze *http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Giaccaihttp://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Sannita
Il giorno 01 giugno 2013 11:11, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Mi pare una questione di metodo e di come ci vogliamo porre.
Capisco le remore di Susanna (che con l'ICCU ci parla), anche se non so se e quanto abbia senso tentare una via di dialogo istituzionale (glieli chiediamo, loro ci pensano, poi ci rispondono, tutto fatto in privato). Per una questione di tempi, più che altro.
Si potrebbe scrivere una lettera aperta, come dice Pierfranco, e abbiamo diverse sfumature da "sarebbe carino se ci deste" a "perchè, data la legge, non ci date".
C'è infine il metodo donmilaniano, "fai le cose e poi chiedi il permesso" (solitamente funziona). Se abbiamo la legge dalla nostra parte, è anche il modo migliore di fare le cose in fretta, mostrarle e farle vedere a tutti (le parole spesso non aiutano a far capire la gente cosa si vuol fare).
Magari ne parliamo anche con il direttivo (li metto in copia).
Aubrey
2013/6/1 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
A me pare che una lettera del genere che suggerisce Susanna non può più essere oggi scritta nella forma di una "richiesta" di autorizzazione perché la legge dice che in assenza di licenza esplicita i dati sono aperti. È la legge che autorizza, Non è più l'ICCU. L'ICCU è scavalcato dalla legge, esautorato: di questo c'è finalmente da prendere atto.
Semmai può essere una lettera di "comunicazione" che ecc. ecc. che si chiuda semmai con la "richiesta", questo sì, o meglio la "raccomandazione" affiché l'ICCU emetta una comunicazione pubblica sulla cosa.
Comunque se viene inviata all'ICCU una lettera di queste genere allora è opportuno che venga pubblicata anche su AIB-CUR perché vorremmo tutti vedere finalmente la risposta dell'ICCU sulla cosa.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 01 giugno 2013 09:43, giaccai@gmail.com ha scritto:
La questione è delicata.
Ti spiego: Nel 2000 ca. una ditta attivò un servizio di cattura dei dati dall'Indice SBN per facilitare ai propri utenti la catalogazione. La questione non piacque molto all'ICCU, perchè eravamo nell'epoca in cui qualcuno pensava di vendere i record bibliografici per pagare i costi del sistema SBN. Ma la questione passò perchè era appoggiata dalla Regione Toscana.
Più che mandare io un messaggio alla Direttrice dell'ICCU, penso che potresti fare una richiesta ufficiale come Wikimedia Italia richiamando la legge sui dati aperti che hai citato tu stesso. Se vuoi ti posso aiutare a buttarla giù conoscendo un po' la mentalità di chi la leggerà.
Ciao Susanna
PS. sto aiutando Elisabetta Francioni e Anna Lucarelli a fare la voce sul Nuovo soggettario; quando è a un buon punto la segnaleremo in lista per perfezionarla.
====================== *Susanna Giaccai - Firenze *http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Giaccaihttp://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Sannita
Il giorno 01 giugno 2013 01:49, Cristian Consonni < kikkocristian@gmail.com> ha scritto:
Il 28 maggio 2013 03:02, Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com ha
scritto:
Questo scraper: https://scraperwiki.com/scrapers/anagrafebiblioteche/ tira giù la maggior parte dei dati.
Può essere limato ancora un po' (per tirar fuori il numero di telefono e gli orari d'apertura, per esempio) e bisogna scrivere qualche riga di codice per stampare i dati in un formato un po' più logico (per adesso sono dizionari di python salvati dentro un database).
Dato che lo scraper continua a funzionare allegramente (e fra poco avrà finito) che ne dite di contattare ICCU per chiedergli se vogliono aprire i dati? (c'è l'art. 68 del CAD, se serve citarlo).
Ciao,
C _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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