Carissimi,
effettivamente mi sono iscritto alla lista, ma non avevo posto attenzione al fatto che il mio indirizzo mail personale (hostedareggio@tiscali.it) non è intelligibile. Pierfranco esprime una visione romantica dell'AIB, perché immagina una organizzazione carbonara dove gruppi ristretti di persone si ritrovano in gran segreto per elaborare documenti e risoluzioni strategiche. La realtà è un po' diversa: spesso chiedi le cose e non te le mandano, quindi ti devi assumere la responsabilità di scrivere qualcosa la notte precedente agli incontri (è il caso del testo a pag. 3), oppure scopri che avresti bisogno di una commissione o di un gruppo di studio che approfondisca determinati argomenti ma non c'è nessuno che se ne occupi, o ancora non sei abbastanza lucido per realizzare che una commissione esistente potrebbe darti un contributo utile se coinvolta per tempo, perché sei sommerso dal tuo lavoro (e l'AIB è volontariato). L'AIB non sta su una stazione spaziale su Marte, è umana, drammaticamente umana: l'AIB siamo noi. Nel 2011, ad esempio, abbiamo fatto una call publica per individuare i responsabili delle commissioni nazionali e dei gruppi di studio AIB: un metodo democratico e di apertura. Le candidature furono pochissime e alcune commissioni anche importanti non furono costituite.
Nel caso citato da Pierfranco, probabilmente non sono riuscito a spiegarmi: un comitato che si occupa di riorganizzare i servizi nazionali è stato costituito, ha elaborato uno studio che è stato sottoposto all'attenzione del CEN; da quel documento ho tratto una sintesi (perchè chi doveva farla non l'ha inviata...), integrandola con alcuni elementi che ho derivato dal vostro post collettivo, che ho trovato molto utile. Peraltro, a una lettura anche superficiale, chiunque comprende che il documento consegnato al ministro più che un progetto organico di riforma è un semplice elenco di priorità, ciascuna delle quali dovrebbe essere oggetto di una specifica elaborazione. Mi spiace deludervi ma i documenti che si predispongono in queste occasioni è buona regola che non superino le due-tre cartelle, altrimenti non hanno nessuna possibilità di essere letti.
In ogni caso, mi assumo totalmente la responsabilità di quel documento, che è già su un wiki AIB e domani sarà segnalato a tutta la comunità bibliotecaria italiana. Chiunque potrà dare un contributo e partecipare alla definizione di un vero e proprio "progetto", anche per quanto riguarda SBN. Servirà qualcuno che si occupi della stesura finale - e approfitto per chiedervi uficialmente se qualcuno è disponibile - ma è naturale che il CEN abbia poi l'ultima parola, perché porta la responsabilità politica dell'associazione. Se questa è opacità, dovrò rivedere il mio bagaglio semantico.
Concordo invece con Pierfranco - che ringrazio per la sollecitazione - su una cosa: anch'io ho avuto l'impressione che al seminario si siano confrontate due sensibilità, due visioni del mondo probabilmente legate anche a un fatto generazionale. Mi piace pensare (sperare?) che l'occasione romana possa rappresentare l'avvio di un passaggio di testimone. Per quanto mi riguarda, fra meno di un anno passerò la mano e darò il mio contributo al rinnovamento dei ranghi associativi, fino a quel momento farò quanto è nelle mie possibilità per agevolare tale processo.
Metterei però in guardia dal considerare la contrapposizione descritta da Minsenti come un aut-aut o un processo evolutivo di mera sostituzione. La centralità del dato e del catalogo, per una fascia ancora maggioritaria di persone, è qualcosa che sta semplicemente fuori dall'orizzonte cognitivo: devi assistere gli utenti nelle ricerche più banali, devi fornire direttamente i testi perché le capacità per cercarli in autonomia sono inesistenti, in rete e fuori. Può darsi che nelle università sia diverso, nelle trincee dei quartieri è così. E in questa dimensione le biblioteche fisiche sono ancora fondamentali e lo sviluppo di una dimensione di servizio (localizazione, prenotazione, rinnovo, riproduzione, delivery...) VIA SBN significa fare un passo avanti per garantire a tutte le realtà bibliotecarie, in qualsiasi luogo del nostro paese, un livello minimo condiviso di servizio. SBN si deve aprire, integrando potenzialità.
Il seminario ha dimostrato che c'è sufficiente spazio e disponibilità istituzionale per aprire un confronto concreto sul futuro di SBN. Vediamo di non sprecare l'occasione. Nei prossimi giorni sentiremo il MiBAC per capire se hanno davvero intenzione di costituire gruppi di lavoro.
Mi scuso per la lunghezza.
Stefano
Il 21/06/2013 11:00, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Se si leggono tutti i twitter visibili da https://twitter.com/search?q=%23nuovosbn&src=hash e li si confronta con quello che ha visto e sentito chi era presente ieri a Roma emerge una percezione: quella di una grossa distanza tra due modi molto diversi di guardare a SBN ai servizi bibliografici, due mondi, anche anagraficamente molto lontani. Questa distanza secondo me è un problema per AIB perché non è detto che la comprenda, come suggerisce la lettura dela sezione su SBN del documento AIB per Ministro Bray. I due mondi sono:
- una parte della platea e degli interventi appaiono molto
"bibliocentrici": per loro SBN è uno strumento di biblioteche intese come istituzioni fisiche. Questa comunità enfatizza molto il principio del "servizio" che secondo loro SBN ha tradito molto presto rispetto alla visione iniziale facendo prevalere il "catalogo" che da strumento diventerebbe l'oggetto principale di interesse, e questo non andrebbe affatto bene
- l'altra comunità, molto più mista, è intervenuta ma si anche
soprattutto espressa via Twitter: è interessata invece ai dati, alla loro qualità e al loro libero riuso da parte di chiunque per N possibili servizi diversi forniti da N possibili attori. Questa comunità molto variegata non è affatto legata a una struttura fisica, ha una vision molto più ampia, partecipata. Ma soprattutto questa comunità non dice: è un peccato che il catalogo abbia prevalso. Ma semmai dice: è un peccato che il catalogo, i suoi records, non siano standard, buoni e condivisi come fanno all'estero. Questa comunità semmai vuole che ci siano decisioni strategiche e investimenti per migliorare i dati, ottimizzarli per il web e metterli a disposizione. Il più bravo li userà nel modo migliore. E non è detto che il più bravo sia necessariamente una biblioteca (fisica): o perlomeno, la titolarità nell'offerta di servizi deve essere aperta, multipla, non limitata alle biblioteche.
A questa distinzione tra le due comunità se ne accompagna un'altra: mentre la prima comunità si lamenta delle risorse insufficienti, la seconda non enfatizza la cosa perché espande la comunità dei possibili fornitori di servizi, presuppone una competizione basata su qualità e usa anche altre risorse come il crowdsourcing.
Un'altra differenza, secondo me centrale, è che la prima comunità non ha alcun piano, idea concreta di come debba evolvere SBN. Ha sempre solo in mente il principio del "servizio", a volte enfatizzato retoricamente, ma non riesce a produrre proposte concrete che riescano a tradurre questa visione in iniziative pratiche di rinnovamento.
La seconda comunità invece ha idee chiare, chiede cose molto concrete, che spesso non richiedono chissà quali investimenti.
La stesso divario tra proposte vaghe e proposte molto definite la si ritrova anche all'interno della bozza di proposte che il Presidente AIB ha consegnato al Ministro Bray nell'incontro di mercoledì 19. Il testo di 11 pagine sarà pubblicato sul sito web di AIB a breve (si diceva ieri) ma è già circolato tra alcuni esponenti AIB. Ieri l'ho detto a Stefano Parise: le proposte che conteneva alla pagina 3 erano un collage di cose slegate e non si capisce cosa voglia dire quando scrive: "Occorre uscire dalla equivalenza SBN = catalogo, per costruire un nuovo ambiente cooperativo che modernizzi il modo di lavorare delle biblioteche e produca valore per i cittadini italiani". Non è solo una affermazione di cui non si capisce l'esito pratico, ma contiene una cosa che fa confusione e che a me pare esattamente opposta a quello che vuole la comunità interessata ai dati e quindi ad avere un "catalogo" (chiamiamolo ancora così) innovativo,aperto al riuso ecc.
Il problema è che c'è una certa opacità in AIB su chi redige materialmente questi documenti e quindi ne assicura la coerenza interna. Nell'ambito delle commissioni AIB non ce n'è una che si occupi di SBN. Eppure proprio l'intervento finale di Giulio Bonanome ieri riguardava anche questa esigenza: chi compone le commissioni ristrette chieste da Rossana Rummo, Direttore Generale della Direzione Generale per gli Archivi? Chi decide chi ne fa parte? E soprattutto chi ne fa parte come condivide e sottopone alla comunità le proposte? Anche AIB su questi meccanismi ha alcune cosa da chiarire e il discorso del wiki da mettere su per raccogliere proposte dice come vengono raccolte ma non chiarisce chi poi le filtrerà, avrà la responsabilità di redigere i documenti finali e ne assicurerà la coerenza. Tra i due "mondi", le due comunità, c'è differenza e la trasparenza servirebbe anche a produrre documenti meno incoerenti. Ma non è facile farlo capire ad AIB.
P.S.: ieri Stefano Parise mi ha detto di essersi iscritto a questa mailing list e di aver letto le mail per trarre suggerimenti Ma non trovo il suo nome tra gli iscritti, a meno che non usi un account non riconoscibile. Quindi non so se potrà leggere questa mail che contiene anche la prosecuzione di alcune riflessioni fatte ieri.
pierfranco
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista:Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente:http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari