Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze. http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
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A presto, mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni <zanni.andrea84@gmail.com mailto:zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze. http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-accademica-che-cambia-2/ Aubrey _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini mauro.guerrini@unifi.itha scritto:
A presto, mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
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-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.itguerrini.mauro@gmail.com http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html
JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione: www.jlis.it
Clausola di Riservatezza
Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie.
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Ciao a mio avviso il dibattito merita davvero (anche una sintesi a posteriori), anche se qualcosa e' stato pubblicato su aib studi (http://aibstudi.aib.it/article/view/8876 - no OA), ed esiste un blog con sintesi e interventi http://aibcnur.wordpress.com/ , che meriterebbe maggiore promozione e visibilita'.
Avevo scritto a Maria Cassella che passavo, ma per come si stanno mettendo le cose in ufficio in questo periodo dubito che riusciro', forse solo pomeriggio. ciao laura
Il 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini mauro.guerrini@unifi.it ha scritto:
A presto, mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
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Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
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Aubrey
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini <mauro.guerrini@unifi.it
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A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
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Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni <zanni.andrea84@gmail.com
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Eccellenti riflessioni, complimenti. Si tratta in effetti di un punto di vista molto interessante a cui non ero ancora arrivato. Quando poi citi Lougee e le biblioteche diffuse mi trovi d'accordo al 100%. Speriamo davvero che si riesca a parlare di questo, e che non ci si limiti a discorsi di massima. E
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di
UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
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Caro Pierfranco (e cari tutti), si tratta davvero di temi molto stimolanti su cui mi e' capitato di riflettere in varie occasioni. In questo periodo non ce la faccio a stare dietro a tutte le cose che vorrei e temo di non farcela a partecipare domani, ma conto di rifarmi al piu' presto... Intanto, buona unconference a chi andra' :) simona
Il giorno 26 settembre 2013 10:06, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Eccellenti riflessioni, complimenti. Si tratta in effetti di un punto di vista molto interessante a cui non ero ancora arrivato. Quando poi citi Lougee e le biblioteche diffuse mi trovi d'accordo al 100%. Speriamo davvero che si riesca a parlare di questo, e che non ci si limiti a discorsi di massima. E
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione
che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di
UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
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Grazie Simona ed Enrico di confermarmi che si tratta veramente di questioni nodali in cui ne va anche del nostro destino (forse è un po' melodrammatico dirlo).
Simona, quando hai tempo scrivici i tuoi appunti e riflessioni. Butta giù. Non daremo il voto all'eventuale "rapsodicità".
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 10:23, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
Caro Pierfranco (e cari tutti), si tratta davvero di temi molto stimolanti su cui mi e' capitato di riflettere in varie occasioni. In questo periodo non ce la faccio a stare dietro a tutte le cose che vorrei e temo di non farcela a partecipare domani, ma conto di rifarmi al piu' presto... Intanto, buona unconference a chi andra' :) simona
Il giorno 26 settembre 2013 10:06, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Eccellenti riflessioni, complimenti. Si tratta in effetti di un punto di
vista molto interessante a cui non ero ancora arrivato. Quando poi citi Lougee e le biblioteche diffuse mi trovi d'accordo al 100%. Speriamo davvero che si riesca a parlare di questo, e che non ci si limiti a discorsi di massima. E
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione
che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di
UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
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-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.itguerrini.mauro@gmail.com http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html
JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione: www.jlis.it
Clausola di Riservatezza
Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie.
This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks.
Rispetta l'ambiente. Non stampare questa mail se non è necessario. Avant d'imprimer, pensez à l'environnement. Consider the environment before printing this mail.
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-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
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Non ci sarò, perchè non posso muovermi: il personale scarseggia.
Quindi mi limito a dire la mia qui: il modello dipartimentale è la fine delle iniziative delle biblioteche accademiche. Strumenti come SFX e i discovery non sono acquistabili e gestibili da singoli dipartimenti, e metterli d'accordo su eventuali "quote di spesa per" è, nella PRATICA, un suicidio. Senza una gestione centralizzata dei Grandi Servizi, non si va da nessuna parte. Se invece prevale il punto dei docenti che è SEMPRE "i miei libri li compri tu e li voglio dietro la mia scrivania" siamo veramente finiti
Serena
Il giorno 26 settembre 2013 10:06, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Eccellenti riflessioni, complimenti. Si tratta in effetti di un punto di vista molto interessante a cui non ero ancora arrivato. Quando poi citi Lougee e le biblioteche diffuse mi trovi d'accordo al 100%. Speriamo davvero che si riesca a parlare di questo, e che non ci si limiti a discorsi di massima. E
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione
che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di
UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
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-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.itguerrini.mauro@gmail.com http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html
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Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie.
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Rispetta l'ambiente. Non stampare questa mail se non è necessario. Avant d'imprimer, pensez à l'environnement. Consider the environment before printing this mail.
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-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
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Anche io condivido quello che scrivi, Pierfranco e peccato che forse non potro' essere a firenze. Con l'accetta: se mi si passa il determinismo tecnologico in italia gli SBA nascono imho con l'emergere degli ILS, che richiedono una regia unitaria. Gli SBA di concerto con i centri calcolo fanno nascere e gestiscono l'ILS, la struttura da cui derivano i servizi (opac, prestito, ill ecc.). Allora (primi anni 90) credo fossero un elemento progressivo, perche' hanno permesso di superare gli orridi cataloghini fatti-in-casa-dipartimentali o in alcuni casi le schede.
Allora: quanto oggi gli ILS (e i discovery) sono modulari e decentrati , permettono cioe' ad una singola struttura (che ne abbia le competenze) di gestire alcuni aspetti realmente da se'? Poi c'e' tutto il ragionamento degli acquisti consortili di risorse elettroniche: quanto diffuso e maneggevole e conveniente, e amministrativamente gestibile, e' ad oggi il modello di acquisto di risorse elettroniche "pick and choose" che permetterebbe alla singola biblioteca di fare acquisti mirati, o condividere la scelta con la comunita scientifica di riferimento, ovviando alle rigidita' imposte dal big deal?
Che poi il bibliotecario accademico debba "stare dentro" la comunita' scientifica in cui si trova e non essere l'espressione di uno SBA "remoto" e "separato" e' assolutamente vero, ed i modi per declinare questa "internita'" sono tutti da sperimentare (parliamone).
miei due cents non so se oggi riesco a replicare ciao e grazie per l'opportunita' di discussione laura
Il 26 settembre 2013 10:06, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Eccellenti riflessioni, complimenti. Si tratta in effetti di un punto di vista molto interessante a cui non ero ancora arrivato. Quando poi citi Lougee e le biblioteche diffuse mi trovi d'accordo al 100%. Speriamo davvero che si riesca a parlare di questo, e che non ci si limiti a discorsi di massima. E
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini mauro.guerrini@unifi.it ha scritto:
A presto, mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
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-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia
mauro.guerrini@unifi.it guerrini.mauro@gmail.com
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This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks.
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-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
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Caro Pierfrancesco,
poni un problema centrale. La separazione della didattica e della ricerca dalle biblioteche le fa percepire ancor più come un corpo separato da parte soprattutto dei docenti. Negli USA, in Canada e in Nord Europa, come sai meglio di me, le biblioteche delle università seguono modelli diversificati, sempre però con concentrazioni grandi. Pensare a biblioteche dipartimentali in Italia, con Dipartimenti che, in parecchie università (fra cui Firenze) si fondono e si smembrano ogni tre anni, sarebbe una follia.
Ciao, mauro
Il 26/09/2013 10:00, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese <efrancese@gmail.com mailto:efrancese@gmail.com> ha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi? Enrico Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini <mauro.guerrini@unifi.it <mailto:mauro.guerrini@unifi.it>> ha scritto: A presto, mauro Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:Io vado. Pierfranco Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni <zanni.andrea84@gmail.com <mailto:zanni.andrea84@gmail.com>> ha scritto: Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze. http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-accademica-che-cambia-2/ Aubrey _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista:Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente:http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.it <mailto:mauro.guerrini@unifi.it> guerrini.mauro@gmail.com <mailto:guerrini.mauro@gmail.com> http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione:www.jlis.it <http://www.jlis.it> Clausola di Riservatezza Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie. This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks. Rispetta l'ambiente. Non stampare questa mail se non è necessario. Avant d'imprimer, pensez à l'environnement. Consider the environment before printing this mail. _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari -- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Sono assolutamente d'accordo con Mauro Guerrini. I dipartimenti italiani sono una barzelletta, esattamente come l'Istituto Monocattedra di Potamologia Lacustre di Sabattiniana memoria.
Serena
Il giorno 26 settembre 2013 10:35, Mauro Guerrini mauro.guerrini@unifi.itha scritto:
Caro Pierfrancesco,
poni un problema centrale. La separazione della didattica e della ricerca dalle biblioteche le fa percepire ancor più come un corpo separato da parte soprattutto dei docenti. Negli USA, in Canada e in Nord Europa, come sai meglio di me, le biblioteche delle università seguono modelli diversificati, sempre però con concentrazioni grandi. Pensare a biblioteche dipartimentali in Italia, con Dipartimenti che, in parecchie università (fra cui Firenze) si fondono e si smembrano ogni tre anni, sarebbe una follia.
Ciao, mauro
Il 26/09/2013 10:00, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
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-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.itguerrini.mauro@gmail.com http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html
JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione: www.jlis.it
Clausola di Riservatezza
Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie.
This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks.
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Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie.
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Mauro,
tu sottolinei una problema reale (dimensioni e carattere ondivago delle realtà dipartimentali italiane). Allora biosgna forse inventare dei centri servizi (al plurale) per i dipartimenti? Credo che qualcosa esista. Così i dipartimenti seguono la loro strada (si accorpano, si separano, ecc.) e i centri servizi dipartimentali rimangono.
È un modello di cui si era discusso qualche anno fa a Ca' Foscari, per esempio. Ma è tradotto in pratica anche dal punto di vista della nuova realtà delle "Scuole" che costituiscono aggregazioni.
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 10:35, Mauro Guerrini mauro.guerrini@unifi.itha scritto:
Caro Pierfrancesco,
poni un problema centrale. La separazione della didattica e della ricerca dalle biblioteche le fa percepire ancor più come un corpo separato da parte soprattutto dei docenti. Negli USA, in Canada e in Nord Europa, come sai meglio di me, le biblioteche delle università seguono modelli diversificati, sempre però con concentrazioni grandi. Pensare a biblioteche dipartimentali in Italia, con Dipartimenti che, in parecchie università (fra cui Firenze) si fondono e si smembrano ogni tre anni, sarebbe una follia.
Ciao, mauro
Il 26/09/2013 10:00, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
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Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie.
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Ipotizzare le scuole è già un punto diverso: non dovevano avere compiti di coordinamento?
ciao, mauro
Il 26/09/2013 10:44, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Mauro,
tu sottolinei una problema reale (dimensioni e carattere ondivago delle realtà dipartimentali italiane). Allora biosgna forse inventare dei centri servizi (al plurale) per i dipartimenti? Credo che qualcosa esista. Così i dipartimenti seguono la loro strada (si accorpano, si separano, ecc.) e i centri servizi dipartimentali rimangono.
È un modello di cui si era discusso qualche anno fa a Ca' Foscari, per esempio. Ma è tradotto in pratica anche dal punto di vista della nuova realtà delle "Scuole" che costituiscono aggregazioni.
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 10:35, Mauro Guerrini <mauro.guerrini@unifi.it mailto:mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
Caro Pierfrancesco, poni un problema centrale. La separazione della didattica e della ricerca dalle biblioteche le fa percepire ancor più come un corpo separato da parte soprattutto dei docenti. Negli USA, in Canada e in Nord Europa, come sai meglio di me, le biblioteche delle università seguono modelli diversificati, sempre però con concentrazioni grandi. Pensare a biblioteche dipartimentali in Italia, con Dipartimenti che, in parecchie università (fra cui Firenze) si fondono e si smembrano ogni tre anni, sarebbe una follia. Ciao, mauro Il 26/09/2013 10:00, Pierfranco Minsenti ha scritto:Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla. Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori. In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata. Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata? Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei). C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report: Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso? Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche. Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"? Pierfranco Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese <efrancese@gmail.com <mailto:efrancese@gmail.com>> ha scritto: Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi? Enrico Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini <mauro.guerrini@unifi.it <mailto:mauro.guerrini@unifi.it>> ha scritto: A presto, mauro Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:Io vado. Pierfranco Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni <zanni.andrea84@gmail.com <mailto:zanni.andrea84@gmail.com>> ha scritto: Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze. http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-accademica-che-cambia-2/ Aubrey _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista:Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente:http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.it <mailto:mauro.guerrini@unifi.it> guerrini.mauro@gmail.com <mailto:guerrini.mauro@gmail.com> http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione:www.jlis.it <http://www.jlis.it> Clausola di Riservatezza Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie. This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks. Rispetta l'ambiente. Non stampare questa mail se non è necessario. Avant d'imprimer, pensez à l'environnement. Consider the environment before printing this mail. _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari -- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista:Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente:http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.it <mailto:mauro.guerrini@unifi.it> guerrini.mauro@gmail.com <mailto:guerrini.mauro@gmail.com> http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione:www.jlis.it <http://www.jlis.it> Clausola di Riservatezza Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie. This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks. Rispetta l'ambiente. Non stampare questa mail se non è necessario. Avant d'imprimer, pensez à l'environnement. Consider the environment before printing this mail. _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Vi ringrazio per queste riflessioni, che m'interessano tanto. Non so se in lista ci sono anche Anna Maria Tammaro e Maria Cassella.
Probabilmente le riflessioni di Pierfranco potrebbe essere esposte all?Uncoference Credo che ci sia ancora il tempo per inserire una esposizione... magari potreste contattare AM Tammaro
------------------------------------------------------- Carla Colombati 12/A, V.le dello Splendore I-64021 Giulianova Mob.: +39 392 7848408 E-mail: c.colombati@gmail.com
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di
UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
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-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.itguerrini.mauro@gmail.com http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html
JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione: www.jlis.it
Clausola di Riservatezza
Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie.
This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks.
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-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
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Ciao Carla,
dato che le osservazioni che ho esposto erano emerse al focus group dell'anno scorso a cui partecipava anche Maria Casella, le ho scritto per chiederle se mi sa dire in anticipo se l'unconference risponderà a questa questione.
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 10:39, Carla Colombati c.colombati@gmail.comha scritto:
Vi ringrazio per queste riflessioni, che m'interessano tanto. Non so se in lista ci sono anche Anna Maria Tammaro e Maria Cassella.
Probabilmente le riflessioni di Pierfranco potrebbe essere esposte all?Uncoference Credo che ci sia ancora il tempo per inserire una esposizione... magari potreste contattare AM Tammaro
Carla Colombati 12/A, V.le dello Splendore I-64021 Giulianova Mob.: +39 392 7848408 E-mail: c.colombati@gmail.com
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di
UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
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Clausola di Riservatezza
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Rispetta l'ambiente. Non stampare questa mail se non è necessario. Avant d'imprimer, pensez à l'environnement. Consider the environment before printing this mail.
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Fermi tutti, andate e rispondere nell'altro thread! :-)
Andrea
2013/9/26 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Ciao Carla,
dato che le osservazioni che ho esposto erano emerse al focus group dell'anno scorso a cui partecipava anche Maria Casella, le ho scritto per chiederle se mi sa dire in anticipo se l'unconference risponderà a questa questione.
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 10:39, Carla Colombati c.colombati@gmail.comha scritto:
Vi ringrazio per queste riflessioni, che m'interessano tanto.
Non so se in lista ci sono anche Anna Maria Tammaro e Maria Cassella.
Probabilmente le riflessioni di Pierfranco potrebbe essere esposte all?Uncoference Credo che ci sia ancora il tempo per inserire una esposizione... magari potreste contattare AM Tammaro
Carla Colombati 12/A, V.le dello Splendore I-64021 Giulianova Mob.: +39 392 7848408 E-mail: c.colombati@gmail.com
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di
UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) c'è un'unconference interessante a Firenze.
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac...
Aubrey
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-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.itguerrini.mauro@gmail.com http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html
JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione: www.jlis.it
Clausola di Riservatezza
Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie.
This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks.
Rispetta l'ambiente. Non stampare questa mail se non è necessario. Avant d'imprimer, pensez à l'environnement. Consider the environment before printing this mail.
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-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
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Gattesco Zanni, ma non facevi prima a cambiare oggetto del thread? X-) Il giorno 26/set/2013 10.48, "Andrea Zanni" zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Fermi tutti, andate e rispondere nell'altro thread! :-)
Andrea
2013/9/26 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Ciao Carla,
dato che le osservazioni che ho esposto erano emerse al focus group dell'anno scorso a cui partecipava anche Maria Casella, le ho scritto per chiederle se mi sa dire in anticipo se l'unconference risponderà a questa questione.
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 10:39, Carla Colombati <c.colombati@gmail.com
ha scritto:
Vi ringrazio per queste riflessioni, che m'interessano tanto.
Non so se in lista ci sono anche Anna Maria Tammaro e Maria Cassella.
Probabilmente le riflessioni di Pierfranco potrebbe essere esposte all?Uncoference Credo che ci sia ancora il tempo per inserire una esposizione... magari potreste contattare AM Tammaro
Carla Colombati 12/A, V.le dello Splendore I-64021 Giulianova Mob.: +39 392 7848408 E-mail: c.colombati@gmail.com
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese <efrancese@gmail.com
ha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di
UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto,
mauro
Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io vado.
Pierfranco
Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
> Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) > c'è un'unconference interessante a Firenze. > > http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac... > > Aubrey > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >
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-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Full Professor of LIS, Library and Information Science Professore ordinario di Biblioteconomia Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.itguerrini.mauro@gmail.com http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html
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Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie.
This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks.
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Dici direttamente andando nell'archivio? Non ci ho pensato, e poi non so se si faccia così. Sulle liste WMI solitamente facciamo i fork.
Aubrey
2013/9/26 Enrico Francese efrancese@gmail.com
Gattesco Zanni, ma non facevi prima a cambiare oggetto del thread? X-) Il giorno 26/set/2013 10.48, "Andrea Zanni" zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Fermi tutti,
andate e rispondere nell'altro thread! :-)
Andrea
2013/9/26 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Ciao Carla,
dato che le osservazioni che ho esposto erano emerse al focus group dell'anno scorso a cui partecipava anche Maria Casella, le ho scritto per chiederle se mi sa dire in anticipo se l'unconference risponderà a questa questione.
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 10:39, Carla Colombati < c.colombati@gmail.com> ha scritto:
Vi ringrazio per queste riflessioni, che m'interessano tanto.
Non so se in lista ci sono anche Anna Maria Tammaro e Maria Cassella.
Probabilmente le riflessioni di Pierfranco potrebbe essere esposte all?Uncoference Credo che ci sia ancora il tempo per inserire una esposizione... magari potreste contattare AM Tammaro
Carla Colombati 12/A, V.le dello Splendore I-64021 Giulianova Mob.: +39 392 7848408 E-mail: c.colombati@gmail.com
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese < efrancese@gmail.com> ha scritto:
Io purtroppo non riesco a esserci, e non so nemmeno se va qualcuno di
UniTo (a parte Patrizia Peila che ho visto in programma ma che non so di cosa parlerà). La Tammaro aveva chiesto una mano per la presenza sui social - speriamo si riesca a leggere qualche aggiornamento online. Tu Pierfranco andrai come semplice uditore o hai preparato dei temi?
Enrico
Il giorno 25 settembre 2013 20:12, Mauro Guerrini < mauro.guerrini@unifi.it> ha scritto:
A presto, > mauro > > > > Il 25/09/2013 17:05, Pierfranco Minsenti ha scritto: > > Io vado. > > Pierfranco > > > Il giorno 25 settembre 2013 16:40, Andrea Zanni < > zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto: > >> Sicuramente molti di voi lo sapevano, ma il 27 settembre (venerdì) >> c'è un'unconference interessante a Firenze. >> >> http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36989-la-biblioteca-ac... >> >> Aubrey >> >> _______________________________________________ >> Bibliotecari mailing list >> Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it >> Configurazione utente: >> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >> > > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari > > > -- > Prof. Mauro Guerrini > Università di Firenze > Full Professor of LIS, Library and Information Science > Professore ordinario di Biblioteconomia > Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) > Piazza Brunelleschi 4 > 50121 Firenze - Italia > mauro.guerrini@unifi.itguerrini.mauro@gmail.com > http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html > > JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione: www.jlis.it > > > Clausola di Riservatezza > > Questo messaggio e i suoi allegati sono confidenziali e sono rivolti esclusivamente alle persone elencate in indirizzo. Non è autorizzata la diffusione, copia, stampa o uso da parte di altri. Se avete ricevuto questo messaggio per errore siete pregati di eliminarlo insieme ai suoi allegati e di darne comunicazione al mittente (D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196). Grazie. > > This e-mail and any attachments is confidential and may contain privileged information intended for the addressee(s) only. Dissemination, copying, printing or use by anybody else is unauthorised. If you are not the intended recipient, please delete this message and any attachments and advise the sender by return e-mail. Thanks. > > Rispetta l'ambiente. Non stampare questa mail se non è necessario. > Avant d'imprimer, pensez à l'environnement. > Consider the environment before printing this mail. > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >
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