È un po' che voglio scrivere ai soci wikimediani e openstreetmappari in merito a un progetto che è molto caro a me e ad altri due soci dell'Associazione di promozione sociale Open Culture Atlas, soci/simpatizzanti Wikimedia: http://opencultureatlas.tropicodellibro.it/progetto/
Dalla prima presentazione ufficiale di Atlas a Osmit 2014 sono stati via via sempre più i momenti che ci hanno convinto della sensatezza di una cooperazione tra le nostre associazioni. Tra questi:
- il riconoscimento italiano della coppia Wikimedia-OpenStreetMap
- La traduzione per mano di tre wikimediani delle tesi di Weinberger e Searls; cje includono il principio per me di capitale importanza: «*Se siamo per una Internet libera e collaborativa dobbiamo cooperare con energia a rendere competitive le alternative affini ai nostri valori*»... anzi no, questa è la mia versione, loro dicono, più all'americana: «Sostieni le aziende che hanno davvero capito il Web. Le riconoscerai non tanto perché ci assomigliano, ma perché sono dalla nostra parte». Noi abbiamo scelto OSM nonostante non fosse la scelta più efficiente (lo era di certo GoogleMaps in termini di costi di sviluppo che di gestione redazionale), e vorremmo che tutti voi-noi facessimo lo stesso con Open Culture Atlas. Vorremmo che lo adottassero tutti quelli che hanno a cuore la sua missione.
Sentiamo che il nostro lavoro è importante e ha una caratteristica che lo rende unico: un orizzonte aperto davanti, non soggetto ai cambi di governo o alla mancata redditività da startup.
Open Culture Atlas ha però bisogno di tutto il sostegno possibile per sviluppare appieno il suo potenziale. Ha bisogno di amici sinceri, più che di investimenti o parentele.
Senza prefigurare troppo, visto che ancora non conosco il vostro punto di vista in merito, ci sono alcune cose che mi vengono in mente da cui si potrebbe partire, in ordine di coinvolgimento:
1. usare Open Culture Atlas al posto (o comunque in prima istanza) di Facebook/Eventbrite ecc.; 2. creare un ciclo di mappathon/edithon in tutta Italia insieme, per potenziare l'efficacia comunicativa di ciascuno dei tre progetti e mischiare anche il tipo di pubblico; 3. trovare un momento a Wikimania Esino Lario per cercare ufficialmente alleati per l'internazionalizzazione di Open Culture Atlas; 4. diventare soci sostenitori dell'associazione (anche come collettivo) o chiedere l'ingresso come socio ordinario per partecipare delle decisioni interne (prese con il metodo del consenso) e per coinvolgersi a livello progettuale.
Sono certa ci siano anche altre possibilità, per cui se avete voglia, sono qui per rifletterci insieme.
Ho scritto un po' troppo forse, grazie dell'attenzione:)
Francesca Santarelli
Associazione di promozione sociale Open Culture Atlas TROPICO DEL LIBRO http://tropicodellibro.it, portale di inform-azione indipendente sull'ecosistema editoriale OPEN CULTURE ATLAS http://opencultureatlas.tropicodellibro.it/, atlante libero e collaborativo della cultura viva
skype: tropicodellibro
francesca santarelli, 26/01/2015 21:27:
per l'internazionalizzazione di Open Culture Atlas;
A questo proposito, se intendi la traduzione della piattaforma, si può partire in qualunque momento: posso aiutare a inserirla in translatewiki.net. https://translatewiki.net/wiki/Translating:New_project Non trovo velocemente il vostro repository dalla pagina principale del sito, ma se siete interessati parliamone.
Nemo
Ti ringrazio molto Nemo, tra l'altro non conoscevo Translatewiki e mi pare davvero un bel progetto. Ma ho due questioni non da poco da risolvere, prima.
La prima è la "openness" richiesta. Open Culture Atlas è rilasciato con licenza libera ma non è open source. Ne so pochissimi di codice open, so solo che lo sviluppo del sito è stato un investimento economico personale non da poco e che piccoletti come ancora siamo sarebbe sconsiderato condividere con chiunque quel valore. È tutto quello che abbiamo, oltre ai membri iscritti e la nostra energia. Anche le informazioni dei post, sono liberamente usabili, ma se qualcuno le volesse aggregate dovrebbe perlomeno chiedercele direttamente spiegandoci l'uso che ne intende fare. Purtroppo ci sono persone che quando trovano qualcosa di bello non cercano di partecipare ma di copiarlo alla bella e meglio. Noi vogliamo mettere Atlas al riparo da quelli, e tuttavia mantenerlo aperto con chi sa condividere. Ecco il perché della scelta. Ma sono aperta a cambiare idea se mi spieghi/ate perché mi sbaglio.
Secondo punto, io per "internazionalizzazione" in effetti intendevo qualcosa di più ampio: trovare referenti-soci in più Paesi possibile che costruiscano cellule locali di promozione-azione di Open Culture Atlas. Perché c'è da fare un lavoro sul territorio che noi a fatica facciamo in Italia (sperando sempre di avere sempre più soci attivi). Quanto alla traduzione, credo non ci sia moltissimo da fare, qualche menu ed email di notifica. Ma poi la gran parte di testo secondo me - ma anche qui posso sbagliarmi clamorosamente - deve rimanere nella lingua di chi lo carica: se si carica un evento a Forlì, che senso ha averlo anche in inglese e francese? Poi c'è troppo poco tempo, magari 2-3 giorni tra l'inserimento e l'evento stesso. Chi caricherà un evento a Birmingham lo inserirà in inglese, e così via.
Francesca
Il giorno 26 gennaio 2015 21:56, Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.com ha scritto:
francesca santarelli, 26/01/2015 21:27:
per l'internazionalizzazione di Open Culture Atlas;
A questo proposito, se intendi la traduzione della piattaforma, si può partire in qualunque momento: posso aiutare a inserirla in translatewiki.net. https://translatewiki.net/wiki/Translating:New_project Non trovo velocemente il vostro repository dalla pagina principale del sito, ma se siete interessati parliamone.
Nemo _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
francesca santarelli, 28/01/2015 10:38:
La prima è la "openness" richiesta. Open Culture Atlas è rilasciato con licenza libera ma non è open source. Ne so pochissimi di codice open, so solo che lo sviluppo del sito è stato un investimento economico personale non da poco e che piccoletti come ancora siamo sarebbe sconsiderato condividere con chiunque quel valore. È tutto quello che abbiamo, oltre ai membri iscritti e la nostra energia. Anche le informazioni dei post, sono liberamente usabili, ma se qualcuno le volesse aggregate dovrebbe perlomeno chiedercele direttamente spiegandoci l'uso che ne intende fare. Purtroppo ci sono persone che quando trovano qualcosa di bello non cercano di partecipare ma di copiarlo alla bella e meglio. Noi vogliamo mettere Atlas al riparo da quelli, e tuttavia mantenerlo aperto con chi sa condividere. Ecco il perché della scelta. Ma sono aperta a cambiare idea se mi spieghi/ate perché mi sbaglio.
Per carità, è una scelta vostra e comprensibile. Ovviamente rende impossibile per translatewiki.net e Wikimedia appoggiarvi direttamente o andare a dire a quelli di verybello "aveste invece dovuto adottare quella piattaforma esistente, a norma di CAD".
Secondo punto, io per "internazionalizzazione" in effetti intendevo qualcosa di più ampio:
Immaginavo. Offrivo quello che so fare. :)
trovare referenti-soci in più Paesi possibile che costruiscano cellule locali di promozione-azione di Open Culture Atlas. Perché c'è da fare un lavoro sul territorio che noi a fatica facciamo in Italia (sperando sempre di avere sempre più soci attivi). Quanto alla traduzione, credo non ci sia moltissimo da fare, qualche menu ed email di notifica. Ma poi la gran parte di testo secondo me - ma anche qui posso sbagliarmi clamorosamente - deve rimanere nella lingua di chi lo carica: se si carica un evento a Forlì, che senso ha averlo anche in inglese e francese? Poi c'è troppo poco tempo, magari 2-3 giorni tra l'inserimento e l'evento stesso. Chi caricherà un evento a Birmingham lo inserirà in inglese, e così via.
Consiglio comunque di non sottovalutare l'importanza della traduzione dell'interfaccia e della descrizione di un evento anche solo in una seconda lingua oltre a quella originale. Quando superate la fase monolingue, tenete presente che c'è la possibilità di farvi una vostra installazione di MediaWiki+Translate e tradurci il vostro sito (in formati standard) secondo il copyright a voi preferito.
Nemo
Il 28/01/2015 10:38, francesca santarelli ha scritto:
Ti ringrazio molto Nemo, tra l'altro non conoscevo Translatewiki e mi pare davvero un bel progetto. Ma ho due questioni non da poco da risolvere, prima.
La prima è la "openness" richiesta. Open Culture Atlas è rilasciato con licenza libera ma non è open source.
Vuol dire che è pubblicato secondo una delle rare licenze approvate dalla FSF ma non dalla OSI, come la BSD a 4 clausole? Meglio di niente.
Ne so pochissimi di codice open, so solo che lo sviluppo del sito è stato un investimento economico personale non da poco e che piccoletti come ancora siamo sarebbe sconsiderato condividere con chiunque quel valore. È tutto quello che abbiamo, oltre ai membri iscritti e la nostra energia.
Spesso è proprio quando non si ha nulla, che si può donare tutto... (cit.)
Anche le informazioni dei post, sono liberamente usabili, ma se qualcuno le volesse aggregate dovrebbe perlomeno chiedercele direttamente spiegandoci l'uso che ne intende fare. Purtroppo ci sono persone che quando trovano qualcosa di bello non cercano di partecipare ma di copiarlo alla bella e meglio. Noi vogliamo mettere Atlas al riparo da quelli, e tuttavia mantenerlo aperto con chi sa condividere. Ecco il perché della scelta. Ma sono aperta a cambiare idea se mi spieghi/ate perché mi sbaglio.
Secondo punto, io per "internazionalizzazione" in effetti intendevo qualcosa di più ampio: trovare referenti-soci in più Paesi possibile che costruiscano cellule locali di promozione-azione di Open Culture Atlas. Perché c'è da fare un lavoro sul territorio che noi a fatica facciamo in Italia (sperando sempre di avere sempre più soci attivi). Quanto alla traduzione, credo non ci sia moltissimo da fare, qualche menu ed email di notifica. Ma poi la gran parte di testo secondo me - ma anche qui posso sbagliarmi clamorosamente - deve rimanere nella lingua di chi lo carica: se si carica un evento a Forlì, che senso ha averlo anche in inglese e francese? Poi c'è troppo poco tempo, magari 2-3 giorni tra l'inserimento e l'evento stesso. Chi caricherà un evento a Birmingham lo inserirà in inglese, e così via.
Francesca
Il giorno 26 gennaio 2015 21:56, Federico Leva (Nemo) <nemowiki@gmail.com mailto:nemowiki@gmail.com> ha scritto:
francesca santarelli, 26/01/2015 21:27: per l'internazionalizzazione di Open Culture Atlas; A questo proposito, se intendi la traduzione della piattaforma, si può partire in qualunque momento: posso aiutare a inserirla in translatewiki.net <http://translatewiki.net>. https://translatewiki.net/wiki/Translating:New_project Non trovo velocemente il vostro repository dalla pagina principale del sito, ma se siete interessati parliamone. Nemo _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Oggi su Wired si parla di Open Culture Atlas, proposto come alternativa già pronta e più interessante rispetto a verybello.it (l'articolo è una recensione critica di verybello.it).
«Dalle parti di chi quel progetto l’ha concepito, realizzato e promosso è normale che ci si pongano delle domande, il cui tono è quanto mai costruttivo: «In un paese con così poche – lamentate – risorse dedicabili alla cultura (che è “solo” quello sfaccettato insieme di comportamenti e azioni che tengono insieme la capacità individuale e collettiva di rinnovare il senso del nostro vivere), e con così intensa (suppletiva) attività dell’associazionismo e del volontariato culturale, sembra paradossale che a livello istituzionale non si cominci a fare l’unica cosa logica da fare: cercare e valorizzare l’esistente. Come avrebbe potuto essere, e ancora potrebbe, per il progetto no profit che andiamo costruendo e migliorando da mesi, Open Culture Atlas. »
"#VeryBello, l’ennesima “storia italiana”", articolo di di Federico Chesi: http://www.wired.it/play/cultura/2015/01/27/verybello-lennesima-storia-itali...
Pierfranco Minsenti
Il giorno 26 gennaio 2015 21:27, francesca santarelli < sant.francesca@gmail.com> ha scritto:
È un po' che voglio scrivere ai soci wikimediani e openstreetmappari in merito a un progetto che è molto caro a me e ad altri due soci dell'Associazione di promozione sociale Open Culture Atlas, soci/simpatizzanti Wikimedia: http://opencultureatlas.tropicodellibro.it/progetto/
Dalla prima presentazione ufficiale di Atlas a Osmit 2014 sono stati via via sempre più i momenti che ci hanno convinto della sensatezza di una cooperazione tra le nostre associazioni. Tra questi:
il riconoscimento italiano della coppia Wikimedia-OpenStreetMap
La traduzione per mano di tre wikimediani delle tesi di Weinberger e
Searls; cje includono il principio per me di capitale importanza: «*Se siamo per una Internet libera e collaborativa dobbiamo cooperare con energia a rendere competitive le alternative affini ai nostri valori*»... anzi no, questa è la mia versione, loro dicono, più all'americana: «Sostieni le aziende che hanno davvero capito il Web. Le riconoscerai non tanto perché ci assomigliano, ma perché sono dalla nostra parte». Noi abbiamo scelto OSM nonostante non fosse la scelta più efficiente (lo era di certo GoogleMaps in termini di costi di sviluppo che di gestione redazionale), e vorremmo che tutti voi-noi facessimo lo stesso con Open Culture Atlas. Vorremmo che lo adottassero tutti quelli che hanno a cuore la sua missione.
Sentiamo che il nostro lavoro è importante e ha una caratteristica che lo rende unico: un orizzonte aperto davanti, non soggetto ai cambi di governo o alla mancata redditività da startup.
Open Culture Atlas ha però bisogno di tutto il sostegno possibile per sviluppare appieno il suo potenziale. Ha bisogno di amici sinceri, più che di investimenti o parentele.
Senza prefigurare troppo, visto che ancora non conosco il vostro punto di vista in merito, ci sono alcune cose che mi vengono in mente da cui si potrebbe partire, in ordine di coinvolgimento:
- usare Open Culture Atlas al posto (o comunque in prima istanza) di
Facebook/Eventbrite ecc.; 2. creare un ciclo di mappathon/edithon in tutta Italia insieme, per potenziare l'efficacia comunicativa di ciascuno dei tre progetti e mischiare anche il tipo di pubblico; 3. trovare un momento a Wikimania Esino Lario per cercare ufficialmente alleati per l'internazionalizzazione di Open Culture Atlas; 4. diventare soci sostenitori dell'associazione (anche come collettivo) o chiedere l'ingresso come socio ordinario per partecipare delle decisioni interne (prese con il metodo del consenso) e per coinvolgersi a livello progettuale.
Sono certa ci siano anche altre possibilità, per cui se avete voglia, sono qui per rifletterci insieme.
Ho scritto un po' troppo forse, grazie dell'attenzione:)
Francesca Santarelli
Associazione di promozione sociale Open Culture Atlas TROPICO DEL LIBRO http://tropicodellibro.it, portale di inform-azione indipendente sull'ecosistema editoriale OPEN CULTURE ATLAS http://opencultureatlas.tropicodellibro.it/, atlante libero e collaborativo della cultura viva
skype: tropicodellibro
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Pierfranco, penso sia una battaglia comune con i wikimediani quella di fare presente certe istanze alle istituzioni. Proprio sul tema del rapporto tra istituzioni culturali ed etica il socio Marco Goldin dovrebbe fare un intervento a Ca' Foscari il 16 febbraio, beato chi potrà esserci :)
Francesca
Il giorno 27 gennaio 2015 15:19, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Oggi su Wired si parla di Open Culture Atlas, proposto come alternativa già pronta e più interessante rispetto a verybello.it (l'articolo è una recensione critica di verybello.it).
«Dalle parti di chi quel progetto l’ha concepito, realizzato e promosso è normale che ci si pongano delle domande, il cui tono è quanto mai costruttivo: «In un paese con così poche – lamentate – risorse dedicabili alla cultura (che è “solo” quello sfaccettato insieme di comportamenti e azioni che tengono insieme la capacità individuale e collettiva di rinnovare il senso del nostro vivere), e con così intensa (suppletiva) attività dell’associazionismo e del volontariato culturale, sembra paradossale che a livello istituzionale non si cominci a fare l’unica cosa logica da fare: cercare e valorizzare l’esistente. Come avrebbe potuto essere, e ancora potrebbe, per il progetto no profit che andiamo costruendo e migliorando da mesi, Open Culture Atlas. »
"#VeryBello, l’ennesima “storia italiana”", articolo di di Federico Chesi:
http://www.wired.it/play/cultura/2015/01/27/verybello-lennesima-storia-itali...
Pierfranco Minsenti
Il giorno 26 gennaio 2015 21:27, francesca santarelli < sant.francesca@gmail.com> ha scritto:
È un po' che voglio scrivere ai soci wikimediani e openstreetmappari in merito a un progetto che è molto caro a me e ad altri due soci dell'Associazione di promozione sociale Open Culture Atlas, soci/simpatizzanti Wikimedia: http://opencultureatlas.tropicodellibro.it/progetto/
Dalla prima presentazione ufficiale di Atlas a Osmit 2014 sono stati via via sempre più i momenti che ci hanno convinto della sensatezza di una cooperazione tra le nostre associazioni. Tra questi:
il riconoscimento italiano della coppia Wikimedia-OpenStreetMap
La traduzione per mano di tre wikimediani delle tesi di Weinberger e
Searls; cje includono il principio per me di capitale importanza: «*Se siamo per una Internet libera e collaborativa dobbiamo cooperare con energia a rendere competitive le alternative affini ai nostri valori*»... anzi no, questa è la mia versione, loro dicono, più all'americana: «Sostieni le aziende che hanno davvero capito il Web. Le riconoscerai non tanto perché ci assomigliano, ma perché sono dalla nostra parte». Noi abbiamo scelto OSM nonostante non fosse la scelta più efficiente (lo era di certo GoogleMaps in termini di costi di sviluppo che di gestione redazionale), e vorremmo che tutti voi-noi facessimo lo stesso con Open Culture Atlas. Vorremmo che lo adottassero tutti quelli che hanno a cuore la sua missione.
Sentiamo che il nostro lavoro è importante e ha una caratteristica che lo rende unico: un orizzonte aperto davanti, non soggetto ai cambi di governo o alla mancata redditività da startup.
Open Culture Atlas ha però bisogno di tutto il sostegno possibile per sviluppare appieno il suo potenziale. Ha bisogno di amici sinceri, più che di investimenti o parentele.
Senza prefigurare troppo, visto che ancora non conosco il vostro punto di vista in merito, ci sono alcune cose che mi vengono in mente da cui si potrebbe partire, in ordine di coinvolgimento:
- usare Open Culture Atlas al posto (o comunque in prima istanza) di
Facebook/Eventbrite ecc.; 2. creare un ciclo di mappathon/edithon in tutta Italia insieme, per potenziare l'efficacia comunicativa di ciascuno dei tre progetti e mischiare anche il tipo di pubblico; 3. trovare un momento a Wikimania Esino Lario per cercare ufficialmente alleati per l'internazionalizzazione di Open Culture Atlas; 4. diventare soci sostenitori dell'associazione (anche come collettivo) o chiedere l'ingresso come socio ordinario per partecipare delle decisioni interne (prese con il metodo del consenso) e per coinvolgersi a livello progettuale.
Sono certa ci siano anche altre possibilità, per cui se avete voglia, sono qui per rifletterci insieme.
Ho scritto un po' troppo forse, grazie dell'attenzione:)
Francesca Santarelli
Associazione di promozione sociale Open Culture Atlas TROPICO DEL LIBRO http://tropicodellibro.it, portale di inform-azione indipendente sull'ecosistema editoriale OPEN CULTURE ATLAS http://opencultureatlas.tropicodellibro.it/, atlante libero e collaborativo della cultura viva
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Grazie dell'informazione sulla data del 16.
Pierfranco
Il giorno 28 gennaio 2015 11:09, francesca santarelli < sant.francesca@gmail.com> ha scritto:
Pierfranco, penso sia una battaglia comune con i wikimediani quella di fare presente certe istanze alle istituzioni. Proprio sul tema del rapporto tra istituzioni culturali ed etica il socio Marco Goldin dovrebbe fare un intervento a Ca' Foscari il 16 febbraio, beato chi potrà esserci :)
Francesca
Il giorno 27 gennaio 2015 15:19, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Oggi su Wired si parla di Open Culture Atlas, proposto come alternativa
già pronta e più interessante rispetto a verybello.it (l'articolo è una recensione critica di verybello.it).
«Dalle parti di chi quel progetto l’ha concepito, realizzato e promosso è normale che ci si pongano delle domande, il cui tono è quanto mai costruttivo: «In un paese con così poche – lamentate – risorse dedicabili alla cultura (che è “solo” quello sfaccettato insieme di comportamenti e azioni che tengono insieme la capacità individuale e collettiva di rinnovare il senso del nostro vivere), e con così intensa (suppletiva) attività dell’associazionismo e del volontariato culturale, sembra paradossale che a livello istituzionale non si cominci a fare l’unica cosa logica da fare: cercare e valorizzare l’esistente. Come avrebbe potuto essere, e ancora potrebbe, per il progetto no profit che andiamo costruendo e migliorando da mesi, Open Culture Atlas. »
"#VeryBello, l’ennesima “storia italiana”", articolo di di Federico Chesi:
http://www.wired.it/play/cultura/2015/01/27/verybello-lennesima-storia-itali...
Pierfranco Minsenti
Il giorno 26 gennaio 2015 21:27, francesca santarelli < sant.francesca@gmail.com> ha scritto:
È un po' che voglio scrivere ai soci wikimediani e openstreetmappari in merito a un progetto che è molto caro a me e ad altri due soci dell'Associazione di promozione sociale Open Culture Atlas, soci/simpatizzanti Wikimedia: http://opencultureatlas.tropicodellibro.it/progetto/
Dalla prima presentazione ufficiale di Atlas a Osmit 2014 sono stati via via sempre più i momenti che ci hanno convinto della sensatezza di una cooperazione tra le nostre associazioni. Tra questi:
il riconoscimento italiano della coppia Wikimedia-OpenStreetMap
La traduzione per mano di tre wikimediani delle tesi di Weinberger e
Searls; cje includono il principio per me di capitale importanza: «*Se siamo per una Internet libera e collaborativa dobbiamo cooperare con energia a rendere competitive le alternative affini ai nostri valori*»... anzi no, questa è la mia versione, loro dicono, più all'americana: «Sostieni le aziende che hanno davvero capito il Web. Le riconoscerai non tanto perché ci assomigliano, ma perché sono dalla nostra parte». Noi abbiamo scelto OSM nonostante non fosse la scelta più efficiente (lo era di certo GoogleMaps in termini di costi di sviluppo che di gestione redazionale), e vorremmo che tutti voi-noi facessimo lo stesso con Open Culture Atlas. Vorremmo che lo adottassero tutti quelli che hanno a cuore la sua missione.
Sentiamo che il nostro lavoro è importante e ha una caratteristica che lo rende unico: un orizzonte aperto davanti, non soggetto ai cambi di governo o alla mancata redditività da startup.
Open Culture Atlas ha però bisogno di tutto il sostegno possibile per sviluppare appieno il suo potenziale. Ha bisogno di amici sinceri, più che di investimenti o parentele.
Senza prefigurare troppo, visto che ancora non conosco il vostro punto di vista in merito, ci sono alcune cose che mi vengono in mente da cui si potrebbe partire, in ordine di coinvolgimento:
- usare Open Culture Atlas al posto (o comunque in prima istanza) di
Facebook/Eventbrite ecc.; 2. creare un ciclo di mappathon/edithon in tutta Italia insieme, per potenziare l'efficacia comunicativa di ciascuno dei tre progetti e mischiare anche il tipo di pubblico; 3. trovare un momento a Wikimania Esino Lario per cercare ufficialmente alleati per l'internazionalizzazione di Open Culture Atlas; 4. diventare soci sostenitori dell'associazione (anche come collettivo) o chiedere l'ingresso come socio ordinario per partecipare delle decisioni interne (prese con il metodo del consenso) e per coinvolgersi a livello progettuale.
Sono certa ci siano anche altre possibilità, per cui se avete voglia, sono qui per rifletterci insieme.
Ho scritto un po' troppo forse, grazie dell'attenzione:)
Francesca Santarelli
Associazione di promozione sociale Open Culture Atlas TROPICO DEL LIBRO http://tropicodellibro.it, portale di inform-azione indipendente sull'ecosistema editoriale OPEN CULTURE ATLAS http://opencultureatlas.tropicodellibro.it/, atlante libero e collaborativo della cultura viva
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