Cari tutti, grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro della lista) mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il nuovo Google Knowledge Graph.
Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in Wikipedia, mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre informazioni.
Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e le pagine DIsambigua su WIkipedia.
Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha fatto.
Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene redirect (e disambigua) su Wikipedia.
Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si inserisce questo codice: #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]]
è praticamente un Use, in termini bibliotecari.
Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa.
Esempio. Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del titolo: voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin
Nella voce dedicata al romanzo alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una nota di disambiguazione:
Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin.
Ma nella voce dedicata all'opera lirica http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva una nota di disambiguazione.
Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto:
{{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}}
il template è Nota disambigua il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) il secondo "[[Eugenio Onegin]]"
Che si inseriscono nella frase * Se stai cercando $1, vedi $2.* * *
Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-)
Aubrey
Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia che produce subito un miglioramento in Google.
Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine più generali che se ne possono ricavare:
1) dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se sfruttano anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio.
2) dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani.
3) dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un sistema di ricerca di interesse collettivo.
4) dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene.
Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante.
Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori?
Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori?
Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. E se esce da quel luogo non è più nessuno. Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di "bibliotecario"?
Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli li può vedere chiunque. Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Cari tutti, grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro della lista) mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il nuovo Google Knowledge Graph.
Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in Wikipedia, mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre informazioni.
Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e le pagine DIsambigua su WIkipedia.
Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha fatto.
Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene redirect (e disambigua) su Wikipedia.
Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si inserisce questo codice: #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]]
è praticamente un Use, in termini bibliotecari.
Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa.
Esempio. Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del titolo: voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin
Nella voce dedicata al romanzo alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una nota di disambiguazione:
Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin.
Ma nella voce dedicata all'opera lirica http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva una nota di disambiguazione.
Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto:
{{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}}
il template è Nota disambigua il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) il secondo "[[Eugenio Onegin]]"
Che si inseriscono nella frase
- Se stai cercando $1, vedi $2.*
Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-)
Aubrey
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima.
Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma magari è un lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi riallaccio al tema sollevato da Pierfranco ;-)
Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle pagine verso quelle considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a Knowledge graph.
Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di Wikipedia. Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina ufficiale del Comune di Genova è in realtà www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è Google Graph o altro?
grazie virginia
2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia che produce subito un miglioramento in Google.
Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine più generali che se ne possono ricavare:
- dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se sfruttano
anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio.
dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani.
dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per
obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un sistema di ricerca di interesse collettivo.
- dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene.
Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante.
Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori?
Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori?
Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. E se esce da quel luogo non è più nessuno. Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di "bibliotecario"?
Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli li può vedere chiunque. Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Cari tutti, grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro della lista) mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il nuovo Google Knowledge Graph.
Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in Wikipedia, mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre informazioni.
Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e le pagine DIsambigua su WIkipedia.
Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha fatto.
Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene redirect (e disambigua) su Wikipedia.
Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si inserisce questo codice: #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]]
è praticamente un Use, in termini bibliotecari.
Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa.
Esempio. Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del titolo: voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin
Nella voce dedicata al romanzo alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una nota di disambiguazione:
Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin.
Ma nella voce dedicata all'opera lirica http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva una nota di disambiguazione.
Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto:
{{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}}
il template è Nota disambigua il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) il secondo "[[Eugenio Onegin]]"
Che si inseriscono nella frase
- Se stai cercando $1, vedi $2.*
Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-)
Aubrey
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Ciao
decisamente no. Ovvero Google Graph è di Google, che non mi pare abbia condiviso il codice che ci sta dietro con nessuno, senza considerare che il funzionamento delle ricerche su Facebook non si appoggia sul motore di ricerca Google (semmai ci sono accordi con Bing).
In calce alla pagina di Genova che hai linkato c'è indicato: - Contenuti dall'articolo di Wikipedia Genova (collaboratori) concessi su licenza di CC-BY-SA - Contenuti da Freebase concessi su licenza di CC-BY
In sostanza credo che Facebook si sia "limitato" a fare il mining di un sacco di informazioni da Wikipedia e Freebase per "arricchire" una pagina che però vuole essere un punto di contatto tra le persone/attività di facebook (tuoi amici, mi piace, ecc.ecc). La cosa interessante/buffa è che però non mi sembra si sia limitato a questo, di fatto è possibile navigare tra le voci correlate, che sono a loro volta prese da wikipedia, inoltre la spiegazione dell'argomento, ogni tanto ha dei link diretti a wikipedia, ogni tanto ad altre pagine "facebook".
A naso, mi sembra una cosa relativamente "nuova" di facebook (ma potrei sbagliare), forse stanno cercando anche loro di capire come usarla. Dalla pagina di genova che hai linkato, prova a cliccare su De Andrè, finisci su una pagina simile, sempre presa da wikipedia. C'è scritto che "Piace a 243.469 persone". Ora prova a usare la ricerca di facebook per cercare Fabrizio De Andrè: 1- non c'è traccia di collegamenti alla pagina di prima ma solo alle "fan page". 2 - non si capisce da dove arrivi il numero di "mi pace" della precedente pagina.
Ah...ecco.. ho trovato un articolo che spiega meglio la cosa: http://creativecommons.org/weblog/entry/21721
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 11:51, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima.
Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma magari è un lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi riallaccio al tema sollevato da Pierfranco ;-)
Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle pagine verso quelle considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a Knowledge graph.
Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di Wikipedia. Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina ufficiale del Comune di Genova è in realtà www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è Google Graph o altro?
grazie virginia
2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia che produce subito un miglioramento in Google.
Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine più generali che se ne possono ricavare:
- dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se sfruttano
anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio.
dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani.
dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per
obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un sistema di ricerca di interesse collettivo.
- dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene.
Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante.
Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori?
Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori?
Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. E se esce da quel luogo non è più nessuno. Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di "bibliotecario"?
Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli li può vedere chiunque. Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Cari tutti, grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro della lista) mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il nuovo Google Knowledge Graph.
Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in Wikipedia, mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre informazioni.
Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e le pagine DIsambigua su WIkipedia.
Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha fatto.
Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene redirect (e disambigua) su Wikipedia.
Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si inserisce questo codice: #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]]
è praticamente un Use, in termini bibliotecari.
Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa.
Esempio. Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del titolo: voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin
Nella voce dedicata al romanzo alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una nota di disambiguazione:
Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin.
Ma nella voce dedicata all'opera lirica http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva una nota di disambiguazione.
Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto:
{{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}}
il template è Nota disambigua il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) il secondo "[[Eugenio Onegin]]"
Che si inseriscono nella frase
- Se stai cercando $1, vedi $2.*
Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-)
Aubrey
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
È la prima volta che vedo una pagina del genere in Facebook. Ma se cerco comune di Venezia oppure comune di Roma non appaiono pagine del genere.
Nell'articolo citato da Giulio, che è del 2010, si fa riferimento a una integrazione di dati da Wikipedia in specifiche pagine di Facebook: le Community pages. L'esempio citato dall'articolo del 2010 e che quindi si riferiva a qualcosa già esistente allora, funziona tut'ora e presenta lo stesso tipo di effetto:
http://www.facebook.com/pages/Cottura/108102952544264?v=wiki&rf=11397046...
Invece quello di Google è KnowledgeGraph. Adesso tutti usano il termine Graph, anche Facebook che ha annunciato il suo progetto usando questo nome. Ma solo qualche anno fa queste integrazioni di dati da fonti differenti si chiamavano mash up. Le mode terminologiche influenzano.
Pierfranco
Il giorno 27 gennaio 2013 12:25, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
Ciao
decisamente no. Ovvero Google Graph è di Google, che non mi pare abbia condiviso il codice che ci sta dietro con nessuno, senza considerare che il funzionamento delle ricerche su Facebook non si appoggia sul motore di ricerca Google (semmai ci sono accordi con Bing).
In calce alla pagina di Genova che hai linkato c'è indicato:
- Contenuti dall'articolo di Wikipedia Genova (collaboratori) concessi su
licenza di CC-BY-SA
- Contenuti da Freebase concessi su licenza di CC-BY
In sostanza credo che Facebook si sia "limitato" a fare il mining di un sacco di informazioni da Wikipedia e Freebase per "arricchire" una pagina che però vuole essere un punto di contatto tra le persone/attività di facebook (tuoi amici, mi piace, ecc.ecc). La cosa interessante/buffa è che però non mi sembra si sia limitato a questo, di fatto è possibile navigare tra le voci correlate, che sono a loro volta prese da wikipedia, inoltre la spiegazione dell'argomento, ogni tanto ha dei link diretti a wikipedia, ogni tanto ad altre pagine "facebook".
A naso, mi sembra una cosa relativamente "nuova" di facebook (ma potrei sbagliare), forse stanno cercando anche loro di capire come usarla. Dalla pagina di genova che hai linkato, prova a cliccare su De Andrè, finisci su una pagina simile, sempre presa da wikipedia. C'è scritto che "Piace a 243.469 persone". Ora prova a usare la ricerca di facebook per cercare Fabrizio De Andrè: 1- non c'è traccia di collegamenti alla pagina di prima ma solo alle "fan page". 2 - non si capisce da dove arrivi il numero di "mi pace" della precedente pagina.
Ah...ecco.. ho trovato un articolo che spiega meglio la cosa: http://creativecommons.org/weblog/entry/21721
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 11:51, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima.
Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma magari è un lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi riallaccio al tema sollevato da Pierfranco ;-)
Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle pagine verso quelle considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a Knowledge graph.
Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di Wikipedia. Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina ufficiale del Comune di Genova è in realtà www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è Google Graph o altro?
grazie virginia
2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia che produce subito un miglioramento in Google.
Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine più generali che se ne possono ricavare:
- dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se sfruttano
anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio.
dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani.
dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per
obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un sistema di ricerca di interesse collettivo.
- dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene.
Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante.
Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori?
Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori?
Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. E se esce da quel luogo non è più nessuno. Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di "bibliotecario"?
Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli li può vedere chiunque. Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Cari tutti, grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro della lista) mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il nuovo Google Knowledge Graph.
Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in Wikipedia, mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre informazioni.
Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e le pagine DIsambigua su WIkipedia.
Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha fatto.
Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene redirect (e disambigua) su Wikipedia.
Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si inserisce questo codice: #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]]
è praticamente un Use, in termini bibliotecari.
Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa.
Esempio. Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del titolo: voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin
Nella voce dedicata al romanzo alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una nota di disambiguazione:
Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin.
Ma nella voce dedicata all'opera lirica http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva una nota di disambiguazione.
Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto:
{{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}}
il template è Nota disambigua il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) il secondo "[[Eugenio Onegin]]"
Che si inseriscono nella frase
- Se stai cercando $1, vedi $2.*
Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-)
Aubrey
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Grazie! (sei già nei ringraziamenti) virginia
2013/1/27 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com
Ciao
decisamente no. Ovvero Google Graph è di Google, che non mi pare abbia condiviso il codice che ci sta dietro con nessuno, senza considerare che il funzionamento delle ricerche su Facebook non si appoggia sul motore di ricerca Google (semmai ci sono accordi con Bing).
In calce alla pagina di Genova che hai linkato c'è indicato:
- Contenuti dall'articolo di Wikipedia Genova (collaboratori) concessi su
licenza di CC-BY-SA
- Contenuti da Freebase concessi su licenza di CC-BY
In sostanza credo che Facebook si sia "limitato" a fare il mining di un sacco di informazioni da Wikipedia e Freebase per "arricchire" una pagina che però vuole essere un punto di contatto tra le persone/attività di facebook (tuoi amici, mi piace, ecc.ecc). La cosa interessante/buffa è che però non mi sembra si sia limitato a questo, di fatto è possibile navigare tra le voci correlate, che sono a loro volta prese da wikipedia, inoltre la spiegazione dell'argomento, ogni tanto ha dei link diretti a wikipedia, ogni tanto ad altre pagine "facebook".
A naso, mi sembra una cosa relativamente "nuova" di facebook (ma potrei sbagliare), forse stanno cercando anche loro di capire come usarla. Dalla pagina di genova che hai linkato, prova a cliccare su De Andrè, finisci su una pagina simile, sempre presa da wikipedia. C'è scritto che "Piace a 243.469 persone". Ora prova a usare la ricerca di facebook per cercare Fabrizio De Andrè: 1- non c'è traccia di collegamenti alla pagina di prima ma solo alle "fan page". 2 - non si capisce da dove arrivi il numero di "mi pace" della precedente pagina.
Ah...ecco.. ho trovato un articolo che spiega meglio la cosa: http://creativecommons.org/weblog/entry/21721
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 11:51, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima.
Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma magari è un lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi riallaccio al tema sollevato da Pierfranco ;-)
Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle pagine verso quelle considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a Knowledge graph.
Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di Wikipedia. Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina ufficiale del Comune di Genova è in realtà www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è Google Graph o altro?
grazie virginia
2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia che produce subito un miglioramento in Google.
Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine più generali che se ne possono ricavare:
- dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se sfruttano
anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio.
dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani.
dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per
obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un sistema di ricerca di interesse collettivo.
- dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene.
Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante.
Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori?
Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori?
Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. E se esce da quel luogo non è più nessuno. Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di "bibliotecario"?
Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli li può vedere chiunque. Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Cari tutti, grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro della lista) mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il nuovo Google Knowledge Graph.
Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in Wikipedia, mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre informazioni.
Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e le pagine DIsambigua su WIkipedia.
Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha fatto.
Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene redirect (e disambigua) su Wikipedia.
Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si inserisce questo codice: #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]]
è praticamente un Use, in termini bibliotecari.
Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa.
Esempio. Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del titolo: voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin
Nella voce dedicata al romanzo alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una nota di disambiguazione:
Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin.
Ma nella voce dedicata all'opera lirica http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva una nota di disambiguazione.
Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto:
{{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}}
il template è Nota disambigua il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) il secondo "[[Eugenio Onegin]]"
Che si inseriscono nella frase
- Se stai cercando $1, vedi $2.*
Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-)
Aubrey
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Esatto, per la precisione Facebook usa il termine OpenGraphhttps://developers.facebook.com/docs/concepts/opengraph/per indicare la sua API, ovvero l'insieme di strumenti che gli sviluppatori possono usare per estrarre o inserire contenuti da/in Facebook.
Diciamo che prima c'erano solo le API, ovvero "come" posso interrogare il tuo sistema per "mostrare" i tuoi dati. Il mashup dipendeva sempre e comunque dalla disponibilità del componente esterno a cui ci si agganciava. Ora, sempre grazie alle API, ma anche grazie al movimento open data, i sistemi possono catturare tutte queste informazioni ed integrarle direttamente al loro interno. Un po' come la differenza tra z39.50 e OAI-PMH ;)
Il giorno 27 gennaio 2013 12:37, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Grazie! (sei già nei ringraziamenti) virginia
2013/1/27 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com
Ciao
decisamente no. Ovvero Google Graph è di Google, che non mi pare abbia condiviso il codice che ci sta dietro con nessuno, senza considerare che il funzionamento delle ricerche su Facebook non si appoggia sul motore di ricerca Google (semmai ci sono accordi con Bing).
In calce alla pagina di Genova che hai linkato c'è indicato:
- Contenuti dall'articolo di Wikipedia Genova (collaboratori) concessi su
licenza di CC-BY-SA
- Contenuti da Freebase concessi su licenza di CC-BY
In sostanza credo che Facebook si sia "limitato" a fare il mining di un sacco di informazioni da Wikipedia e Freebase per "arricchire" una pagina che però vuole essere un punto di contatto tra le persone/attività di facebook (tuoi amici, mi piace, ecc.ecc). La cosa interessante/buffa è che però non mi sembra si sia limitato a questo, di fatto è possibile navigare tra le voci correlate, che sono a loro volta prese da wikipedia, inoltre la spiegazione dell'argomento, ogni tanto ha dei link diretti a wikipedia, ogni tanto ad altre pagine "facebook".
A naso, mi sembra una cosa relativamente "nuova" di facebook (ma potrei sbagliare), forse stanno cercando anche loro di capire come usarla. Dalla pagina di genova che hai linkato, prova a cliccare su De Andrè, finisci su una pagina simile, sempre presa da wikipedia. C'è scritto che "Piace a 243.469 persone". Ora prova a usare la ricerca di facebook per cercare Fabrizio De Andrè: 1- non c'è traccia di collegamenti alla pagina di prima ma solo alle "fan page". 2 - non si capisce da dove arrivi il numero di "mi pace" della precedente pagina.
Ah...ecco.. ho trovato un articolo che spiega meglio la cosa: http://creativecommons.org/weblog/entry/21721
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 11:51, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima.
Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma magari è un lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi riallaccio al tema sollevato da Pierfranco ;-)
Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle pagine verso quelle considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a Knowledge graph.
Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di Wikipedia. Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina ufficiale del Comune di Genova è in realtà www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è Google Graph o altro?
grazie virginia
2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia che produce subito un miglioramento in Google.
Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine più generali che se ne possono ricavare:
- dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se
sfruttano anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio.
dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani.
dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per
obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un sistema di ricerca di interesse collettivo.
- dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene.
Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante.
Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori?
Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori?
Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. E se esce da quel luogo non è più nessuno. Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di "bibliotecario"?
Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli li può vedere chiunque. Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni <zanni.andrea84@gmail.com
ha scritto:
Cari tutti, grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro della lista) mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il nuovo Google Knowledge Graph.
Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in Wikipedia, mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre informazioni.
Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e le pagine DIsambigua su WIkipedia.
Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha fatto.
Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene redirect (e disambigua) su Wikipedia.
Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si inserisce questo codice: #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]]
è praticamente un Use, in termini bibliotecari.
Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa.
Esempio. Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del titolo: voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin
Nella voce dedicata al romanzo alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una nota di disambiguazione:
Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin.
Ma nella voce dedicata all'opera lirica http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva una nota di disambiguazione.
Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto:
{{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}}
il template è Nota disambigua il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) il secondo "[[Eugenio Onegin]]"
Che si inseriscono nella frase
- Se stai cercando $1, vedi $2.*
Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-)
Aubrey
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Però bisogna dire che il mondo bibliotecario appare ancora lontano dallo sfruttare queste opportunità, anche se c'è chi è un poco più avanti.
Per es. ho in mente un discovery tool personalizzato da una università americana (nello Utah) dove hanno fatto il mash up con un software che visualizza dinamicamente piantina e scaffali della biblioteca (parlo di scaffalatura aperta): per ogni collocazione posso vedere nel riquadro apposito esattamente dove si trova quel libro. Non mi risulta che qualcuno in Italia abbia fatto altrettanto. Eppure è una cosa molto utile e tra l'altro è anche un modo indiretto per "fidelizzare" l'utente a distanza: per ribadire che là c'è una biblioteca fisica, ci sono delle cose, c'è uno spazio.
Penso quindi che sarebbe interessante scrivere qualcosa a proposito delle potenzialità a disposizione. Ma innanzitutto bisognerebbe anche far vedere qualcosa.
Per caso Giulio, voi avete mai pensato a cose come visualizzazione dinamica delle piantine e localizzazione precisa della posizione nello scaffale a partire da una collocazione trovata nell'opac?
Pierfranco Minsenti
Il giorno 27 gennaio 2013 13:06, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
Esatto, per la precisione Facebook usa il termine OpenGraphhttps://developers.facebook.com/docs/concepts/opengraph/per indicare la sua API, ovvero l'insieme di strumenti che gli sviluppatori possono usare per estrarre o inserire contenuti da/in Facebook.
Diciamo che prima c'erano solo le API, ovvero "come" posso interrogare il tuo sistema per "mostrare" i tuoi dati. Il mashup dipendeva sempre e comunque dalla disponibilità del componente esterno a cui ci si agganciava. Ora, sempre grazie alle API, ma anche grazie al movimento open data, i sistemi possono catturare tutte queste informazioni ed integrarle direttamente al loro interno. Un po' come la differenza tra z39.50 e OAI-PMH ;)
Il giorno 27 gennaio 2013 12:37, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Grazie!
(sei già nei ringraziamenti) virginia
2013/1/27 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com
Ciao
decisamente no. Ovvero Google Graph è di Google, che non mi pare abbia condiviso il codice che ci sta dietro con nessuno, senza considerare che il funzionamento delle ricerche su Facebook non si appoggia sul motore di ricerca Google (semmai ci sono accordi con Bing).
In calce alla pagina di Genova che hai linkato c'è indicato:
- Contenuti dall'articolo di Wikipedia Genova (collaboratori) concessi
su licenza di CC-BY-SA
- Contenuti da Freebase concessi su licenza di CC-BY
In sostanza credo che Facebook si sia "limitato" a fare il mining di un sacco di informazioni da Wikipedia e Freebase per "arricchire" una pagina che però vuole essere un punto di contatto tra le persone/attività di facebook (tuoi amici, mi piace, ecc.ecc). La cosa interessante/buffa è che però non mi sembra si sia limitato a questo, di fatto è possibile navigare tra le voci correlate, che sono a loro volta prese da wikipedia, inoltre la spiegazione dell'argomento, ogni tanto ha dei link diretti a wikipedia, ogni tanto ad altre pagine "facebook".
A naso, mi sembra una cosa relativamente "nuova" di facebook (ma potrei sbagliare), forse stanno cercando anche loro di capire come usarla. Dalla pagina di genova che hai linkato, prova a cliccare su De Andrè, finisci su una pagina simile, sempre presa da wikipedia. C'è scritto che "Piace a 243.469 persone". Ora prova a usare la ricerca di facebook per cercare Fabrizio De Andrè: 1- non c'è traccia di collegamenti alla pagina di prima ma solo alle "fan page". 2 - non si capisce da dove arrivi il numero di "mi pace" della precedente pagina.
Ah...ecco.. ho trovato un articolo che spiega meglio la cosa: http://creativecommons.org/weblog/entry/21721
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 11:51, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima.
Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma magari è un lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi riallaccio al tema sollevato da Pierfranco ;-)
Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle pagine verso quelle considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a Knowledge graph.
Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di Wikipedia. Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina ufficiale del Comune di Genova è in realtà www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è Google Graph o altro?
grazie virginia
2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia che produce subito un miglioramento in Google.
Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine più generali che se ne possono ricavare:
- dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se
sfruttano anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio.
dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani.
dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per
obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un sistema di ricerca di interesse collettivo.
- dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene.
Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante.
Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori?
Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori?
Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. E se esce da quel luogo non è più nessuno. Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di "bibliotecario"?
Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli li può vedere chiunque. Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
Cari tutti, grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro della lista) mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il nuovo Google Knowledge Graph.
Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in Wikipedia, mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre informazioni.
Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e le pagine DIsambigua su WIkipedia.
Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha fatto.
Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene redirect (e disambigua) su Wikipedia.
Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si inserisce questo codice: #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]]
è praticamente un Use, in termini bibliotecari.
Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa.
Esempio. Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del titolo: voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin
Nella voce dedicata al romanzo alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una nota di disambiguazione:
Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin.
Ma nella voce dedicata all'opera lirica http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva una nota di disambiguazione.
Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto:
{{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}}
il template è Nota disambigua il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) il secondo "[[Eugenio Onegin]]"
Che si inseriscono nella frase
- Se stai cercando $1, vedi $2.*
Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-)
Aubrey
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No, che io sappia non c'abbiamo mai pensato. In Italia mi sembrava di ricordare qualcosa con Koha, infatti se guardi a questo link http://catalogo.pusc.it/cgi-bin/koha/opac-detail.pl?biblionumber=220 vedrai, dove è riportata la collocazione, un'icona cliccabile che apre una mappa. Ho anche trovato 2 interessanti articoli in merito sul C4L Journal: - Map it @ WSU: Development of a Library Mapping System for Large Academic Libraries (http://journal.code4lib.org/articles/3072) - From the Catalog to the Book on the Shelf: Building a Mapping Application for Vufind (http://journal.code4lib.org/articles/6924) che dice tra l'altro "The mapping applications have helped reduce the number of questions about finding call numbers at the Sterling Memorial Library Information Desk by 20.6%" ;)
Il problema principale è ottenere dati (utilizzabili) sulla disposizione degli scaffali e la distribuzione delle collocazioni. Dubito che di queste cose noi ci occuperemo mai direttamente, al massimo DiscoveryNG potrebbe prevedere uno link ad un'applicazione esterna che rintraccia l'oggetto sulla mappa. Ma il grosso del lavoro dovrebbe farlo la biblioteca recuperando i dati e predisponendo l'applicazione che mostra la cartina.
È probabile che si stia tutti aspettando di avere un chip RFID per ogni libro in biblioteca. Questo, forse, renderebbe più semplice la cosa, magari nemmeno servirebbe più la cartina della biblioteca. Hai una lista di libri che ti interessano? Sei in biblioteca con il tuo smartphone in tasca? Mentre cammini tra gli scaffali il tuo cellulare vibra se passi vicino ad un libro nella tua lista.... o cose del genere....
In realtà, sai cosa potrebbe fare DiscoveryNG grazie all'HTML5? Geolocalizzarti mentre consulti il catalogo e dirti se sei vicino ad una biblioteca che possiede il libro che stai cercando. Bastano la latitudine e la longitudine della biblioteca. Ecco, questo sì potremmo farlo noi.
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 14:56, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Però bisogna dire che il mondo bibliotecario appare ancora lontano dallo sfruttare queste opportunità, anche se c'è chi è un poco più avanti.
Per es. ho in mente un discovery tool personalizzato da una università americana (nello Utah) dove hanno fatto il mash up con un software che visualizza dinamicamente piantina e scaffali della biblioteca (parlo di scaffalatura aperta): per ogni collocazione posso vedere nel riquadro apposito esattamente dove si trova quel libro. Non mi risulta che qualcuno in Italia abbia fatto altrettanto. Eppure è una cosa molto utile e tra l'altro è anche un modo indiretto per "fidelizzare" l'utente a distanza: per ribadire che là c'è una biblioteca fisica, ci sono delle cose, c'è uno spazio.
Penso quindi che sarebbe interessante scrivere qualcosa a proposito delle potenzialità a disposizione. Ma innanzitutto bisognerebbe anche far vedere qualcosa.
Per caso Giulio, voi avete mai pensato a cose come visualizzazione dinamica delle piantine e localizzazione precisa della posizione nello scaffale a partire da una collocazione trovata nell'opac?
Pierfranco Minsenti
Il giorno 27 gennaio 2013 13:06, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
Esatto, per la precisione Facebook usa il termine OpenGraphhttps://developers.facebook.com/docs/concepts/opengraph/per indicare la sua API, ovvero l'insieme di strumenti che gli sviluppatori possono usare per estrarre o inserire contenuti da/in Facebook.
Diciamo che prima c'erano solo le API, ovvero "come" posso interrogare il tuo sistema per "mostrare" i tuoi dati. Il mashup dipendeva sempre e comunque dalla disponibilità del componente esterno a cui ci si agganciava. Ora, sempre grazie alle API, ma anche grazie al movimento open data, i sistemi possono catturare tutte queste informazioni ed integrarle direttamente al loro interno. Un po' come la differenza tra z39.50 e OAI-PMH ;)
Il giorno 27 gennaio 2013 12:37, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Grazie!
(sei già nei ringraziamenti) virginia
2013/1/27 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com
Ciao
decisamente no. Ovvero Google Graph è di Google, che non mi pare abbia condiviso il codice che ci sta dietro con nessuno, senza considerare che il funzionamento delle ricerche su Facebook non si appoggia sul motore di ricerca Google (semmai ci sono accordi con Bing).
In calce alla pagina di Genova che hai linkato c'è indicato:
- Contenuti dall'articolo di Wikipedia Genova (collaboratori) concessi
su licenza di CC-BY-SA
- Contenuti da Freebase concessi su licenza di CC-BY
In sostanza credo che Facebook si sia "limitato" a fare il mining di un sacco di informazioni da Wikipedia e Freebase per "arricchire" una pagina che però vuole essere un punto di contatto tra le persone/attività di facebook (tuoi amici, mi piace, ecc.ecc). La cosa interessante/buffa è che però non mi sembra si sia limitato a questo, di fatto è possibile navigare tra le voci correlate, che sono a loro volta prese da wikipedia, inoltre la spiegazione dell'argomento, ogni tanto ha dei link diretti a wikipedia, ogni tanto ad altre pagine "facebook".
A naso, mi sembra una cosa relativamente "nuova" di facebook (ma potrei sbagliare), forse stanno cercando anche loro di capire come usarla. Dalla pagina di genova che hai linkato, prova a cliccare su De Andrè, finisci su una pagina simile, sempre presa da wikipedia. C'è scritto che "Piace a 243.469 persone". Ora prova a usare la ricerca di facebook per cercare Fabrizio De Andrè: 1- non c'è traccia di collegamenti alla pagina di prima ma solo alle "fan page". 2 - non si capisce da dove arrivi il numero di "mi pace" della precedente pagina.
Ah...ecco.. ho trovato un articolo che spiega meglio la cosa: http://creativecommons.org/weblog/entry/21721
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 11:51, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima.
Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma magari è un lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi riallaccio al tema sollevato da Pierfranco ;-)
Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle pagine verso quelle considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a Knowledge graph.
Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di Wikipedia. Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina ufficiale del Comune di Genova è in realtà www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è Google Graph o altro?
grazie virginia
2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia che produce subito un miglioramento in Google.
Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine più generali che se ne possono ricavare:
- dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se
sfruttano anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio.
dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani.
dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per
obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un sistema di ricerca di interesse collettivo.
- dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene.
Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante.
Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori?
Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori?
Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. E se esce da quel luogo non è più nessuno. Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di "bibliotecario"?
Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli li può vedere chiunque. Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto:
> Cari tutti, > grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro > della lista) > mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il > nuovo Google Knowledge Graph. > > Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in > Wikipedia, > mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre > informazioni. > > Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e > le pagine DIsambigua su WIkipedia. > > Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni > "tesaurizzanti" di Wikipedia: > lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha > fatto. > > Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene > redirect (e disambigua) su Wikipedia. > > Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; > si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si > inserisce questo codice: > #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]] > > è praticamente un Use, in termini bibliotecari. > > Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che hanno > nomi simili e mettere il un semplice codice in testa. > > Esempio. > Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda > delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. > Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di > Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, > quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del > titolo: > voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin > voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin > > Nella voce dedicata al romanzo alla pagina > http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una > nota di disambiguazione: > > Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin. > > Ma nella voce dedicata all'opera lirica > http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva > una nota di disambiguazione. > > Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto: > > {{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}} > > il template è Nota disambigua > il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) > il secondo "[[Eugenio Onegin]]" > > Che si inseriscono nella frase > * Se stai cercando $1, vedi $2.* > * > * > > > Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-) > > Aubrey > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari > > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Ah, ma Pierfranco, quando parlavi di Graph e Facebook facevi riferimento a GraphSearch?!?! Perchè ho scoperto cos'è solo adesso e completamente per caso http://newsroom.fb.com/News/562/Introducing-Graph-Search-Beta Eh, sì, va proprio di moda...
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 16:03, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
No, che io sappia non c'abbiamo mai pensato. In Italia mi sembrava di ricordare qualcosa con Koha, infatti se guardi a questo link http://catalogo.pusc.it/cgi-bin/koha/opac-detail.pl?biblionumber=220 vedrai, dove è riportata la collocazione, un'icona cliccabile che apre una mappa. Ho anche trovato 2 interessanti articoli in merito sul C4L Journal:
- Map it @ WSU: Development of a Library Mapping System for Large Academic
Libraries (http://journal.code4lib.org/articles/3072)
- From the Catalog to the Book on the Shelf: Building a Mapping
Application for Vufind (http://journal.code4lib.org/articles/6924) che dice tra l'altro "The mapping applications have helped reduce the number of questions about finding call numbers at the Sterling Memorial Library Information Desk by 20.6%" ;)
Il problema principale è ottenere dati (utilizzabili) sulla disposizione degli scaffali e la distribuzione delle collocazioni. Dubito che di queste cose noi ci occuperemo mai direttamente, al massimo DiscoveryNG potrebbe prevedere uno link ad un'applicazione esterna che rintraccia l'oggetto sulla mappa. Ma il grosso del lavoro dovrebbe farlo la biblioteca recuperando i dati e predisponendo l'applicazione che mostra la cartina.
È probabile che si stia tutti aspettando di avere un chip RFID per ogni libro in biblioteca. Questo, forse, renderebbe più semplice la cosa, magari nemmeno servirebbe più la cartina della biblioteca. Hai una lista di libri che ti interessano? Sei in biblioteca con il tuo smartphone in tasca? Mentre cammini tra gli scaffali il tuo cellulare vibra se passi vicino ad un libro nella tua lista.... o cose del genere....
In realtà, sai cosa potrebbe fare DiscoveryNG grazie all'HTML5? Geolocalizzarti mentre consulti il catalogo e dirti se sei vicino ad una biblioteca che possiede il libro che stai cercando. Bastano la latitudine e la longitudine della biblioteca. Ecco, questo sì potremmo farlo noi.
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 14:56, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Però bisogna dire che il mondo bibliotecario appare ancora lontano dallo
sfruttare queste opportunità, anche se c'è chi è un poco più avanti.
Per es. ho in mente un discovery tool personalizzato da una università americana (nello Utah) dove hanno fatto il mash up con un software che visualizza dinamicamente piantina e scaffali della biblioteca (parlo di scaffalatura aperta): per ogni collocazione posso vedere nel riquadro apposito esattamente dove si trova quel libro. Non mi risulta che qualcuno in Italia abbia fatto altrettanto. Eppure è una cosa molto utile e tra l'altro è anche un modo indiretto per "fidelizzare" l'utente a distanza: per ribadire che là c'è una biblioteca fisica, ci sono delle cose, c'è uno spazio.
Penso quindi che sarebbe interessante scrivere qualcosa a proposito delle potenzialità a disposizione. Ma innanzitutto bisognerebbe anche far vedere qualcosa.
Per caso Giulio, voi avete mai pensato a cose come visualizzazione dinamica delle piantine e localizzazione precisa della posizione nello scaffale a partire da una collocazione trovata nell'opac?
Pierfranco Minsenti
Il giorno 27 gennaio 2013 13:06, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.comha scritto:
Esatto, per la precisione Facebook usa il termine OpenGraphhttps://developers.facebook.com/docs/concepts/opengraph/per indicare la sua API, ovvero l'insieme di strumenti che gli sviluppatori possono usare per estrarre o inserire contenuti da/in Facebook.
Diciamo che prima c'erano solo le API, ovvero "come" posso interrogare il tuo sistema per "mostrare" i tuoi dati. Il mashup dipendeva sempre e comunque dalla disponibilità del componente esterno a cui ci si agganciava. Ora, sempre grazie alle API, ma anche grazie al movimento open data, i sistemi possono catturare tutte queste informazioni ed integrarle direttamente al loro interno. Un po' come la differenza tra z39.50 e OAI-PMH ;)
Il giorno 27 gennaio 2013 12:37, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Grazie!
(sei già nei ringraziamenti) virginia
2013/1/27 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com
Ciao
decisamente no. Ovvero Google Graph è di Google, che non mi pare abbia condiviso il codice che ci sta dietro con nessuno, senza considerare che il funzionamento delle ricerche su Facebook non si appoggia sul motore di ricerca Google (semmai ci sono accordi con Bing).
In calce alla pagina di Genova che hai linkato c'è indicato:
- Contenuti dall'articolo di Wikipedia Genova (collaboratori) concessi
su licenza di CC-BY-SA
- Contenuti da Freebase concessi su licenza di CC-BY
In sostanza credo che Facebook si sia "limitato" a fare il mining di un sacco di informazioni da Wikipedia e Freebase per "arricchire" una pagina che però vuole essere un punto di contatto tra le persone/attività di facebook (tuoi amici, mi piace, ecc.ecc). La cosa interessante/buffa è che però non mi sembra si sia limitato a questo, di fatto è possibile navigare tra le voci correlate, che sono a loro volta prese da wikipedia, inoltre la spiegazione dell'argomento, ogni tanto ha dei link diretti a wikipedia, ogni tanto ad altre pagine "facebook".
A naso, mi sembra una cosa relativamente "nuova" di facebook (ma potrei sbagliare), forse stanno cercando anche loro di capire come usarla. Dalla pagina di genova che hai linkato, prova a cliccare su De Andrè, finisci su una pagina simile, sempre presa da wikipedia. C'è scritto che "Piace a 243.469 persone". Ora prova a usare la ricerca di facebook per cercare Fabrizio De Andrè: 1- non c'è traccia di collegamenti alla pagina di prima ma solo alle "fan page". 2 - non si capisce da dove arrivi il numero di "mi pace" della precedente pagina.
Ah...ecco.. ho trovato un articolo che spiega meglio la cosa: http://creativecommons.org/weblog/entry/21721
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 11:51, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima.
Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma magari è un lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi riallaccio al tema sollevato da Pierfranco ;-)
Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle pagine verso quelle considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a Knowledge graph.
Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di Wikipedia. Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina ufficiale del Comune di Genova è in realtà www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è Google Graph o altro?
grazie virginia
2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
> Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph > sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in > maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia > che produce subito un miglioramento in Google. > > Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine > più generali che se ne possono ricavare: > > 1) dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se > sfruttano anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due > acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un > l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio. > > 2) dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani. > > 3) dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per > obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista > risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un > sistema di ricerca di interesse collettivo. > > 4) dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene. > > Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta > pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro > dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla > biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno > scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. > La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio > '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando > automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono > state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante. > > Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del > bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato > alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, > almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il > lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più > difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non > riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La > questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli > imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il > possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo > parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). > Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi > sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori? > > Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti almeno > annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia difficile > "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più perché > pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, anzi > magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi "entrare"? > Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori? > > Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego > del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico > caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi > riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di > tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per > forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. > E se esce da quel luogo non è più nessuno. > Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si > parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di > "bibliotecario"? > > Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che > si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli > li può vedere chiunque. > Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare > come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori. > > Pierfranco Minsenti > > > Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni < > zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto: > >> Cari tutti, >> grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro >> della lista) >> mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il >> nuovo Google Knowledge Graph. >> >> Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in >> Wikipedia, >> mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre >> informazioni. >> >> Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT e >> le pagine DIsambigua su WIkipedia. >> >> Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due funzioni >> "tesaurizzanti" di Wikipedia: >> lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha >> fatto. >> >> Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene >> redirect (e disambigua) su Wikipedia. >> >> Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; >> si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si >> inserisce questo codice: >> #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]] >> >> è praticamente un Use, in termini bibliotecari. >> >> Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che >> hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa. >> >> Esempio. >> Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda >> delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. >> Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di >> Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, >> quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del >> titolo: >> voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin >> voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin >> >> Nella voce dedicata al romanzo alla pagina >> http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una >> nota di disambiguazione: >> >> Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin. >> >> Ma nella voce dedicata all'opera lirica >> http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva >> una nota di disambiguazione. >> >> Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto: >> >> {{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}} >> >> il template è Nota disambigua >> il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) >> il secondo "[[Eugenio Onegin]]" >> >> Che si inseriscono nella frase >> * Se stai cercando $1, vedi $2.* >> * >> * >> >> >> Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-) >> >> Aubrey >> >> >> _______________________________________________ >> Bibliotecari mailing list >> Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it >> Configurazione utente: >> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >> >> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >
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Sì, facevo riferimento al nuovo servizio di ricerca in Facebook appena presentato. Decisamente: Graph va di moda, esattamente come pochi anni fa andava di moda dire mash up.
Per questo dico che le biblioteche daranno di nuovo l'impressione di essere indietro perché non hanno nulla: né mash up, né Graph. Ma almeno il link dinamico alle piantine, almeno quello potrebbero averlo. Naturalmente come dici tu la realizzabilità della cosa dipende sia dal fatto che la biblioteca faccia un contratto con una ditta per l'uso di un'applicazione specifica per creare piantine dinamiche online (negli Stati Uniti ce ne sono più d'una di queste applicazioni ed esiste anche qualche articolo al riguardo), sia dai dati disponibili e da uso di etichette RFID. Allora a quel punto potrebbe inserirsi il mash up dentro l'opac o dentro il discovery tool. Negli Stati Uniti c'è chi l'ha fatto molto bene, e chi un poco meno bene. Ma qui nessuno sembra muoversi in quella direzione.
Ora però siamo troppo Off Topic. Tutta colpa del Graph!
Pierfranco
Il giorno 27 gennaio 2013 18:30, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
Ah, ma Pierfranco, quando parlavi di Graph e Facebook facevi riferimento a GraphSearch?!?! Perchè ho scoperto cos'è solo adesso e completamente per caso http://newsroom.fb.com/News/562/Introducing-Graph-Search-Beta Eh, sì, va proprio di moda...
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 16:03, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
No, che io sappia non c'abbiamo mai pensato.
In Italia mi sembrava di ricordare qualcosa con Koha, infatti se guardi a questo link http://catalogo.pusc.it/cgi-bin/koha/opac-detail.pl?biblionumber=220 vedrai, dove è riportata la collocazione, un'icona cliccabile che apre una mappa. Ho anche trovato 2 interessanti articoli in merito sul C4L Journal:
- Map it @ WSU: Development of a Library Mapping System for Large
Academic Libraries (http://journal.code4lib.org/articles/3072)
- From the Catalog to the Book on the Shelf: Building a Mapping
Application for Vufind (http://journal.code4lib.org/articles/6924) che dice tra l'altro "The mapping applications have helped reduce the number of questions about finding call numbers at the Sterling Memorial Library Information Desk by 20.6%" ;)
Il problema principale è ottenere dati (utilizzabili) sulla disposizione degli scaffali e la distribuzione delle collocazioni. Dubito che di queste cose noi ci occuperemo mai direttamente, al massimo DiscoveryNG potrebbe prevedere uno link ad un'applicazione esterna che rintraccia l'oggetto sulla mappa. Ma il grosso del lavoro dovrebbe farlo la biblioteca recuperando i dati e predisponendo l'applicazione che mostra la cartina.
È probabile che si stia tutti aspettando di avere un chip RFID per ogni libro in biblioteca. Questo, forse, renderebbe più semplice la cosa, magari nemmeno servirebbe più la cartina della biblioteca. Hai una lista di libri che ti interessano? Sei in biblioteca con il tuo smartphone in tasca? Mentre cammini tra gli scaffali il tuo cellulare vibra se passi vicino ad un libro nella tua lista.... o cose del genere....
In realtà, sai cosa potrebbe fare DiscoveryNG grazie all'HTML5? Geolocalizzarti mentre consulti il catalogo e dirti se sei vicino ad una biblioteca che possiede il libro che stai cercando. Bastano la latitudine e la longitudine della biblioteca. Ecco, questo sì potremmo farlo noi.
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 14:56, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Però bisogna dire che il mondo bibliotecario appare ancora lontano dallo
sfruttare queste opportunità, anche se c'è chi è un poco più avanti.
Per es. ho in mente un discovery tool personalizzato da una università americana (nello Utah) dove hanno fatto il mash up con un software che visualizza dinamicamente piantina e scaffali della biblioteca (parlo di scaffalatura aperta): per ogni collocazione posso vedere nel riquadro apposito esattamente dove si trova quel libro. Non mi risulta che qualcuno in Italia abbia fatto altrettanto. Eppure è una cosa molto utile e tra l'altro è anche un modo indiretto per "fidelizzare" l'utente a distanza: per ribadire che là c'è una biblioteca fisica, ci sono delle cose, c'è uno spazio.
Penso quindi che sarebbe interessante scrivere qualcosa a proposito delle potenzialità a disposizione. Ma innanzitutto bisognerebbe anche far vedere qualcosa.
Per caso Giulio, voi avete mai pensato a cose come visualizzazione dinamica delle piantine e localizzazione precisa della posizione nello scaffale a partire da una collocazione trovata nell'opac?
Pierfranco Minsenti
Il giorno 27 gennaio 2013 13:06, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.comha scritto:
Esatto, per la precisione Facebook usa il termine OpenGraphhttps://developers.facebook.com/docs/concepts/opengraph/per indicare la sua API, ovvero l'insieme di strumenti che gli sviluppatori possono usare per estrarre o inserire contenuti da/in Facebook.
Diciamo che prima c'erano solo le API, ovvero "come" posso interrogare il tuo sistema per "mostrare" i tuoi dati. Il mashup dipendeva sempre e comunque dalla disponibilità del componente esterno a cui ci si agganciava. Ora, sempre grazie alle API, ma anche grazie al movimento open data, i sistemi possono catturare tutte queste informazioni ed integrarle direttamente al loro interno. Un po' come la differenza tra z39.50 e OAI-PMH ;)
Il giorno 27 gennaio 2013 12:37, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Grazie!
(sei già nei ringraziamenti) virginia
2013/1/27 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com
Ciao
decisamente no. Ovvero Google Graph è di Google, che non mi pare abbia condiviso il codice che ci sta dietro con nessuno, senza considerare che il funzionamento delle ricerche su Facebook non si appoggia sul motore di ricerca Google (semmai ci sono accordi con Bing).
In calce alla pagina di Genova che hai linkato c'è indicato:
- Contenuti dall'articolo di Wikipedia Genova (collaboratori)
concessi su licenza di CC-BY-SA
- Contenuti da Freebase concessi su licenza di CC-BY
In sostanza credo che Facebook si sia "limitato" a fare il mining di un sacco di informazioni da Wikipedia e Freebase per "arricchire" una pagina che però vuole essere un punto di contatto tra le persone/attività di facebook (tuoi amici, mi piace, ecc.ecc). La cosa interessante/buffa è che però non mi sembra si sia limitato a questo, di fatto è possibile navigare tra le voci correlate, che sono a loro volta prese da wikipedia, inoltre la spiegazione dell'argomento, ogni tanto ha dei link diretti a wikipedia, ogni tanto ad altre pagine "facebook".
A naso, mi sembra una cosa relativamente "nuova" di facebook (ma potrei sbagliare), forse stanno cercando anche loro di capire come usarla. Dalla pagina di genova che hai linkato, prova a cliccare su De Andrè, finisci su una pagina simile, sempre presa da wikipedia. C'è scritto che "Piace a 243.469 persone". Ora prova a usare la ricerca di facebook per cercare Fabrizio De Andrè: 1- non c'è traccia di collegamenti alla pagina di prima ma solo alle "fan page". 2 - non si capisce da dove arrivi il numero di "mi pace" della precedente pagina.
Ah...ecco.. ho trovato un articolo che spiega meglio la cosa: http://creativecommons.org/weblog/entry/21721
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 11:51, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima. > > Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, > Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma magari è un > lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi riallaccio al tema > sollevato da Pierfranco ;-) > > Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect > interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle pagine verso quelle > considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a > Knowledge graph. > > Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su > https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., > che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di > Wikipedia. > Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina > ufficiale del Comune di Genova è in realtà > www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è > Google Graph o altro? > > grazie > virginia > > > 2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com > >> Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph >> sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in >> maniera immediata a seguito di una certa operazione di editing in Wikipedia >> che produce subito un miglioramento in Google. >> >> Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine >> più generali che se ne possono ricavare: >> >> 1) dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se >> sfruttano anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. Quindi le due >> acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per integrarsi l'un >> l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio. >> >> 2) dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani. >> >> 3) dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per >> obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare nella lista >> risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti ricavati da un >> sistema di ricerca di interesse collettivo. >> >> 4) dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene. >> >> Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta >> pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR quale è il futuro >> dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) "fuori" dalla >> biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in biblioteca". È uno >> scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero esserne spaventati. >> La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di carrozze a inizio >> '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando >> automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le competenze che sono >> state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante. >> >> Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del >> bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa dire, legato >> alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è pagato (per ora, >> almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). Invece il >> lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più >> difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la questione non >> riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro volontario. La >> questione che sollevo è generale e consiste nel problema di trovare gli >> imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti riconoscano il >> possesso di importanti competenze che hanno un'utilità evidente (non stiamo >> parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). >> Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi >> sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che stanno fuori? >> >> Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti >> almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia >> difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. Dispiace, tanto più >> perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe anche stare fuori, >> anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi >> "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un futuro fuori? >> >> Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego >> del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo impedisce: è l'unico >> caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi >> riconoscere la qualifica di professionista e non quella di impiegato o di >> tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che quindi per >> forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e le sue sorti. >> E se esce da quel luogo non è più nessuno. >> Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si >> parla semmai di information professional e in Italia si parla perlopiù di >> "bibliotecario"? >> >> Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che >> si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche perché quelli >> li può vedere chiunque. >> Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare >> come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori. >> >> Pierfranco Minsenti >> >> >> Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni < >> zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto: >> >>> Cari tutti, >>> grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro >>> della lista) >>> mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il >>> nuovo Google Knowledge Graph. >>> >>> Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in >>> Wikipedia, >>> mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre >>> informazioni. >>> >>> Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT >>> e le pagine DIsambigua su WIkipedia. >>> >>> Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due >>> funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: >>> lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha >>> fatto. >>> >>> Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene >>> redirect (e disambigua) su Wikipedia. >>> >>> Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; >>> si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si >>> inserisce questo codice: >>> #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]] >>> >>> è praticamente un Use, in termini bibliotecari. >>> >>> Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che >>> hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa. >>> >>> Esempio. >>> Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda >>> delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come Evgenij Onegin. >>> Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di >>> Čajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le due voci, >>> quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due diverse forme del >>> titolo: >>> voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin >>> voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin >>> >>> Nella voce dedicata al romanzo alla pagina >>> http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una >>> nota di disambiguazione: >>> >>> Disambiguazione – Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin. >>> >>> Ma nella voce dedicata all'opera lirica >>> http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva >>> una nota di disambiguazione. >>> >>> Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto: >>> >>> {{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}} >>> >>> il template è Nota disambigua >>> il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) >>> il secondo "[[Eugenio Onegin]]" >>> >>> Che si inseriscono nella frase >>> * Se stai cercando $1, vedi $2.* >>> * >>> * >>> >>> >>> Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-) >>> >>> Aubrey >>> >>> >>> _______________________________________________ >>> Bibliotecari mailing list >>> Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it >>> Configurazione utente: >>> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >>> >>> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >> >> _______________________________________________ >> Bibliotecari mailing list >> Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it >> Configurazione utente: >> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >> > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >
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Ciao a tutti, anch'io come Pierfranco sono nuovo di questa lista. Trovo molto interessanti i temi dibattuti, anche se gia' faccio fatica a seguire tutti i post. Chiedo scusa se continuo su questo argomento leggermente off topic, ma vorrei segnalare a Pierfranco che gia' cinque o sei anni fa l'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste aveva inserito nel proprio Opac (http://library.ictp.it/) la localizzazione dei documenti posseduti tramite una cartina dinamica. Il Catalogo dell'ICTP utilizza oggi come allora Aleph. Nel riquadro dedicato alla disponibilita' c'e' un link "want to locate it?" che fino a non molto tempo fa mostrava la cartina con il punto esatto in cui si trova il volume. Purtroppo ora c'e' l'avviso "Map temporarily not available...". Il sistemista era Enrico Fratnik (che ora si occupa di altro) ed era riuscito a fare molte cose interessanti con Aleph.
Nicola Madonna
Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com ha scritto:
Sì, facevo riferimento al nuovo servizio di ricerca in Facebook appena presentato. Decisamente: Graph va di moda, esattamente come pochi anni fa andava di moda dire mash up.
Per questo dico che le biblioteche daranno di nuovo l'impressione di essere indietro perché non hanno nulla: né mash up, né Graph. Ma almeno il link dinamico alle piantine, almeno quello potrebbero averlo. Naturalmente come dici tu la realizzabilità della cosa dipende sia dal fatto che la biblioteca faccia un contratto con una ditta per l'uso di un'applicazione specifica per creare piantine dinamiche online (negli Stati Uniti ce ne sono più d'una di queste applicazioni ed esiste anche qualche articolo al riguardo), sia dai dati disponibili e da uso di etichette RFID. Allora a quel punto potrebbe inserirsi il mash up dentro l'opac o dentro il discovery tool. Negli Stati Uniti c'è chi l'ha fatto molto bene, e chi un poco meno bene. Ma qui nessuno sembra muoversi in quella direzione.
Ora però siamo troppo Off Topic. Tutta colpa del Graph!
Pierfranco
Il giorno 27 gennaio 2013 18:30, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
Ah, ma Pierfranco, quando parlavi di Graph e Facebook facevi riferimento a GraphSearch?!?! Perchè ho scoperto cos'è solo adesso e completamente per caso http://newsroom.fb.com/News/562/Introducing-Graph-Search-Beta Eh, sì, va proprio di moda...
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 16:03, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
No, che io sappia non c'abbiamo mai pensato.
In Italia mi sembrava di ricordare qualcosa con Koha, infatti se guardi a questo link http://catalogo.pusc.it/cgi-bin/koha/opac-detail.pl?biblionumber=220 vedrai, dove è riportata la collocazione, un'icona cliccabile che apre una mappa. Ho anche trovato 2 interessanti articoli in merito sul C4L Journal:
- Map it @ WSU: Development of a Library Mapping System for Large
Academic Libraries (http://journal.code4lib.org/articles/3072)
- From the Catalog to the Book on the Shelf: Building a Mapping
Application for Vufind (http://journal.code4lib.org/articles/6924) che dice tra l'altro "The mapping applications have helped reduce the number of questions about finding call numbers at the Sterling Memorial Library Information Desk by 20.6%" ;)
Il problema principale è ottenere dati (utilizzabili) sulla disposizione degli scaffali e la distribuzione delle collocazioni. Dubito che di queste cose noi ci occuperemo mai direttamente, al massimo DiscoveryNG potrebbe prevedere uno link ad un'applicazione esterna che rintraccia l'oggetto sulla mappa. Ma il grosso del lavoro dovrebbe farlo la biblioteca recuperando i dati e predisponendo l'applicazione che mostra la cartina.
È probabile che si stia tutti aspettando di avere un chip RFID per ogni libro in biblioteca. Questo, forse, renderebbe più semplice la cosa, magari nemmeno servirebbe più la cartina della biblioteca. Hai una lista di libri che ti interessano? Sei in biblioteca con il tuo smartphone in tasca? Mentre cammini tra gli scaffali il tuo cellulare vibra se passi vicino ad un libro nella tua lista.... o cose del genere....
In realtà, sai cosa potrebbe fare DiscoveryNG grazie all'HTML5? Geolocalizzarti mentre consulti il catalogo e dirti se sei vicino ad una biblioteca che possiede il libro che stai cercando. Bastano la latitudine e la longitudine della biblioteca. Ecco, questo sì potremmo farlo noi.
Ciao Giulio
Il giorno 27 gennaio 2013 14:56, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Però bisogna dire che il mondo bibliotecario appare ancora lontano dallo
sfruttare queste opportunità, anche se c'è chi è un poco più avanti.
Per es. ho in mente un discovery tool personalizzato da una università americana (nello Utah) dove hanno fatto il mash up con un software che visualizza dinamicamente piantina e scaffali della biblioteca (parlo di scaffalatura aperta): per ogni collocazione posso vedere nel riquadro apposito esattamente dove si trova quel libro. Non mi risulta che qualcuno in Italia abbia fatto altrettanto. Eppure è una cosa molto utile e tra l'altro è anche un modo indiretto per "fidelizzare" l'utente a distanza: per ribadire che là c'è una biblioteca fisica, ci sono delle cose, c'è uno spazio.
Penso quindi che sarebbe interessante scrivere qualcosa a proposito delle potenzialità a disposizione. Ma innanzitutto bisognerebbe anche far vedere qualcosa.
Per caso Giulio, voi avete mai pensato a cose come visualizzazione dinamica delle piantine e localizzazione precisa della posizione nello scaffale a partire da una collocazione trovata nell'opac?
Pierfranco Minsenti
Il giorno 27 gennaio 2013 13:06, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.comha scritto:
Esatto, per la precisione Facebook usa il termine OpenGraphhttps://developers.facebook.com/docs/concepts/opengraph/per indicare la sua API, ovvero l'insieme di strumenti che gli sviluppatori possono usare per estrarre o inserire contenuti da/in Facebook.
Diciamo che prima c'erano solo le API, ovvero "come" posso interrogare il tuo sistema per "mostrare" i tuoi dati. Il mashup dipendeva sempre e comunque dalla disponibilità del componente esterno a cui ci si agganciava. Ora, sempre grazie alle API, ma anche grazie al movimento open data, i sistemi possono catturare tutte queste informazioni ed integrarle direttamente al loro interno. Un po' come la differenza tra z39.50 e OAI-PMH ;)
Il giorno 27 gennaio 2013 12:37, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Grazie!
(sei già nei ringraziamenti) virginia
2013/1/27 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com
> Ciao > > decisamente no. Ovvero Google Graph è di Google, che non mi pare > abbia condiviso il codice che ci sta dietro con nessuno, senza > considerare > che il funzionamento delle ricerche su Facebook non si > appoggia sul motore > di ricerca Google (semmai ci sono accordi con Bing). > > In calce alla pagina di Genova che hai linkato c'è indicato: > - Contenuti dall'articolo di Wikipedia Genova (collaboratori) > concessi su licenza di CC-BY-SA > - Contenuti da Freebase concessi su licenza di CC-BY > > In sostanza credo che Facebook si sia "limitato" a fare il mining di > un sacco di informazioni da Wikipedia e Freebase per "arricchire" una > pagina che però vuole essere un punto di contatto tra le > persone/attività > di facebook (tuoi amici, mi piace, ecc.ecc). > La cosa interessante/buffa è che però non mi sembra si sia limitato a > questo, di fatto è possibile navigare tra le voci correlate, che sono a > loro volta prese da wikipedia, inoltre la spiegazione > dell'argomento, ogni > tanto ha dei link diretti a wikipedia, ogni tanto ad altre pagine > "facebook". > > A naso, mi sembra una cosa relativamente "nuova" di facebook (ma > potrei sbagliare), forse stanno cercando anche loro di capire > come usarla. > Dalla pagina di genova che hai linkato, prova a cliccare su De Andrè, > finisci su una pagina simile, sempre presa da wikipedia. C'è > scritto che > "Piace a 243.469 persone". Ora prova a usare la ricerca di facebook per > cercare Fabrizio De Andrè: 1- non c'è traccia di collegamenti > alla pagina > di prima ma solo alle "fan page". 2 - non si capisce da dove arrivi il > numero di "mi pace" della precedente pagina. > > Ah...ecco.. ho trovato un articolo che spiega meglio la cosa: > http://creativecommons.org/weblog/entry/21721 > > Ciao > Giulio > > > > Il giorno 27 gennaio 2013 11:51, Virginia Gentilini < > virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto: > > Vi chiedo aiuto per capire una cosa che non mi è chiarissima. >> >> Sto lavorando ad un manualetto su Facebook per le biblioteche (ok, >> Facebook è il male, come tante altre brutte cose là fuori, ma >> magari è un >> lavoro utile nel suo piccolo e poi mi pagano, e qui mi >> riallaccio al tema >> sollevato da Pierfranco ;-) >> >> Stamattina vedo che Facebook pare utilizzare nei suoi redirect >> interni (è in atto un tentativo di "unificazione" delle >> pagine verso quelle >> considerate ufficiali, non mi dilungo) una cosa che assomiglia molto a >> Knowledge graph. >> >> Esempio: cercando "comune di genova" potete arrivare su >> https://www.facebook.com/pages/Genova/104166206287325?ref=ts&fref=ts&..., >> che ha lo stesso *aspetto *di Graph: raccolta di immagini + voce di >> Wikipedia. >> Al di là del meccanismo di redirect dentro Facebook (la pagina >> ufficiale del Comune di Genova è in realtà >> www.facebook.com/Comune.di.Genova), mi aiutate a capire se questo è >> Google Graph o altro? >> >> grazie >> virginia >> >> >> 2013/1/25 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com >> >>> Le scoperte di questi giorni sul funzionamento di Knowlege Graph >>> sono interessanti perché fanno capire il suo funzionamento in >>> maniera immediata a seguito di una certa operazione di >>> editing in Wikipedia >>> che produce subito un miglioramento in Google. >>> >>> Ma sono interessanti anche per una serie di conclusioni di ordine >>> più generali che se ne possono ricavare: >>> >>> 1) dimostra che gli automatismi hanno effetti positivi solo se >>> sfruttano anche l'intervento umano, sennò sono difettosi. >>> Quindi le due >>> acose non sono in contrasto, ma al contrario sono fatte per >>> integrarsi l'un >>> l'altra se si vuole ottenere il massimo beneficio. >>> >>> 2) dimostra che Google migliora se lavorano bene i wikipediani. >>> >>> 3) dimostra che esiste un tipo di miglioramenti che non hanno per >>> obiettivo la visibilità del proprio sito web e dove appare >>> nella lista >>> risultati di Google ma la visibilità di info e suggerimenti >>> ricavati da un >>> sistema di ricerca di interesse collettivo. >>> >>> 4) dimostra che Google da solo va benino, ma non proprio bene. >>> >>> Ma vedo anche un importante corollario: questa è la risposta >>> pratica (una delle possibili) a chi si chiede su AIB-CUR >>> quale è il futuro >>> dei bibliotecari: forse il futuro è anche (o soprattutto?) >>> "fuori" dalla >>> biblioteca, ma impiegando quello che si è appreso "in >>> biblioteca". È uno >>> scenario che a qualcuno farà piacere. Altri potrebbero >>> esserne spaventati. >>> La novità è che qui non si tratta come ai costruttori di >>> carrozze a inizio >>> '900 di dire: buttate via tutto e reimparate da zero fabbricando >>> automobili. No, qui si tratta di reimpiegare "fiori" le >>> competenze che sono >>> state sviluppate "dentro". È una cosa incoraggiante. >>> >>> Un risvolto importante di questo corollario sul futuro del >>> bibliotecario però è di tipo economico, o meglio, come usa >>> dire, legato >>> alla sostenibilità: il lavoro "dentro alla biblioteca" è >>> pagato (per ora, >>> almeno, e pur con tutte le possibili varianti che sappiamo). >>> Invece il >>> lavoro "fuori" dalla biblioteca "può" essere pagato, ma è molto più >>> difficile farselo riconoscere e quindi pagare. Ovviamente la >>> questione non >>> riguarda Wikipedia che come sappiamo è fondata sul lavoro >>> volontario. La >>> questione che sollevo è generale e consiste nel problema di >>> trovare gli >>> imprenditori che stanno fuori dalla biblioteca e che ti >>> riconoscano il >>> possesso di importanti competenze che hanno un'utilità >>> evidente (non stiamo >>> parlando di cose fumose e difficilmente valutabili). >>> Il problema è: questo discorso è più difficile farlo capire a chi >>> sta ancora "dentro" alla biblioteca o agli imprenditori che >>> stanno fuori? >>> >>> Mi sembra difficile farlo capire ad entrambi: vediamo infatti >>> almeno annualmente mail su AIB-CUR di precari che ci dicono come sia >>> difficile "entrare" e come vorrebbero poterlo fare. >>> Dispiace, tanto più >>> perché pensato da chi come me sta "dentro" (ma potrebbe >>> anche stare fuori, >>> anzi magari gli piacerebbe), ma verrebbe da rispondere: perché vuoi >>> "entrare"? Non vedi che è inutile e che semmai devi farti un >>> futuro fuori? >>> >>> Ma anche all'esterno è difficile far capire l'utilità del reimpiego >>> del bibliotecario perché ha un nome che per primo lo >>> impedisce: è l'unico >>> caso di un professionista (o di un lavoratore che ambisce a farsi >>> riconoscere la qualifica di professionista e non quella di >>> impiegato o di >>> tecnico della caldaia) il cui nome deriva da un luogo e che >>> quindi per >>> forza di cose, suo malgrado, è identificato con quel luogo e >>> le sue sorti. >>> E se esce da quel luogo non è più nessuno. >>> Quel nome è un destino: e se lo cambiassimo? Perché all'estero si >>> parla semmai di information professional e in Italia si >>> parla perlopiù di >>> "bibliotecario"? >>> >>> Soluzioni: dare visibilità al tipo di lavori e di miglioramenti che >>> si scoprono essere possibili "fuori" dalla biblioteca. Anche >>> perché quelli >>> li può vedere chiunque. >>> Fare una iniziativa, un flash mob, andare alle Stelline e spiegare >>> come e perché il bibliotecario ha un futuro fuori. >>> >>> Pierfranco Minsenti >>> >>> >>> Il giorno 25 gennaio 2013 12:10, Andrea Zanni < >>> zanni.andrea84@gmail.com> ha scritto: >>> >>>> Cari tutti, >>>> grazie ad una discussione con Pierfranco Minsenti (nuovo membro >>>> della lista) >>>> mi sono reso conto di un fenomeno interessante che accade con il >>>> nuovo Google Knowledge Graph. >>>> >>>> Quando cerco infatti un termine su Google presente anche in >>>> Wikipedia, >>>> mi viene visualizzata a destra una scheda con foto e altre >>>> informazioni. >>>> >>>> Fin qui tutto bene, ma la cosa interessante accade con i REDIRECT >>>> e le pagine DIsambigua su WIkipedia. >>>> >>>> Praticamente il buon Google gestisce bene anche queste due >>>> funzioni "tesaurizzanti" di Wikipedia: >>>> lascio a Pierfranco, se vuole, fare i numerosi esempi che mi ha >>>> fatto. >>>> >>>> Questo per dire che diventa sempre più importante gestire bene >>>> redirect (e disambigua) su Wikipedia. >>>> >>>> Come già sapete, mettere un redirect è estremamente semplice; >>>> si va nella pagina (vuota) della voce che bisogna creare, e si >>>> inserisce questo codice: >>>> #REDIRECT[[ nome della voce esistente su wikipedia]] >>>> >>>> è praticamente un Use, in termini bibliotecari. >>>> >>>> Per i disambigua, invece, è importante andare nelle pagine che >>>> hanno nomi simili e mettere il un semplice codice in testa. >>>> >>>> Esempio. >>>> Il nostro problema è che c'è un romanzo di Puskin che a seconda >>>> delle traduzioni è noto come Eugenio Onegin o anche come >>>> Evgenij Onegin. >>>> Il problema è che esiste anche un'importante opera lirica di >>>> ?ajkovskij basata sul romanzo e in Wikipedia in italiano le >>>> due voci, >>>> quella sul romanzo e quella sull'opera, si basano su due >>>> diverse forme del >>>> titolo: >>>> voce dedicata al romanzo: Eugenio Onegin >>>> voce dedicata all'opera lirica: Evgenij Onegin >>>> >>>> Nella voce dedicata al romanzo alla pagina >>>> http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Onegin in testa compare una >>>> nota di disambiguazione: >>>> >>>> Disambiguazione ? Se stai cercando l'opera, vedi Evgenij Onegin. >>>> >>>> Ma nella voce dedicata all'opera lirica >>>> http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Onegin_(opera) non compariva >>>> una nota di disambiguazione. >>>> >>>> Io sono dunque andato in quest'ultima e ho scritto: >>>> >>>> {{nota disambigua|il [[libro]]|[[Eugenio Onegin]]}} >>>> >>>> il template è Nota disambigua >>>> il primo parametro "il [[libro]]" (che è quello che viene scritto) >>>> il secondo "[[Eugenio Onegin]]" >>>> >>>> Che si inseriscono nella frase >>>> * Se stai cercando $1, vedi $2.* >>>> * >>>> * >>>> >>>> >>>> Spero possa essere un bel compito da bibliotecari :-) >>>> >>>> Aubrey >>>> >>>> >>>> _______________________________________________ >>>> Bibliotecari mailing list >>>> Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it >>>> Configurazione utente: >>>> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >>>> >>>> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >>> >>> _______________________________________________ >>> Bibliotecari mailing list >>> Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it >>> Configurazione utente: >>> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >>> >> >> >> _______________________________________________ >> Bibliotecari mailing list >> Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it >> Configurazione utente: >> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >> > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >
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Per riprendere il discorso più "in topic", credo che se i Graph che vediamo in Google, insomma i riquadri con i sommari delle informazioni principali, piaceranno agli utenti, i sistemi bibliotecari faranno una impressione un po' più povera al confronto.
L'esigenza sarebbe quella di riuscire ad imparare di più sulle opportunità offerte dal mash up dei dati per estenderle ai sistemi usati in biblioteca.
Sarebbe anche utile poter ottenere da Google che migliori il KnowledgeGraph (continuo a trovare un limite notevole la scelta di usare solo dati da Wikipedia Italia e quando lì non ce ne sono, amen). Infine sarebbe anche utile capire meglio come funzione il KnowledgeGraph di Google in maniera da agire su Wikipedia per poter ottenere dei miglioramenti in Google, sfruttando il meccanismo che è emerso per via del tutto deduttiva dal risultato in Google lavoro sulle voci del romanzo di Puskin.
Io però non capisco una cosa che dovrebbe spiegare Andrea: non capisco quali sono gli strumenti per amministrare Wikipedia, e che quindi servono per capire, per es., quante voci hanno già rinvii e note di disambiguazione e quali/quante no. Quello che mi rende perplesso è la sensazione che in assenza di strumenti di analisi si debba procedere a casaccio: nel senso che quando vedi qualcosa, inserisci e via. Ma così non si possono ottenere risultati consistenti, o meglio, non si ha nessuna idea complessiva di cosa ci sia da fare. L'esempio che mi è venuto in mente relativo a Puskin è chiaramente solo un esempio e faccio fatica a pensare che farsi venire in mente delle casistiche per andare a fare verifiche e quindi, se occorre, interventi puntuali, sia una strada percorribile.
In fondo è come fare pulizie sulle intestazioni presenti in un catalogo (per es, intestazioni autore o intestazioni soggetto): per poter fare degli interventi hai bisogno di studiare la situazione devi poter fare delle analisi: devi poter ottenere elenchi di tutto e poi applicare strumenti di analisi e di filtro per isolare gruppi e casistiche. Se non puoi fare queste cose, non puoi fare interventi sul catalogo che possano raggiungere una dimensione di intervento significativa. Mi pare che lo stesso discorso valga per le voci di Wikipedia.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 27 gennaio 2013 22:45, Nicola Madonna nmadonna@unina.it ha scritto:
Ciao a tutti, anch'io come Pierfranco sono nuovo di questa lista. Trovo molto interessanti i temi dibattuti, anche se gia' faccio fatica a seguire tutti i post. Chiedo scusa se continuo su questo argomento leggermente off topic, ma vorrei segnalare a Pierfranco che gia' cinque o sei anni fa l'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste aveva inserito nel proprio Opac (http://library.ictp.it/) la localizzazione dei documenti posseduti tramite una cartina dinamica. Il Catalogo dell'ICTP utilizza oggi come allora Aleph. Nel riquadro dedicato alla disponibilita' c'e' un link "want to locate it?" che fino a non molto tempo fa mostrava la cartina con il punto esatto in cui si trova il volume. Purtroppo ora c'e' l'avviso "Map temporarily not available...". Il sistemista era Enrico Fratnik (che ora si occupa di altro) ed era riuscito a fare molte cose interessanti con Aleph.
Nicola Madonna
Pierfranco Minsenti <pierfranco.minsenti@gmail.com**> ha scritto:
Sì, facevo riferimento al nuovo servizio di ricerca in Facebook appena
presentato. Decisamente: Graph va di moda, esattamente come pochi anni fa andava di moda dire mash up.
Per questo dico che le biblioteche daranno di nuovo l'impressione di essere indietro perché non hanno nulla: né mash up, né Graph. Ma almeno il link dinamico alle piantine, almeno quello potrebbero averlo. Naturalmente come dici tu la realizzabilità della cosa dipende sia dal fatto che la biblioteca faccia un contratto con una ditta per l'uso di un'applicazione specifica per creare piantine dinamiche online (negli Stati Uniti ce ne sono più d'una di queste applicazioni ed esiste anche qualche articolo al riguardo), sia dai dati disponibili e da uso di etichette RFID. Allora a quel punto potrebbe inserirsi il mash up dentro l'opac o dentro il discovery tool. Negli Stati Uniti c'è chi l'ha fatto molto bene, e chi un poco meno bene. Ma qui nessuno sembra muoversi in quella direzione.
Ora però siamo troppo Off Topic. Tutta colpa del Graph!
Pierfranco
Il giorno 27 gennaio 2013 18:30, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
Ah, ma Pierfranco, quando parlavi di Graph e Facebook facevi riferimento
a GraphSearch?!?! Perchè ho scoperto cos'è solo adesso e completamente per caso http://newsroom.fb.com/News/**562/Introducing-Graph-Search-**Betahttp://newsroom.fb.com/News/562/Introducing-Graph-Search-Beta Eh, sì, va proprio di moda...
Ciao Giulio
Caro Pierfranco, non esiste del tutto quello che chiedi, ma esiste una lista dei redirect: https://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:Redirect
ed una lista dei Template:disambigua (usato nelle pagine Disambigua) http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:PuntanoQui/Template:Disambigua
Ci sono poi anche i template:Nota disambigua (che sono usati nelle voci singole per rimandare alle altre voci omonime)(es. quel template usato in Eugenio Onegin) http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:PuntanoQui/Template:Nota_disambigua
Spero possano essere utili.
Andrea
2013/1/28 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Per riprendere il discorso più "in topic", credo che se i Graph che vediamo in Google, insomma i riquadri con i sommari delle informazioni principali, piaceranno agli utenti, i sistemi bibliotecari faranno una impressione un po' più povera al confronto.
L'esigenza sarebbe quella di riuscire ad imparare di più sulle opportunità offerte dal mash up dei dati per estenderle ai sistemi usati in biblioteca.
Sarebbe anche utile poter ottenere da Google che migliori il KnowledgeGraph (continuo a trovare un limite notevole la scelta di usare solo dati da Wikipedia Italia e quando lì non ce ne sono, amen). Infine sarebbe anche utile capire meglio come funzione il KnowledgeGraph di Google in maniera da agire su Wikipedia per poter ottenere dei miglioramenti in Google, sfruttando il meccanismo che è emerso per via del tutto deduttiva dal risultato in Google lavoro sulle voci del romanzo di Puskin.
Io però non capisco una cosa che dovrebbe spiegare Andrea: non capisco quali sono gli strumenti per amministrare Wikipedia, e che quindi servono per capire, per es., quante voci hanno già rinvii e note di disambiguazione e quali/quante no. Quello che mi rende perplesso è la sensazione che in assenza di strumenti di analisi si debba procedere a casaccio: nel senso che quando vedi qualcosa, inserisci e via. Ma così non si possono ottenere risultati consistenti, o meglio, non si ha nessuna idea complessiva di cosa ci sia da fare. L'esempio che mi è venuto in mente relativo a Puskin è chiaramente solo un esempio e faccio fatica a pensare che farsi venire in mente delle casistiche per andare a fare verifiche e quindi, se occorre, interventi puntuali, sia una strada percorribile.
In fondo è come fare pulizie sulle intestazioni presenti in un catalogo (per es, intestazioni autore o intestazioni soggetto): per poter fare degli interventi hai bisogno di studiare la situazione devi poter fare delle analisi: devi poter ottenere elenchi di tutto e poi applicare strumenti di analisi e di filtro per isolare gruppi e casistiche. Se non puoi fare queste cose, non puoi fare interventi sul catalogo che possano raggiungere una dimensione di intervento significativa. Mi pare che lo stesso discorso valga per le voci di Wikipedia.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 27 gennaio 2013 22:45, Nicola Madonna nmadonna@unina.it ha scritto:
Ciao a tutti,
anch'io come Pierfranco sono nuovo di questa lista. Trovo molto interessanti i temi dibattuti, anche se gia' faccio fatica a seguire tutti i post. Chiedo scusa se continuo su questo argomento leggermente off topic, ma vorrei segnalare a Pierfranco che gia' cinque o sei anni fa l'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste aveva inserito nel proprio Opac (http://library.ictp.it/) la localizzazione dei documenti posseduti tramite una cartina dinamica. Il Catalogo dell'ICTP utilizza oggi come allora Aleph. Nel riquadro dedicato alla disponibilita' c'e' un link "want to locate it?" che fino a non molto tempo fa mostrava la cartina con il punto esatto in cui si trova il volume. Purtroppo ora c'e' l'avviso "Map temporarily not available...". Il sistemista era Enrico Fratnik (che ora si occupa di altro) ed era riuscito a fare molte cose interessanti con Aleph.
Nicola Madonna
Pierfranco Minsenti <pierfranco.minsenti@gmail.com**> ha scritto:
Sì, facevo riferimento al nuovo servizio di ricerca in Facebook appena
presentato. Decisamente: Graph va di moda, esattamente come pochi anni fa andava di moda dire mash up.
Per questo dico che le biblioteche daranno di nuovo l'impressione di essere indietro perché non hanno nulla: né mash up, né Graph. Ma almeno il link dinamico alle piantine, almeno quello potrebbero averlo. Naturalmente come dici tu la realizzabilità della cosa dipende sia dal fatto che la biblioteca faccia un contratto con una ditta per l'uso di un'applicazione specifica per creare piantine dinamiche online (negli Stati Uniti ce ne sono più d'una di queste applicazioni ed esiste anche qualche articolo al riguardo), sia dai dati disponibili e da uso di etichette RFID. Allora a quel punto potrebbe inserirsi il mash up dentro l'opac o dentro il discovery tool. Negli Stati Uniti c'è chi l'ha fatto molto bene, e chi un poco meno bene. Ma qui nessuno sembra muoversi in quella direzione.
Ora però siamo troppo Off Topic. Tutta colpa del Graph!
Pierfranco
Il giorno 27 gennaio 2013 18:30, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
Ah, ma Pierfranco, quando parlavi di Graph e Facebook facevi
riferimento a GraphSearch?!?! Perchè ho scoperto cos'è solo adesso e completamente per caso http://newsroom.fb.com/News/**562/Introducing-Graph-Search-**Betahttp://newsroom.fb.com/News/562/Introducing-Graph-Search-Beta Eh, sì, va proprio di moda...
Ciao Giulio
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